Vota questo articolo
(2 Voti)

Che Carnevale è senza la tradizionale quadriglia. Ancora una volta una delle attrazioni principali della festa e della tradizione popolare per la 20° edizione del Carnevale di Terzigno è stata la quadriglia. E’ uno dei balli di folclore e tradizione  più apprezzati da sempre ed ha attirato in diversi punti della città vesuviana numerosi cittadini. Terzigno ha ammirato, applaudito a più non posso la sua quadriglia che da ben novantatré anni segue questo percorso tradizionale nei due giorni dedicati. Dopo mesi di duro lavoro per le innumerevoli prove, finalmente nelle giornate di domenica e del martedì grasso i ventiquattro ragazzi, divisi in dodici coppie, hanno dato un seguito a quest’evento quasi centenario. Saverio Catapano, il comandante della quadriglia terzignese, ha più volte rilevato la dedizione e il lavoro svolto dall’intera organizzazione per l’allestimento del carro e per mettere in scena il tradizionale ballo. “ Sono onorato a essere annoverato fra i comandanti della quadriglia terzignese, esordisce Catapano, porto avanti una tradizione cui sono profondamente legato perché anche mio padre è stato uno dei comandanti nel passato”. “ Il lavoro di squadra ripaga sempre, continua Saverio, un lavoro di circa trenta persone che senza risparmiarsi si è adoperato per la riuscita dell’evento”. “ Il mio grazie, termina Catapano, vanno a ognuno di loro, dal presidente Mimmo Boccia, passando per i ventiquattro ragazzi che hanno entusiasmato con le loro movenze l’intera cittadinanza e terminando con gli altri collaboratori che ci hanno aiutato anche per l’allestimento del carro, questo gruppo stupendo va sostenuto e aiutato per l’ottimo lavoro svolto". Complimenti a questo gruppo che per presentare la quadriglia hanno fuso la danza, la musica e la predisposizione al contatto con il pubblico e se vogliamo dare anche un tocco scaramantico, per chi sogna una quadriglia devono giocare il numero quarantadue al lotto. Tentare la fortuna, in questi tempi non è mai sbagliato.

Vota questo articolo
(3 Voti)

La serie I Bastardi di Pizzofalcone è approdata sulla rete nazionale incassando un successo senza precedenti per una serie poliziesca, fatta eccezione per il collaudatissimo Montalbano. La squadra capitanata da Alessandro Gassmann, ispettore esiliato in un commissariato fatiscente nel cuore di Napoli a causa del suo carattere irascibile e poco incline alle regole, si trova a fare un salto di qualità notevole: da gruppo di disadattati a veri e proprie menti pensanti capaci di portare a risoluzione un caso intricato. E’ la riscossa dei “bastardi” e al contempo la loro consacrazione. Sì, perché la serie tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni è un concentrato di innovazione a metà strada tra tradizione e contemporaneità. Certo, non potevamo pretendere di più. Siamo pur sempre su RaiUno. I ritmi sono talvolta lenti e l’ambientazione ricorda la consorella La nuova squadra ma qualcosa si è mosso. Grazie al più burbero ed anticonformista Rocco Schiavone (Raidue) ci troviamo ora tra le mani, e davanti agli occhi, un piccolo miracolo di televisione. La messa in onda di un bacio lesbo era impensabile fino a poco tempo fa; come lo era anche tratteggiare personaggi comprimari come persone e non ostinatamente come eroi, dal momento che indossano una divisa. Ed ecco che ci imbattiamo in piccoli drammi familiari come assistere un bambino affetto da malattia neurologica, a tormenti riguardanti la sfera sessuale, al marito poliziotto che picchia la moglie e molto altro. I poliziotti vengono sdoganati mettendo in scena tutte le loro fragilità. Non c’è solo l’ispettore tormentato - presente in ogni santa fiction - e il pubblico ministero che si innamora di lui perché animata da uno spirito da crocerossina ma c’è tutto un sostrato che va dalla Napoli bene ai vicoli dove sobbolle una vitalità sferzante che ci regala immagini di Napoli nella sua malinconica bellezza. Nota di merito a Gassmann che ad ogni prova d’attore si fa trovare sempre pronto mostrando che il frutto non è caduto molto lontano dall’albero.

