Bilancio positivo per il 60o Carnevale di Castrovillari
Sabato, 17 Febbraio 2018 16:23 Scritto da Paola Gentile
Grande successo di pubblico per il 60o Carnevale di Castrovillari e Festival Internazionale del Folklore.
In quasi 50 mila sono accorsi nella cittadina del Pollino per godere di uno spettacolo unico che ha raggiunto l’apice nella giornata di martedì 13 quando, sotto una pioggia battente, i gruppi si sono dati battaglia all’ultimo voto per aggiudicarsi il premio come migliore Gruppo Spontaneo del 26° Concorso per Gruppi Mascherati intitolato al compianto Franco Minasi, agguantato da “Il Bosco dei Valori” con 736 voti. Al secondo posto “Per Carnevale ogni pacco vale” con 710 punti e al terzo posto “Sbandierando il mondo con Allegria” con un totale di 635 voti. Nella categoria Scuola Primaria, vittoria per “Melting pot”con 657 seguito da “Giocolando con l'Arcobaleno” con 579. Mentre per la categoria Scuole Secondarie primo posto a “60 anni e non sentirli”, gruppo dell'Istituto Istruzione Superiore Liceo Classico - Liceo Artistico e Ipsia con 740 punti che hanno preceduto di soli due punti “60 Anni Brillanti… Siamo Tutti Diamanti” del Liceo Scientifico "Mattei", terzo “La Grande ris...ata” con 628 dell'IPSSEOA. Nella categoria "Carri" vittoria per "Il Bosco dei Valori" con 711 punti davanti a "60 anni brillanti" con 669, “King Kong” ha totalizzato 665 punti e "60 anni e non sentirli" 622.
“La parata della Gioia”, curata da Tiziana La Vitola e Khadigia Russo, ha visto protagonisti i bambini mascherati che, con allegria e divertimento, hanno mostrato la vera faccia del Carnevale, quella della genuinità e della spensieratezza. Durante la manifestazione sono state premiate le scuole che hanno partecipato al 14o Concorso Artistico rivolto alle classi III, IV, V delle scuole primarie per la realizzazione del manifesto del Carnevale dei Bambini. Il riconoscimento è andato al disegno del “Clown” curato dalla classe III A del 1o Circolo Didattico – Plesso VIA Roma; 2o piazzamento per la IV B Villaggio Scolastico e al 3o posto le classi IV C-D del 2o Circolo di Castrovillari.
La sfilata è stata aperta dalla Madrina del Carnevale, Giada Sartori accolta dai due speaker, Marco Graziadio e Arianna Blotta, posizionati nella parte alta del percorso. A capitanare le maschere, i gruppi folkloristici con i “Piccoli” e il “Gruppo della Pro Loco”, seguiti dalla delegazione del Brasile con “Cores e Magia”. La folla ha, infine, tributato il suo omaggio a Re Carnevale che, morendo, ha posto fine ai bagordi dando il via al periodo della Quaresima. La folla si è scatenata con il duo composto da Mimmo Palermo e Gian Carlo Pagano che ha coinvolto il pubblico con le coreografie curate da Danilo Di Marco.
Inoltre si sono esibiti sul palco: Kalabria Orchestra, Giancarlo Pagliarunga, I Terraemares, I beddi di Sicilia, Maria Anna Nolè- Ragnatela Folk, Ciccio Nucera Emy Vaccari delle Muse, Peppe Sapone e Valentina Balistreri.
Hanno espresso viva soddisfazione sia il direttore artistico, Gerardo Bonifati, che il presidente della Pro Loco, Eugenio Iannelli. Il sindaco della città, Domenico Lo Polito ha portato i saluti di Castrovillari al popolo del Carnevale. Presso il Teatro Sybaris, invece, è andato il scena il “Gran Galà” del Festival del Folklore. Una serata dove i gruppi partecipanti hanno dato spettacolo con scenografie, costumi, canti e balli tipici mediante l’interpretazione delle tradizioni culturali ed etniche del proprio paese di origine.
Durante le giornate di festa si è svolta la “Coppa Carnevale di Tennis Tavolo” organizzata da Giuseppe De Gaio, consigliere regionale FITET Calabria e presidente dell’ASD Tennis Tavolo Castrovillari. Un appuntamento fisso quello della Coppa Carnevale che ha portato nella cittadina castrovillarese 70 atleti provenienti da tutta Italia che si sono sfidati nei tornei: Assoluto, Under 18, Veterinari, Promozionale e Paralimpico, nella palestra del Villaggio Scolastico della scuola Primo Circolo Didattico Statale.
Lo sport è stato protagonista nel IX Torneo di Calcio “Coppa Carnevale” – Categoria Allievi e Juniores – a cura dell’A.S. D. Real Castrovillari, svoltosi presso lo stadio comunale “Mimmo Rende”.
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La mafia uccide solo d’estate – La serie: Ridicolizza il crimine usando l’ironia
Martedì, 29 Novembre 2016 17:07 Scritto da Paola Gentile
La mafia uccide solo d’estate – La serie in onda su Rai Uno ogni lunedì ha sbaragliato la concorrenza facendo registrare ascolti lusinghieri.
