In un paese in cui la mediocrità è ormai celebrata come fosse un pregio, per non dire un valore aggiunto, accade anche che a distanza di 30 anni un capolavoro musicale come “Vattene Amore”, uno di quei brani che sono ormai entrati nella tradizione nazional popolare, venga messo in discussione ed oltraggiato con una sentenza postuma. La canzone che Amedeo Minghi presentò a San Remo con Mietta nel 1990 è rimasta impressa sia nella storia della musica italiana che nella memoria di tanti amanti della musica leggera che si legarono al “trottolino amoroso e duddù daddadà”. Un brano, dove proprio il gioco di parole e le paraboliche melodie di Minghi lo resero immortale al punto tale che “Vattene Amore” nell’anno in cui in Italia si celebravano i mondiali di calcio, divenne la canzone più ascoltata e seconda nelle vendite solo a “Una estate italiana” colonna sonora del mondiale. E poco importa se a, questo brano, è legato anche il nome del grandissimo autore quale è Pasquale Panella (ha scritto anche per Battisti, Mango, Zucchero, ed Anna Oxa), la critica messa in scena ieri durante la trasmissione di Rai Uno condotta da Amadeus “Ora o mai più’” rasenta davvero il ridicolo. Ma andiamo con ordine. Minghi viene inviato come ospite alla serata per accompagnare la concorrente, Annalisa Minetti nella interpretazione di “Vattene Amore”.La performance della cantante non è ai livelli di Mietta,  per intenderci,  e così che dal pulpito dei giurati si levano imbarazzanti critiche che in, alcuni casi, diventano giudizi carichi di ironie e che rasentano l’insulto. Il primo a muovere una critica è Red Canzian, ex Pooh che definisce “Vattene Amore” un brano, piccolo e fragile e molto leggero (sarà che magari le vendite in quell’anno di “Uomini soli” con il quale i Pooh vinsero il festival furono inferiori a “Vattene Amore”, abbiano influito nel giudizio di Canzian?) aggiungendo che l’interpretazione della Minetti non gli è piaciuta. E se da un ex Pooh si può accettare una critica, appare davvero esagerato e fuori luogo il giudizio di Donatella Rettore (si avete letto bene, quella delle lamette per tagliarsi le vene in Rai, viene pagata, per fare la giudice musicale) la quale definisce il brano: una menata galattica (da una che ha cantato “magnifico delirio” e testi come “...il cobra è un pensiero indecente...” non si poteva chiedere davvero di più). Ma al peggio non vi è mai fine, cosi ad emettere una sentenza di condanna carica di rancore è Ornella Vanoni, dalla quella, tutto ci si poteva aspettare, onestamente, tranne che definisse il brano: “una canzone da bambini che mi fa ridere, quale donna vorrebbe sentirsi dire trottolina amorosa?”. Insomma tutto si è fatto nel programma di Amadeus, tranne che votare l’esibizione della Minetti. Alle fine, è sembrato un regolamento di conti verso una canzone patrimonio della musica italiana grazie alla quale Minghi, per buona pace della Rettore e della Vanoni, viene apprezzato come grande cantautore. I giudizi degli altri giurati come Marcella Bella, Fausto Leali ed Orietta Berti rendono onore al merito in un paese ormai che travasa valori e qualità in un gioco perverso, malefico ed autolesionista in cui,  anziché tributare ad Amedeo Minghi un doveroso grazie per aver arricchito il nostro patrimonio musicale, lo si flagella, invece, con un attentato di parole fuori luogo dove la mediocrità dei giudici svilisce per il non senso dei giudizi e delle motivazioni. Ma questa è l’Italia degli artisti che se fossero stati attenti in “Vattene Amore” avrebbero colto la magia di Mozart, ma avremmo chiesto davvero troppo alla mediocrità...pazienza.