Vota questo articolo
(4 Voti)

Grazie ad un’intesa tra lo storico quotidiano siciliano “L’Ora”, ed giornale campano “il Vesuviano”, a partire dal mese di settembre queste storiche testate accoglieranno la rubrica settimanale opinionistica “Quaderni Meridionali”. E’ bene già da subito dare una nuova interpretazione alla parola meridione, affrancandola dalla sua accezione geografica, periferica e localistica, dandole una dimensione che si pone oltre i confini fisici e che abbraccia e investe questioni che spaziano dalla politica all’economia, dalla finanza alla globalizzazione, ponendola in una sfera europeistica che ha marcato una differenza, peraltro frutto di precise volontà, tra un Nord opulento ed un Sud destinato a rimanere marginale nelle scelte, nelle strategie e persino negli accordi con soggetti terzi diversi dal contesto continentale. Paesi quali Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Cipro, già in condizioni di sofferenza economica si trovano all’interno di un contesto solo a parole paritario ma che nei fatti li considera quali “Figli di un Dio minore”. Paesi che, inseriti in una riflessione più articolata che può coinvolgere sponde continentali diverse dalle nostre ma accomunate dall’appartenenza allo stesso mare, possono divenire il crocevia di infiniti modelli capaci di dare risposte ai bisogni più urgenti dei popoli che si affacciano nel contesto mediterraneo, così da creare un’area di sviluppo, e non solo, in grado di sovvertire l’attuale tendenza egemonizzatrice di sacche territoriali europee che sembrano agire secondo logiche frutto di un liberismo selvaggio, faccia sporca di un capitalismo che già da solo si identifica quale nemico dei popoli. Quanto detto non basta a giustificare la nascita di una rubrica, seppure collocata in uno spazio ben distinto, quello dell’opinione, se non affronta tematiche ben diverse tra loro, se non altro per dare al lettore uno spaccato quanto più variegato possibile dell’opinione medesima. In buona sostanza vuole essere un contributo di pensiero che estende il proprio sguardo verso direzioni volutamente inesplorate da una classe dirigente regionale, nazionale e comunitaria che vuole creare ad ogni costo recinti per mantenere un controllo serrato ed a tratti soffocante sulle masse, dando corpo a quanti in essi vedono una incapacità di fondo a gestire un progetto di sviluppo capace di produrre benessere, inteso nel suo insieme e non soddisfacente solo alcuni aspetti, e inadeguati ad essere autorevoli ma molto prossimi all’autoritarismo. Ciò posto ci auguriamo di potere stimolare quanti vorranno essere nostri lettori.

Vota questo articolo
(1 Vota)

