Franco Matrone, storia di un medico "ambientalista"

Scritto da  Nando Zanga Pubblicato in Salute Letto 704 volte

Continuiamo il nostro viaggio sul territorio vesuviano incontrando un uomo socialmente impegnato fin dagli anni della gioventù nel sociale, stiamo parlando del medico ginecologo Franco Matrone, sposato con quattro figli. Ama definirsi un modesto cittadino impegnato nel sociale con occhio di riguardo per le questioni ambientali. Dottore, l’associazione ZERO WASTE ITALY quando nasce e quali sono gli obiettivi? Quando i Governi hanno deciso di aprire la discarica Sari in Parco Vesuvio mi sono ribellato come tanti cittadini del mio territorio e oltre alla lotta in piazza abbiamo cercato alternative allo stato emergenziale. Abbiamo organizzato la Rete dei Comitati vesuviani tra le associazioni dell’area poi confluita in Zero Waste/Rifiuti Zero Italia che è la vera logica partecipativa dal basso a una gestione virtuosa dei materiali post consumo. Ridurre la quantità dei materiali ed eliminare lo spreco. Riciclare, compostare, riusare, recuperare. Quello che rimane è un errore dell’industria, un errore di progetto. Se ne deve far carico essa a non produrre materie che non possono essere riciclate. Dove non possono, i cittadini subentra la responsabilità estesa del produttore che non deve più produrre rifiuto che rimane sul groppone delle comunità, delle amministrazioni, delle cittadinanze. Allora Rifiuti zero è possibile ed è la soluzione del medio periodo senza discariche e senza gli antieconomici e dannosi per la salute e l’ambiente inceneritori con recupero energetico (erroneamente definiti termovalorizzatori). Una scuola di pensiero che alla fine vincerà in tutto il pianeta perché virtuosa, sostenibile e sotto diretto controllo delle comunità non delle lobby industriali. Questo è Rifiuti zero. Democrazia dal basso in materia industriale, economica, commerciale, innovativa, e partecipativa. Quanti comuni hanno aderito all’iniziativa “ LISTA COMUNI ITALIANI RIFIUTI ZERO”? In Italia hanno aderito 236 comuni grandi, piccoli e medi all’idea di dirigersi RZ entro il 2022. Cioè raggiungere percentuali di RD col sistema Porta a Porta oltre 80% e ridurre il Rifiuto Urbano residuo (RUR) il sacco nero per intenderci. Quello che costa alla comunità e che alimenta discariche e inceneritori. Applicando a questa virtuosità la tariffa puntuale (TIA) si paga per il residuo non riciclabile e quindi s’incoraggia la popolazione a scegliere prodotti con meno scarti possibili per pagare meno e ridurre l’onere di smaltimento. Facci un quadro, a oggi, delle problematiche del territorio vesuviano, in particolare di Terzigno e Boscoreale. Beh, l’area vesuviana ha potenzialità innegabili sotto ogni profilo. Ma anche tante criticità. Tralascio il pistolotto dello sviluppo..si potrebbe ecc. ecc è sotto gli occhi di tutti il fallimento delle politiche nei paesi vesuviani, con poche rare eccezioni. Diversamente il problema delle criticità mi sta più a cuore. Perche in un territorio così rischioso e per certi versi fragile l’antropizzazione speculativa consentita hanno potenziato i rischi e diminuito la capacità di riconversione ambientale dell’intero territorio. Se a questo aggiungiamo l’oppressione camorristica degli ultimi trent’anni, si comprende come il lavoro culturale innanzitutto e d’impegno per restituire il Vulcano alla sua vocazione turistica ed economica non è semplice. Un territorio da mettere in sicurezza innanzitutto (ricordate cosa succede quando piove a dirotto con fiumi di fango e sabbia che scende a valle lasciando anche giovani vite per tale incuria dei governi soprattutto locali). Una governance dell’indotto agrituristico di qualità che porrebbe una volta valorizzato e incanalato l’intera area tra le più richieste in termini di economia del cibo di qualità. L’abusivismo incombente che ha raggiunto quote inimmaginabili un secolo fa arrampicandosi alle pendici di un vulcano tra i più pericolosi al mondo per questa particolarità d’insipienza governativa. La tutela della biodiversità e della pineta minacciata di anno in anno da devastanti incendi. Il controllo del territorio che si limita solo a mettere sbarre, a dare pochi mezzi e risorse al CTA del Parco e che vede l’intero demanio, un’immensa discarica di materiale altamente pericoloso come l’amianto, mai bonificato nei fatti. Il monitoraggio della salute dei cittadini vesuviani che dagli studi prodotti a ogni livello subisce un’aggressione da materiali inquinanti considerando che vivono in piena area