Milan-Napoli, quando a fare gol sono i tifosi

Domenica, 27 Gennaio 2019 00:50

C’è una regola, non scritta, nel giornalismo detta delle tre ‘S’ secondo la quale, in prima pagina, hanno priorità le notizie che trattino i seguenti argomenti: soldi, sangue o sesso. Con questa formula la resa in edicola (almeno una si spera) è garantita. Pertanto, una buona notizia, che tendenzialmente rende poco, è preferibile relegarla nelle pagine interne con il minimo rilievo. E di questi giorni uno studio diffuso da illustri psicologi in cui si evidenzia, come, nell’epoca dei social ci siamo tutti un po' incattiviti ed inariditi. E gli stadi sembrano essere gli sfogatoi naturali da tale deriva. Tuttavia, ci sembra giusto per “dovere di cronaca” riportare di una buona notizia, sotto gli occhi di tutti stasera della quale però in pochi scriveranno. Stadio San Siro di Milano, match clou Milan-Napoli, tutti attendevano l’occasione giusta per attaccare il popolo milanista al primo fischio contro Koulibaly, tornato a Milano dopo la brutta serata dei Santo Stefano o al coro discriminatorio. Tutti se lo aspettavano lo scandalo del bouu razzista per poter partire con la campagna denigratoria. Ed invece? Nulla di tutto questo! Anzi a dirla tutta una vera e propria lezione di civiltá sulle tribune del San Siro, con applausi al tecnico Ancelotti, ex mai dimenticato, e per, buona pace degli opportunisti dalla penna sferzante, nessuno spunto razziale per poter lanciare il titolone in prima pagina. Domani mattina, però non leggeremo alcuna apertura o titolo del tipo “ San Siro, è qui la festa”, oppure “Spettacolo alla Scala del calcio”. Nulla di tutto questo. Si sprecheranno, invece, fiumi di inchiostro per un pari anonimo che servirá solo per la statistica e gli almanacchi. Non un titolone a nove colonne sul gol segnato sugli spalti. Gli italiani si sono incattiviti? Forse sará pure vero. Ma non vogliamo credere che si siano inariditi al punto tale da non fermarsi un attimo a riflettere ed a compiacersi di quando con maturità, viene chiamato alla prova del nove. Forse ad inaridirsi sono quei giornalisti che dovrebbero cogliere l’emozione anche quando non si segna un gol.

Gli agenti del commissariato di Poggioreale hanno arrestato A.A., napoletano di 25 anni, responsabile dei reati di detenzione di TLE e munizionamento da guerra. Ieri pomeriggio in via della Bussola i poliziotti hanno visto due persone allontanarsi da una Smart per poi entrare velocemente in uno stabile. Uno di loro, resosi irreperibile, aveva nelle mani due sacchi neri. Gli agenti hanno bloccato invece A., che aveva le chiavi dell’auto all’interno della quale gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato tre buste nere contenenti diversi chili di sigarette di contrabbando. Quindi è stato controllato l’intero edificio e sono state rinvenute nella tromba dell’ascensore, precisamente sul tetto della cabina, altre due buste di sigarette ed una scatola con 50 cartucce cal. 9. Le sigarette (circa 30 kg) e le cartucce sono state sequestrate, mentre l’uomo è stato condotto presso la Casa Circondariale di Poggioreale.

L’Epifania è la festa cristiana che celebra la rivelazione di Dio agli uomini nel suo Figlio, il Cristo ai Magi. Infatti, in greco, “epiphàneia”, significava “apparizione” o “rivelazione”. La Chiesa Cattolica festeggia il giorno dell’Epifania il 6 gennaio. L’origine di questa festa è antichissima, sembra risalga al II secolo d.C. Inizialmente ricordava il battesimo di Gesù, ed era celebrata sembra dalla setta degli gnostici basilidiani. Questi credevano che l’incarnazione di Cristo fosse avvenuta al suo battesimo e non alla sua nascita. In seguito, l’istituzione della Festa dell’Epifania, una volta eliminati gli elementi gnostici, fu adottata dalla Chiesa Cristiana Orientale. Verso il IV secolo l’Epifania si diffuse in Occidente, e fu adottata anche dalla Chiesa di Roma nel V secolo. L’Epifania viene celebrata in Italia con molte usanze e tradizioni popolari, sicuramente meno marcata di quelle del Natale, ma non per questo meno affascinanti. La notte dell’Epifania è ritenuta magica: si dice che gli animali parlino nelle stalle e nei boschi circostanti. Ogni regione ha le sue leggende e usanze di varia origine ma la figura popolare certamente più famosa e anche misteriosa è quella della Befana. La vecchietta che durante l’anno abita nelle caverne e che a cavallo di una scopa magica porta i regali la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La Befana si dice scenda per i camini o, date le moderne case di città, giù dalle cappe. Questa porta doni e dolciumi ai bambini buoni e carbone invece a quelli che sono stati cattivi.