Ispirata all’omonimo film rivelazione di Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, la fiction nasce con lo scopo di raggiungere un vasto pubblico raccontando il fenomeno mafioso attraverso il punto di vista di una normalissima famiglia siciliana: i Giammarresi; composti da padre impiegato, madre supplente, sorella rivoluzionaria femminista e figlioletto che osserva curioso il mondo nel suo evolversi.
Ben presto i quattro protagonisti - ai quali si accompagna lo zio guascone e un filo superficiale - si ritrovano, loro malgrado, ad intrecciare le proprie vite con alcuni episodi chiave della storia siciliana. L’amicizia che il piccolo Salvatore instaura con il commissario Boris Giuliano prima e con il giornalista Mario Francese poi, è la spia di una volontà ben precisa di analizzare i fatti dal focus di chi le vicende, e le relative conseguenze, non le ha vissute in prima persona ma le ha subite. Inerme.
Siamo ben lontani dalle atmosfere cupe, seriose ed a tratti lugubri alle quali la fiction nostrana ci ha abituati ogni qual volta ci si confronta con tematiche tanto importanti. Be’, in questo caso, occorre ringraziare la scrittura fresca, innovativa, veloce, salace che incarna lo stile scanzonato di Pif. L’ironica è l’arma che scardina una narrazione che altrimenti sarebbe risultata come un copia e incolla già visto. Ridicolizzando i mafiosi li si fa apparire per quello che sono, ovvero sia dei perdenti.
In La mafia uccide solo d’estate – La serie non c’è il fascino del male che si può trovare in Gomorra, non c’è spiraglio per fraternizzare con il nemico o desiderio di emulazione. Il solco in cui nasce e si sviluppa la fiction è quello tracciato anni or sono da Peppino Impastato con la sua Radio Aut. Quello che più spaventa i professionisti del crimine è la sagacia accompagnata da un cervello pensante che consente di non nasconderti ma di reagire. Con ogni mezzo a disposizione.
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I Medici – Masters of Florence: la fiction record di ascolti
Mercoledì, 26 Ottobre 2016 17:01 Scritto da Paola Gentile
Se la prima puntata dei Medici, in onda ogni martedì sera su Rai uno, mi aveva lasciata piacevolmente impressionata seppur con qualche riserva, la seconda mi ha definitivamente conquistata. Non solo per la freschezza di una scrittura dinamica che va a sciacquare i panni nelle sacre acque della Hbo, canale americano che produce le serie più coinvolgenti degli ultimi anni, ma svecchia di fatto il linguaggio Rai allontanandolo dal bigottismo a cui ci eravamo abituati negli ultimi tempi. Assistere a svariate scene di nudo sia etero che omosessuale non ha precedenti per la nostra storia televisiva.
La serie narra le vicende di Cosimo (Richard Madden) primogenito di Giovanni (Dustin Hoffman) ed erede dei Medici che, suo malgrado, si ritrova a dover accantonare i sogni d’artista per gestire la banca di famiglia. Cosimo è un uomo di indubbio carisma, capace di trarre sempre il meglio da ogni situazione, molto religioso, ma questo non lo esula dal commettere efferatezze per opera del suo braccio destro Marco Bello (Guido Caprino). Costretto ad un matrimonio combinato con la nobile Contessina de’ Bardi, con la quale avrà un rapporto che oscilla tra l’amore e la forzata sopportazione, Cosimo sfoga tutto il suo genio creativo nella sovvenzione di grandi opere che possano dare gloria a Firenze e lustro alla famiglia Medici; come la cupola autoportante del Brunelleschi. Acerrimo nemico di Cosimo è Rinaldo degli Albizzi che, accusandolo di praticare l’usura, gli metterà contro l’intera Signoria. Alla fine gli verrà risparmiata la vita, ma verrà mandato in esilio a Venezia.
I costumi, le scenografie, i dialoghi e il doppiaggio sono, a mio avviso, ben riusciti. L’uso smodato dei flashback per raccontare Cosimo da giovane appaiono smodati nella prima puntata e decisamente contenuti in seguito. Sono stati riscontrati alcuni svarioni ed inesattezze storiografiche, ma sarebbe assurdo pensare di poter imparare la storia di questa grande famiglia attraverso una fiction, per il semplice fatto che il termine stesso “fiction” contiene al proprio interno la pregiudiziale della fallacità, in quanto è unione osmotica di realtà e finzione. La serie tv può dare le linee guida, instillando nel telespettatore la curiosità a saperne di più. E’ normale che all’interno dell’economia del racconto e, al fine di rendere la trama più appetibile, vengano inseriti elementi che si discostano dalle pieghe originarie del racconto: ad esempio il piccolo giallo sulla morte di Giovanni de’ Medici.
Gli ascolti altissimi hanno premiato il prodotto e all’estero si sono dannati l’anima per beccare un streaming degno di questo nome. Una volta tanto anche loro sanno cosa si prova.
