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Pubblicato ieri, 15 Maggio, l’Avviso Pubblico del Comune che spiega come richiedere i voucher farmaceutici finanziati dall’Ente che gestisce le farmacie comunali, il C.I.S.S. (Consorzio Intercomunale per i Servizi Socio Sanitari). Infatti i buoni (del valore di € 10,00 cadauno) che servono solo per l’acquisto dei farmaci che rientrano nella fascia non mutuabile (prodotti parafarmaceutici, alimentari e farmaci di automedicazione), potranno essere spesi solo nella Farmacia comunale di Terzigno. Possono fare domanda i singoli oppure i nuclei familiari che sono in possesso dei requisiti previsti dal Bando. Compilando l’apposita modulistica, allegata all’avviso per l’assegnazione dei voucher (per un massimo di 150 Euro a famiglia), verrà stilata una graduatoria sulla base di predeterminati punteggi inerenti alla situazione familiare, patrimoniale e dello stato d’invalidità. Tutti i buoni saranno distribuiti seguendo l’ordine della graduatoria, sino all’esaurimento dello stanziamento a disposizione. Il modulo per la domanda, disponibile presso il Comune di Terzigno - Area Affari Sociali, oppure scaricabile dal sito www.comunediterzigno.gov.it, a cui dovrà essere allegata la documentazione prevista, potrà essere consegnata entro il 30 Giugno 2017 al Protocollo Generale dell’Ente dalle ore 9.00 alle ore 12.00. “Come scritto nel Bando – spiega l’assessore alle Politiche Sociali e Sanitarie, Giuseppe Caputo - sono pronti, per essere distribuiti, ben 800 voucher farmaceutici con l’obiettivo di venire incontro alle esigenze dei nuclei familiari che vivono in condizioni di particolare disagio sociale e sanitario. Abbiamo deciso di utilizzare tutti i fondi disponibili dal Consorzio per questa iniziativa, auspicando di riuscire a soddisfare tutte le domande di sostegno”. A queste parole si aggiungono quelle del consigliere comunale, Serafino Ambrosio: “I voucher saranno assegnati con una graduatoria trasparente, regolata da precisi parametri reddituali. Lavoriamo alacremente per dare ai cittadini risposte concrete. L’attenzione costante alle istanze provenienti dagli strati meno abbienti della Comunità terzignese – conclude Ambrosio – sono una prerogativa di questa Amministrazione”.
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La Federazione nazionale lavoratori -Comparto tutela dell'ammalato -con il suo leader Giuseppe Alviti e la coordinatrice nazionale Sara Ortega de luna viste le condizioni al limite del decente per un ospedale cittadino ,quale quello dell'Ascalesi, che deve garantire la salute degli infermi ha chiesto ad Horas al Governatore De Luca di visionare di persona la struttura onde garantire gli afferenti e i malati che ivi soggiornano. Non sono escluse in caso di innoservanza all'invito manifestazioni di sensibilizzazione attraverso Sit in e assemblee con volantinaggio e megafono.

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Fare luce su tumori rari come i tumori neuroendocrini e dare un supporto ai pazienti, creando occasioni d’informazione e comunicazione tra di loro e con i medici: con questi obiettivi arriva a Napoli “Connettiamoci - Insieme per la cura”, campagna d’informazione promossa dalle Associazioni Pazienti, e sostenuta da Novartis Oncology, che toccherà numerose città italiane. Sabato 18 giugno, presso l’Hotel Montespina, nella Strada Provinciale S. Gennaro 2 a Napoli, l’Associazione Pazienti A.I.NET, gli specialisti del Centro di Oncologia Medica dell’Università Federico II e altre figure professionali del Centro si confronteranno con i pazienti ed i loro familiari in merito alla gestione ottimale di una malattia rara come i tumori neuroendocrini, famiglia di neoplasie che richiedono un approccio multidisciplinare. I tumori neuroendocrini (NET), un gruppo eterogeneo di tumori rari che ogni anno colpiscono circa 3.000 persone in Italia, attaccano le cellule del sistema neuroendocrino, specializzate nella produzione di ormoni e di neuropeptidi specifici. Le cellule da cui originano questi tumori sono presenti in numerosi organi e queste neoplasie possono quindi svilupparsi in qualsiasi distretto del nostro organismo anche se la maggioranza dei NET (circa il 60-70%) si presenta a livello del tratto gastro-entero-pancreatico. «Il Centro di eccellenza interospedaliero ENETS NET Napoli riunisce l’Unità del Federico II e degli altri tre Centri che fanno capo ai tre maggiori ospedali collinari napoletani (Istituto dei Tumori Pascale, Cardarelli e Azienda dei Colli): all’interno è presente un team di specialisti interamente dedicati alla diagnosi e alla cura dei pazienti con tumori neuroendocrini che segue al momento una media di 600 pazienti» dichiara Annamaria Colao, Professore Ordinario di Endocrinologia all’Università Federico II di Napoli. «Siamo convinti dell’importanza