Violenze sulle donne e femminicidio come è possibile prevenire la furia degli uomini? Ne parliamo questa sera a Terra Mia, in onda alle 19 ed in replica alle 21 su Italiamia (canali 211/274). Ospiti Giovanna Gifuni mamma di Enza Avino (la 35enne di Terzigno barbaramente uccisa dal compagno nel 2015) e la psicologa Pasqualina Nappo. Fatti e comportamenti che presagiscono future azioni violente, comportamenti che se affrontati per tempo possono aiutare le donne a scegliere la giusta strada per evitare tragiche conseguenze. Nella rubrica al femminile la giornalista Giusy Coticella intervista una giovane dottoressa agli inizi della sua carriera. Appuntamento alle 19 ed in replica alle 21 su Italiamia.

Questa mattina, presso l’aula consiliare del Comune di Giungano, si è tenuta la presentazione del progetto Erasmus + Sport “Sport is your health, sport is your life”, coordinato dall’Avis Comunale di Giungano, in partenariato con l’associazione “The Change is in you” di Tryavna- Bulgaria e con “Association of Paraplegics, Tetraplegics and Phisical Disabled of Kavala”, proveniente da Kavala- Grecia. Il progetto persegue gli obiettivi della politica europea in materia di sport e salute e mira a promuovere e a sviluppare l'educazione e le competenze trasversali, attraverso lo sport, come parte integrante delle competenze chiave della cittadinanza europea, sottolineando l'importanza dell'apprendimento dei programmi per la prevenzione delle malattie e per la promozione della salute. Il progetto persegue anche gli obiettivi della Carta olimpica; il presidente Ennio Francia, infatti, ha sottolineato l’importanza di iniziative simili e dello sport in genere, come mezzi per eliminare qualsiasi discriminazione di nazionalità, di razza, di religione, di orientamento politico. Nel corso della conferenza, sapientemente moderata dalla prof. Ester Santomauro, le europrogettiste, l’Avv. Lucia Alfieri e l’Avv. Serena Vaina, nel sottolineare l’importanza dell’attuazione dei programmi europei e la rilevanza di progetti simili per piccole realtà come quella di Giungano, hanno invitato i giovani di età compresa tra i 16 e i 30 anni e i volontari nell’ambito della gioventù, a candidarsi al concorso per la selezione dei partecipanti alle attività sportive e ai numerosi laboratori che saranno realizzati nell’ambito del progetto. Nel mese di ottobre 2018, l’Avis Comunale di Giungano, rappresentata dallo staff e da 2 volontari selezionati, farà visita all’organizzazione greca a Kavala; nel marzo 2019, invece, il presidente e i volontari si recheranno in Bulgaria, per conoscere metodi e pratiche promossi dalle associazioni partner. All’incontro, hanno partecipato anche il Sindaco f.f. Cav. Giuseppe Orlotti, il Vice Presidente della Provincia di Salerno, Avv. Luca Cerretani, il Sindaco di Torchiara, Avv. Massimo Farro, nonché i Presidenti delle associazioni partners, George Konsoulas e Stanimir Chukov, che, nel ringraziare il presidente dell’Avis Comunale di Giungano, per la grande opportunità loro offerta, hanno auspicato di poter intraprendere un rapporto di collaborazione anche futura, nell’attuazione di altri progetti e nella promozione di altri programmi europei.