Arriva il nuovo capolavoro di Savi Artesi

Lunedì, 25 Luglio 2016 10:35 Scritto da

 Arriva a Napoli una ventata d’estate con la musica di Savio Artesi. Il cantante Napoletano propone al popolo partenopeo un brano dal titolo “Oj Comme Si tu” che è un mix di culture, suoni e lingue. La direzione artistica e l’arrangiamento di questo singolo è stata affidata al M °Maurizio Bosnia, riuscendo egregiamente a tirar fuori il meglio dalla musicalità Latina non perdendo mai di vista la Napoletanità che tanto sta a cuore all’interprete. Ritmata in chiave Reggaeton e contornata da suoni che sposano bene la causa che s’incrocia a metà strada tra Napoli e Barcellona. tra l’Italia e la Spagna. Infatti, la lingua di “Oj Comme Si tu” è proprio un Napoletano “verace” ed un spagnolo molto sobrio (Autori: S.Viola - C. Cremato). La Regia del videoclip ufficiale (Online su YouTube) è stato curato da Marco Cantone. mentre il brano è scaricabile da tutti i digital store su etichetta Neapolis Records. Non ci resta che lasciarci travolgere dal sound di Oj Comme Si Tu ballandola per tutta l’estate e sarà una hit del panorama musicale Napoletano. Savio Artesi, si conferma quindi sempre più astro nascente della musica pop-partenopea (la sua musica è ben esportata in tutte le regioni d’Italia), personaggio dello show-business musicale che vanta una serie di collaborazioni prestigiose. Sempre in quest’anno infatti ha realizzato il nuovo singolo con la speciale partecipazione dei Mr. Hyde “Perdonami”, brano scritto dal pluripremiato duo: Gigi D’Alessio e Vincenzo D’Agostino, è una ballad romantica che suscita emozioni già dal primo ascolto. Una fusione di suoni pop innovativi, che si mescolano sapientemente alla magica timbrica ed interpretazione naturale di Savio, che non perde di vista un obiettivo importante: “proporre un idea originale musicale, senza oscurare le proprie radici artistiche”. Un mix ben equilibrato di parole (da dedicare come una impeccabile poesia, alla propria amata), che si mescolano ad arrangiamenti che vanno dritti al cuore. “Perdonami” e corredata di uno Video Clip di gran firma.

Vota questo articolo
(1 Vota)

Si è spento serenamente nel pomeriggio del 27 giugno uno dei grandi miti del cinema italiano: Bud Spencer.

Con lui non se ne va soltanto un pezzo della storia del genere “Spaghetti western”, non se ne va soltanto un gigante dello sport italiano (primo nuotatore a scendere sotto il minuto nei 100 stile libero) ma se ne va, soprattutto, un pezzo di Napoli.

Sì, Napoli. La città che diede i natali a Carlo Pedersoli (così all’anagrafe) nel lontano 1929 nel rione Santa Lucia, nello stesso palazzo dove viveva il maestro Luciano De Crescenzo, e alla quale rimase sempre legato. In ogni intervista, in ogni dichiarazione resa a mezzo stampa e in ogni parte del mondo in cui andasse, Bud Spencer non ha mai dimenticato le sue radici, le sue origini partenopee che gli diedero quella forza e quell’autenticità che l’hanno reso unico.

In un’intervista rilasciata ad un emittente spagnola qualche tempo fa disse alla giornalista: Stai parlando con un napoletano, non con un italiano mettendo in quell’affermazione tutto l’orgoglio di un’intera terra. 

Inizia la sua carriera nel mondo dello sport - nuoto, pallanuoto, rugby, pugilato, automobilismo, tiro a segno -  ottenendo innumerevoli successi. Vista la mole imponente si cimenta, per puro caso, con il cinema e in breve tempo diviene, insieme all’amico fraterno Terence Hill, l’omone barbuto del genere western anni ’70 facendo ridere intere generazioni con i suoi modi bruschi, i cazzotti, i pugni, gli immancabili fagioli e l’aria scanzonata che lo ha sempre contraddistinto. 

Tra le sue innumerevoli pellicole ricordiamo capolavori come Lo chiamavano Trinità…altrimenti ci arrabbiamoContinuavano a chiamarlo Trinità; ma anche cinema d’autore. E’ stato diretto, infatti, da Dario Argento, Ermanno Olmi e Carlo Lizzani

Negli ultimi anni aveva più volte espresso il proprio rammariconei confronti di certa critica che snobbava i suoi film tanto da non essere stato mai invitato a nessun festival e non aver ricevuto mai nessun riconoscimento da quel cinema al quale si era ritrovato a dedicare gran parte della sua vita.

Ma si sa, è il pubblico a decretare il vero successo di un’artista e se ancora, a distanza di anni, i suoi film ogni volta che vengono messi in onda raggiungono ragguardevoli risultati in termini di ascolti lo si deve alla sua straordinaria capacità di attore nell’aver saputo sempre strappare un sorriso.