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Dieci cose soporifere del nuovo sabato sera di Rai Uno
Mercoledì, 26 Ottobre 2016 16:59 Scritto da Paola Gentile
Dieci cose è il nuovo programma di intrattenimento del sabato sera di Rai Uno condotto da Flavio Insinna e Federico Russo. L’ex vj di Mtv e il conduttore dei “pacchi” ce l’hanno messa tutta eppure l’esperimento di ritorno al varietà è risultato indigesto al pubblico nostrano che l’ha premiato con ascolti fiacchi.
Il format è semplice quanto banale. Due ospiti in studio si raccontano attraverso una classifica delle 10 cose importanti della loro vita inscenate attraverso coreografie, filmati ad hoc, musica dal vivo e duetti canori. Il lancio di ogni “cosa” spetta alla storica annunciatrice Rai Rosanna Vaudetti instillando, da subito, il ritrito effetto “come eravamo” tanto caro a mamma Rai. L’attingere costantemente e ripetutamente al passato è spia del fatto che, purtroppo, non si è in grado di mettere a punto uno show all’altezza di quelli di un tempo. La conduzione melensa ed ossequiosa di Insinna non aiuta in questo senso. La sua presenza è talmente ingombrante da fiaccare anche il più piccolo proposito di Russo di adottare uno stile di conduzione “giovane.” La classifica, elemento vetusto ed antiquato, è l’ultimo dei problemi. Sarebbe anche un’idea carina se sciorinata in maniera meno manierista, tagliando, magari, il puntuale talk esplicativo: lungo e monotono. A parte l’improponibile orario di messa in onda - le 20.35, che è infelice quanto sadico, visto che la trasmissione termina alle 23.30 passate - quello che sega le gambe a Dieci cose è proprio il talk. Un inutile chiacchiericcio con conseguente entrata di ospiti in studio che restano la durata di pochi minuti che risultano più molesti che utili.
Se non si vuole la chiusura prematura dello spettacolo sarà opportuno apportare alcuni cambiamenti, dando corpo ad un prodotto più dinamico e meno dilatato, più frizzante e meno “polpettone della nonna”, più da sabato sera e meno da infrasettimanale sfigato. Se la Rai non dovesse riuscire nell’intento può rispolverare, come extrema ratio, un Don Matteo d’annata che, sarà pure visto e rivisto, ma garantisce sempre ottima resa con il minimo sforzo.
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Elio Germano veste i panni del Santo di Assisi in Il sogno di Francesco
Mercoledì, 05 Ottobre 2016 16:56 Scritto da Paola Gentile
“Il sogno di Francesco” il nuovo attesissimo film che racconta la vita e le opere del fraticello di Assisi sarà in tutte le sale a partire dal 6 ottobre, dopo l’anteprima ad Assisi, per la regia di Renaud Fely e Arnaud Louvet. A dare volto ed anima ad uno dei personaggi più rappresentativi ed enigmatici della cristianità non poteva che essere uno degli attori più talentuosi del cinema nostrano: Elio Germano assieme ad Alba Rorhwacher nei panni di Santa Chiara.
L’attore romano, non nuovo ad interpretare personaggi dotati di un mix esplosivo di carisma e personalità - non ultimo citiamo la superba interpretazione di Giacomo Leopardi - ha portato sullo schermo tutta la forza espressiva di un Francesco laico, prediligendo la figura dell’ uomo a quella del santo. Il film racconta di Francesco e dei suoi compagni, del conflitto tra sogno e realtà istituzionale, della 'Regola', cioè la vita che scelgono di condurre i frati, della sua strenua battaglia per la pace, tratteggiando il rapporto conflittuale con Elia da Cortona, uno dei primi seguaci di Francesco, con il quale condivideva la fede ma non la medesima visione che avrebbe dovuto assumere l’Ordine. Elia, profondamente distante dall’utopismo del maestro, è molto più pragmatico, realista, si rende conto che per proseguire nell’evangelizzazione c’è bisogno di una Regola mentre Francesco propendeva per vivere il vangelo, passateci il termine, in maniera quasi anarchica. Ma è proprio in questo che risiede la forza del santo, nel farsi “ultimo tra gli ultimi” per rieducare una chiesa completamente alla deriva e rosa dagli egoismi interni, reggendone il peso sulle sue fragili spalle.
«È il film più francescano mai fatto su di lui - ha commentato Germano - perché non mette al centro Francesco, ed anche lui stesso del resto non voleva passare per santo, e perché racconta l'esperienza degli altri suoi compagni, in precedenza sempre messi in ombra. Rispetto alla tradizione cinematografica, dal mio studio sul personaggio è venuto fuori un uomo che non lotta con i demoni. È, invece, un Francesco risolto che fa del suo esempio personale un modo per comunicare, mettendosi al di sotto delle cose. Per lui i poveri erano un modello da imitare, non da salvare. Francesco ha tanti fratelli e forse non sa cos’è l’amicizia. Il suo è un percorso di amore universale. I rapporti esclusivisti sono banditi” sottolinea ancora Germano, che si è detto profondamente onorato di vestire i panni del “giullare di Dio” tanto da assorbirlo fino a diventare una cosa sola con il personaggio, in un processo graduale di emulazione che sfocia in un lavoro “vibrante”».
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