Continuano le nostre chiacchierate interviste, e per questo mese incontro la dott.ssa Valentina Scudieri, Psicologa Clinica, Esperta in Psicologia Giuridica e Perizia Psicologia. La professionista in questione, subito dopo l’iscrizione all’Albo professionale della Regione Campania, ha iniziato a interessarsi del fenomeno della Violenza di genere, collaborando prima come volontaria con alcune associazioni territoriali e in seguito lavorando con il Centro Antiviolenza Lilith dell’Ambito Territoriale n. 26, gestito dal Consorzio Terzo Settore. Il Centro è stato inaugurato nel novembre 2015 in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne; in tale occasione gli amministratori del territorio si sono impegnati a creare e favorire le condizioni migliori per contrastare il fenomeno della violenza di genere presente sul territorio. Il lavoro della Scudieri presso alcuni degli sportelli del centro, consiste nella Prima Accoglienza, il cui obiettivo è di analizzare la domanda della donna, comprendere e prospettare alla stessa le tipologie d’intervento che possiamo avviare per esserle d’aiuto e nell’attivazione di un lavoro di rete con i Servizi Sociali Territoriali e le Forze dell’Ordine, con la quale è fondamentale collaborare e relazionarsi. Dopo l’omicidio di Enza, quali sono i numeri di donne che si sono rivolte al vostro sportello? Un evento tragico come un femminicidio lascia sempre una traccia indelebile sui territori anche se al dolore e allo sgomento non sempre corrisponde una reale presa di coscienza dei cittadini. Allo sportello Antiviolenza “Lilith” di Terzigno possiamo evidenziare un numero superiore alla media di donne prese in carico: oltre ventidue donne solo nell’ultimo anno. Perché è importante rivolgersi a voi? I Centri Antiviolenza del Consorzio Terzo Settore offrono un sostegno psico-sociale gratuito, concreto e competente poiché l’èquipe possiede una profonda conoscenza delle cause della violenza e delle conseguenze che ha sulle vittime. Inoltre alla donna vittima di violenza è garantito non solo uno spazio d’accoglienza e di ascolto da un’equipe tutto al femminile, ma anche la possibilità di essere supportata psicologicamente, legalmente e socialmente grazie al lavoro di rete che è attivata. Com’è composto organicamente il centro? L’èquipe del Centro Antiviolenza del Consorzio Terzo Settore è composta di personale tutto femminile (così come previsto dalle leggi regionali) e con un’esperienza pluriennale nel contrasto alla violenza di genere - Coordinatore - Psicologhe/Psicoterapeute - Assistenti Sociali - Segreteria - Avvocati Quali servizi offre, quante volte e dove? Tra i Servizi offerti vi è: - la CONSULENZA PSICOLOGICA (per garantire sostegno e permettere alle donne il raggiungimento della consapevolezza sulla situazione di violenza che stanno subendo); - la CONSULENZA LEGALE (per avere informazioni pratiche e rassicurazioni dal punto di vista legale circa il percorso che si dovrà affrontare per riuscire ad allontanarsi dalla situazione di violenza che si sta vivendo) - L’ORIENTAMENTO AL LAVORO - la CONSULENZA presso i Servizi Socio-Sanitari del Territorio (ASL) Oltre la sede principale del Centro a Ottaviano (aperta tutti i giorni dal lunedì al venerdì, salita San Michele N° 18), si è ritenuto fondamentale aprire degli sportelli all’interno di ciascun Comune dell’Ambito N° 26 che fungessero da “antennine sociali” oltre ad essere più facilmente raggiungibili dall’utenza. Gli sportelli sono aperti una volta a settimana. La decisione di prevedere differenti momenti di apertura è stata dettata dal desiderio di facilitare l’accesso al Servizio e di andare incontro alle esigenze delle Donne vittime di violenza e maltrattamenti, sole o con figli, i quali possono in tal modo avere una maggiore possibilità di scelta. Che cosa è cambiato dopo il 14 