SIN (declassata a SIR) e chiusi da quella del fiume Sarno che in tema di pericolo ambientale non è da meno. La gestione delle tantissime discariche che contengono volumi enormi di monnezza di ogni specie, e che ogni settimana ne sono scoperte di nuove e più pericolose e che dovrebbero essere oggetto di una speciale attenzione in termini di messa in sicurezza e bonifiche. Il controllo delle falde oramai sempre più a rischio per l’oggettiva penetrazione di percolato proveniente dalle tante aree di discarica che mette a rischio costantemente l’approvvigionamento idrico per le colture e l’economia dell’intero territorio. In tanti comuni vige ancora il divieto di emungimento dai pozzi artesiani per irrigazione dei terreni. Pensi che con l’avvento di Agostino Casillo si possa cambiare scenario per il Parco Nazionale del Vesuvio Il Presidente Agostino Casillo che abbiamo contribuito nel nostro piccolo a sostenere nella nomina rappresenta una concreta speranza di cambio di passo. E’ giovane, competente, viene dal territorio che conosce ed ha il sostegno dei vertici regionali. Cosa non da poco. Ha da subito instaurato un ottimo rapporto con Municipalità, Associazioni e Comitati per un lavoro in sinergia foriero d’interessanti novità. Ha bisogno di tempo e di sostegno per dare una svolta nella gestione del Parco nazionale. In attesa del nuovo Consiglio dell’Ente che dovrebbe essere nominato a breve e nel quale potrebbero figurare altri importanti sostenitori di questa linea d’innovazione per rendere pienamente applicata la normativa sui Parchi nazionali in questa parte d’Italia, in verità, mai attuata pienamente. Andando indietro con il tempo all’apertura della discarica, cosa si sarebbe potuto evitare? Anche qui rimangono molte perplessità. Innanzitutto una maggiore presa di coscienza della cittadinanza sullo scempio che si poteva e si doveva evitare. I cittadini si sono mossi in massa solo quando il vento ha portato i miasmi nelle loro case. Ma questo è una questione di sensibilità e senza adeguata informazione non si educa un popolo né si rende capace di decidere. E’ mancato un coinvolgimento delle Amministrazioni, dei Sindaci, fatte alcune eccezioni, troppo tesi a coprirsi di ruolo istituzionale e meno capaci di fare scudo alle protervie governative per tutelare il territorio e la salute dei propri concittadini. Ci si poteva muovere prima e meglio. E poi all’origine l’incapacità di agire sul sistema di gestione del ciclo dei rifiuti. Troppi interessi economici e politici di malaffare con dentro pezzi dello Stato conniventi con cosche camorristiche tra le più criminali che manco la Magistratura inquirente riesce tra i tanti processi incompiuti e in prescrizione a farne dar conto dei misfatti perpetrati al territorio e alle comunità. Di ciò i media in questi hanno raccontato più e meglio delle mie parole. Pero tutto questo è almeno servito a prendere coscienza che il territorio è dei cittadini. O lo salvaguardano loro in funzione delle generazioni future o nessuno avrà interesse a fare questo per essi. Questione sull’abbattimento del platano, come sono andate effettivamente le cose. E’ una storiella paradossale. Significativa di quanto interesse hanno i gestori della cosa pubblica alla tutela dei beni comuni minimi. Una strada con alberi quasi secolari mal manutenzionata nei decenni e che ha visto uno dei platani minacciare di abbattersi sulla strada dopo che vandali e imbecilli ne hanno bruciato quasi totalmente il tronco. Con la complicità degli stessi abitanti della strada che, pur notando, mai hanno denunciato i ripetuti atti di vandalismo a carico delle piante. Il commissario prefettizio del Comune di Boscotrecase all’arrivo dei pompieri chiamati da alcuni cittadini e alla loro notifica di un probabile rischio di caduta dell’albero a seguito di una bufera di vento ha provveduto in meno che non si dica a farlo abbattere. Senza nemmeno consigliarsi con un esperto di botanica per valutare soluzioni alternative trattandosi di un albero ottuagenario. Ora altri platani versano in condizioni analoghe. Per fortuna il Commissario è tornato in Prefettura e il neo Sindaco Carotenuto ha promesso di impegnare in Comune per la salvaguardia e la tutela, nei limiti del possibile, degli alberi a rischio. Vedremo se alle promesse seguiranno i fatti. Intanto come cittadinanza attiva stiamo valutando un’iniziativa di crowdfunding per sostenere parte delle spese necessarie per curare e mettere in sicurezza i platani. Ne va della storia della strada e in parte dell’intero paese.