settembre di due anni fa? Il caso Avino ha scosso l’animo dei cittadini, o pensa che molte persone per paura non chiamino? Dopo il 14 settembre di due anni fa la cittadinanza di Terzigno è molto più sensibile alla tema della violenza sulle donne. Il caso di Enza Avino ha smosso fortemente l’animo delle donne del territorio così come dimostrano i numeri emersi dal monitoraggio effettuato: lo sportello Antiviolenza di Terzigno, infatti, registra i numeri più alti di accesso rispetto agli altri comuni dell’Ambito N°26. Sebbene il caso di Enza abbia permesso a diverse donne di “uscire dal silenzio” e rivolgersi alle istituzioni competenti, ci sarà sicuramente un numero “oscuro” di donne vittime di violenza cosi come dimostrano i dati statistici nazionali. I motivi di tale silenzio sono vari: la paura di essere giudicate, o di poter “perdere i figli”, l’assenza di un lavoro, l’impossibilità di possedere una casa, il pregiudizio all’interno della situazione sociale di riferimento che porta le stesse a vedere il loro aggressore come unica fonte di vita per sé e per gli altri. I vostri obiettivi Il Consorzio Terzo Settore si adopera affinchè i percorsi avviati presso il Centro abbiano come obiettivo quello di prevenire e contrastare il fenomeno della violenza e sostenere e favorire un processo di consapevolezza che consenta alla Donna di recuperare la propria autostima e riprendere in mano la propria vita. Tra i nostri obiettivi vi sono campagne d’informazione, sensibilizzazione e prevenzione in vari ambienti (Scuole, associazioni, parrocchie, farmacie, comuni ecc) e un potenziamento del lavoro nelle scuole perché crediamo che sia sulle nuove generazioni che bisogna investire. I giovani sono non solo sentinelle attive di quanto accade nei nuclei familiari ma soprattutto sono il futuro ed è da loro che bisogna partire per fare un buon lavoro di prevenzione. I giovani vanno educati all’amore sano, al rispetto, alla comunicazione, alla corretta gestione dei conflitti. Tante storie in Campania, qual è il caso più complesso? Il lavoro con queste donne ci ha posto di fronte a un paradosso costante: quelli che inizialmente sembrano essere i casi più “semplici” con il tempo si sono rivelati essere i più “complessi” poiché solo dopo aver istaurato una relazione di fiducia con la terapeuta, sono emersi elementi rilevanti che permettevano di comprendere in quale prigionia la donna si trovava a vivere. I casi più complessi per noi operatrici sono sicuramente quelli in cui la donna si trova di fronte ad un palese pericolo di vita, ma non ne ha consapevolezza per cui rifiuta le misure di protezione offertegli, come il collocamento in case rifugio, durante si attivi un provvedimento giudiziario. Ciò complica il nostro lavoro impedendoci di agire sull’emergenza. Che messaggio vuole lanciare? In questi due anni di attività sul territorio il Consorzio Terzo Settore, grazie alle operatrici e alla sinergia con la risorsa del territorio, ha potuto raggiungere importanti risultati: molte donne hanno trovato nel centro un luogo sicuro, dal quale, hanno trovato la forza di denunciare e combattere per i propri diritti intraprendendo con coraggio e determinazione processi penali nei quali i maltrattanti sono stati condannati al massimo della pena. Alla luce dei successi ottenuti e delle specifiche situazioni prese in carico, sono fondamentale CONTINUARE A GARANTIRE sul Territorio dell’Ambito tutti i Servizi offerti dal Centro (dall’accoglienza telefonica 24 h su 24 alla consulenza legale, dal lavoro di rete all’orientamento al lavoro, dall’attività di sensibilizzazione alla prevenzione). E’ fondamentale che i Centri Antiviolenza siano riconosciuti e considerati, al pari di altre strutture sociali, come parte integrante dei servizi stabili che lo Stato, le Regioni i e Comuni offrono ai cittadini.
Continuano le nostre chiacchierate interviste, e per questo mese incontro la dott.ssa Valentina Scudieri, Psicologa Clinica, Esperta in Psicologia Giuridica e Perizia Psicologia. La professionista in questione, subito dopo l’iscrizione all’Albo professionale della Regione Campania, ha iniziato a interessarsi del fenomeno della Violenza di genere, collaborando prima come volontaria con alcune associazioni territoriali e in seguito lavorando con il Centro Antiviolenza Lilith dell’Ambito Territoriale n. 26, gestito dal Consorzio Terzo Settore. Il Centro è stato inaugurato nel novembre 2015 in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne; in tale occasione gli amministratori del territorio si sono impegnati a creare e favorire le condizioni migliori per contrastare il fenomeno della violenza di genere presente sul territorio. Il lavoro della Scudieri presso alcuni degli sportelli del centro, consiste nella Prima Accoglienza, il cui obiettivo è di analizzare la domanda della donna, comprendere e prospettare alla stessa le tipologie d’intervento che possiamo avviare per esserle d’aiuto e nell’attivazione di un lavoro di rete con i Servizi Sociali Territoriali e le Forze dell’Ordine, con la quale è fondamentale collaborare e relazionarsi. Dopo l’omicidio di Enza, quali sono i numeri di donne che si sono rivolte al vostro sportello? Un evento tragico come un femminicidio lascia sempre una traccia indelebile sui territori anche se al dolore e allo sgomento non sempre corrisponde una reale presa di coscienza dei cittadini. Allo sportello Antiviolenza “Lilith” di Terzigno possiamo evidenziare un numero superiore alla media di donne prese in carico: oltre ventidue donne solo nell’ultimo anno. Perché è importante rivolgersi a voi? I Centri Antiviolenza del Consorzio Terzo Settore offrono un sostegno psico-sociale gratuito, concreto e competente poiché l’èquipe possiede una profonda conoscenza delle cause della violenza e delle conseguenze che ha sulle vittime. Inoltre alla donna vittima di violenza è garantito non solo uno spazio d’accoglienza e di ascolto da un’equipe tutto al femminile, ma anche la possibilità di essere supportata psicologicamente, legalmente e socialmente grazie al lavoro di rete che è attivata. Com’è composto organicamente il centro? L’èquipe del Centro Antiviolenza del Consorzio Terzo Settore è composta di personale tutto femminile (così come previsto dalle leggi regionali) e con un’esperienza pluriennale nel contrasto alla violenza di genere - Coordinatore - Psicologhe/Psicoterapeute - Assistenti Sociali - Segreteria - Avvocati Quali servizi offre, quante volte e dove? Tra i Servizi offerti vi è: - la CONSULENZA PSICOLOGICA (per garantire sostegno e permettere alle donne il raggiungimento della consapevolezza sulla situazione di violenza che stanno subendo); - la CONSULENZA LEGALE (per avere informazioni pratiche e rassicurazioni dal punto di vista legale circa il percorso che si dovrà affrontare per riuscire ad allontanarsi dalla situazione di violenza che si sta vivendo) - L’ORIENTAMENTO AL LAVORO - la CONSULENZA presso i Servizi Socio-Sanitari del Territorio (ASL) Oltre la sede principale del Centro a Ottaviano (aperta tutti i giorni dal lunedì al venerdì, salita San Michele N° 18), si è ritenuto fondamentale aprire degli sportelli all’interno di ciascun Comune dell’Ambito N° 26 che fungessero da “antennine sociali” oltre ad essere più facilmente raggiungibili dall’utenza. Gli sportelli sono aperti una volta a settimana. La decisione di prevedere differenti momenti di apertura è stata dettata dal desiderio di facilitare l’accesso al Servizio e di andare incontro alle esigenze delle Donne vittime di violenza e maltrattamenti, sole o con figli, i quali possono in tal modo avere una maggiore possibilità di scelta. Che cosa è cambiato dopo il 14 settembre di due anni fa? Il caso Avino ha scosso l’animo dei cittadini, o pensa che molte persone per paura non chiamino? Dopo il 14 settembre di due anni fa la cittadinanza di Terzigno è molto più sensibile alla tema della violenza sulle donne. Il caso di Enza Avino ha smosso fortemente l’animo delle donne del territorio così come dimostrano i numeri emersi dal monitoraggio effettuato: lo sportello Antiviolenza di Terzigno, infatti, registra i numeri più alti di accesso rispetto agli altri comuni dell’Ambito N°26. Sebbene il caso di Enza abbia permesso a diverse donne di “uscire dal silenzio” e rivolgersi alle istituzioni competenti, ci sarà sicuramente un numero “oscuro” di donne vittime di violenza cosi come dimostrano i dati statistici nazionali. I motivi di tale silenzio sono vari: la paura di essere giudicate, o di poter “perdere i figli”, l’assenza di un lavoro, l’impossibilità di possedere una casa, il pregiudizio all’interno della situazione sociale di riferimento che porta le stesse a vedere il loro aggressore come unica fonte di vita per sé e per gli altri. I vostri obiettivi Il Consorzio Terzo Settore si adopera affinchè i percorsi avviati presso il Centro abbiano come obiettivo quello di prevenire e contrastare il fenomeno della violenza e sostenere e favorire un processo di consapevolezza che consenta alla Donna di recuperare la propria autostima e riprendere in mano la propria vita. Tra i nostri obiettivi vi sono campagne d’informazione, sensibilizzazione e prevenzione in vari ambienti (Scuole, associazioni, parrocchie, farmacie, comuni ecc) e un potenziamento del lavoro nelle scuole perché crediamo che sia sulle nuove generazioni che bisogna investire. I giovani sono non solo sentinelle attive di quanto accade nei nuclei familiari ma soprattutto sono il futuro ed è da loro che bisogna partire per fare un buon lavoro di prevenzione. I giovani vanno educati all’amore sano, al rispetto, alla comunicazione, alla corretta gestione dei conflitti. Tante storie in Campania, qual è il caso più complesso? Il lavoro con queste donne ci ha posto di fronte a un paradosso costante: quelli che inizialmente sembrano essere i casi più “semplici” con il tempo si sono rivelati essere i più “complessi” poiché solo dopo aver istaurato una relazione di fiducia con la terapeuta, sono emersi elementi rilevanti che permettevano di comprendere in quale prigionia la donna si trovava a vivere. I casi più complessi per noi operatrici sono sicuramente quelli in cui la donna si trova di fronte ad un palese pericolo di vita, ma non ne ha consapevolezza per cui rifiuta le misure di protezione offertegli, come il collocamento in case rifugio, durante si attivi un provvedimento giudiziario. Ciò complica il nostro lavoro impedendoci di agire sull’emergenza. Che messaggio vuole lanciare? In questi due anni di attività sul territorio il Consorzio Terzo Settore, grazie alle operatrici e alla sinergia con la risorsa del territorio, ha potuto raggiungere importanti risultati: molte donne hanno trovato nel centro un luogo sicuro, dal quale, hanno trovato la forza di denunciare e combattere per i propri diritti intraprendendo con coraggio e determinazione processi penali nei quali i maltrattanti sono stati condannati al massimo della pena. Alla luce dei successi ottenuti e delle specifiche situazioni prese in carico, sono fondamentale CONTINUARE A GARANTIRE sul Territorio dell’Ambito tutti i Servizi offerti dal Centro (dall’accoglienza telefonica 24 h su 24 alla consulenza legale, dal lavoro di rete all’orientamento al lavoro, dall’attività di sensibilizzazione alla prevenzione). E’ fondamentale che i Centri Antiviolenza siano riconosciuti e considerati, al pari di altre strutture sociali, come parte integrante dei servizi stabili che lo Stato, le Regioni i e Comuni offrono ai cittadini.
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