che riveste la sinergia tra mondo della medicina, della ricerca e le Associazioni pazienti, i soli a sapere quello di cui hanno veramente bisogno i malati e le famiglie. Solo dall’unione delle forze “competenze e bisogni” potremo davvero effettuare la rivoluzione in sanità». Nell’80% dei casi i NET non danno inizialmente sintomi e questi, quando presenti, sono aspecifici e non vengono subito riconosciuti: possono quindi rimanere a lungo silenti e il tumore viene spesso riscontrato quando è già nella fase metastatica, magari in corso di altri accertamenti medici. La diagnosi dei NET è quindi ostacolata dalla scarsa diffusione e dalla prevalente asintomaticità di questi tumori: per via della loro complessità, i tumori neuroendocrini rendono necessaria una conoscenza specifica e approfondita, esatte procedure nel percorso diagnostico-terapeutico e un approccio multidisciplinare che coinvolga più specialisti. Le strategie terapeutiche attualmente disponibili possono assicurare al paziente una buona sopravvivenza e qualità di vita, soprattutto se il tumore neuroendocrino è diagnosticato per tempo e se viene instaurata la terapia corretta. Oltre alla lenta evoluzione spontanea di molti NET, la prognosi dipende anche dalla risposta ai trattamenti. La prima opzione terapeutica è la Chirurgia, che in alcuni casi può essere risolutiva. L’altra è rappresentata dalla terapia farmacologica: il trattamento di scelta sono gli analoghi della somatostatina, che nelle forme ben differenziate, caratterizzate da una bassa attività proliferativa, offrono un vantaggio significativo di sopravvivenza, mentre nelle forme più aggressive si usano anche i trattamenti chemioterapici. Nuova frontiera nel trattamento farmacologico dei NET sono però i farmaci a bersaglio molecolare, in grado di migliorare la sopravvivenza nei pazienti con NET di origine pancreatica: in particolare, everolimus, raccomandato dalle Linee Guida internazionali per il trattamento dei tumori neuroendocrini di origine pancreatica in stadio avanzato, è l’unico farmaco indicato e rimborsato in Italia per la terapia dei pazienti con pNET (tumori neuroendocrini pancreatici). «Per trattare patologie rare e complesse come i tumori neuroendocrini è necessario lavorare con un team multidisciplinare, costituito da diverse figure che si dedicano al paziente, discutono i singoli casi e fanno scelte condivise sulle diverse opzioni terapeutiche oggi disponibili, che attualmente si sono ampliate. In tale contesto la figura del clinico si è evoluta negli ultimi anni, in particolare l’oncologo è parte integrante, insieme all’endocrinologo, di questa multidisciplinarietà che include altri specialisti come i chirurghi, gli anatomo-patologi, i medici nucleari e i radiologi», afferma la professoressa Colao. Anche alla luce delle nuove terapie disponibili, quindi, la condivisione delle informazioni tra medici, pazienti e familiari è fondamentale: la consapevolezza di essere affetti da un tumore “raro” offre ai pazienti modo di afferire a Centri di riferimento dove, grazie anche all’esperienza dei clinici e alla costante ricerca, si lavora per migliorare le terapie e il supporto umano e psicologico del paziente. «La partecipazione agli incontri “Connettiamoci - Insieme per la cura” – dichiara Adele Santini, Presidente di A.I.NET – è un importante risultato raggiunto dalla nostra Associazione, impegnata dal 2001, anno della sua nascita, sui fronti diversi ma correlati del sostegno alla ricerca scientifica, dell’assistenza ai malati e dell’impegno nella divulgazione. L’associazione ha sede legale in Umbria a Montefalco, ma opera su rete nazionale grazie alla creazione di sezioni regionali che diventano punto di riferimento per i pazienti delle rispettive zone d’Italia. La sezione della Campania-Calabria è nata nel 2012 proprio con l’organizzazione di un convegno divulgativo che replichiamo il 18 giugno, grazie alla collaborazione con Novartis, realizzando un nuovo momento di importante incontro e confronto tra medici specialisti e pazienti». Dalla conoscenza, quindi, si deve passare all’azione e soprattutto alla partecipazione: la scarsa informazione e la rarità di punti di riferimento specializzati, al pari della difficoltà a trovare persone con cui condividere la stessa esperienza, rendono infatti più arduo il percorso terapeutico.
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Gregorio Fogliani e l'importante accordo firmato per la città di Napoli. Rendere la città di Napoli una realtà a spreco zero diffondendo le buone pratiche e attivando una rete di riqualificazione delle eccedenze alimentari, è questo l'obiettivo alla base dell'accordo congiunto tra Anci, l'associazione nazionale comuni italiani, l'Università degli studi di Napoli Federico II e Qui! Foundation, la onlus attiva dal 2007 sotto la guida dell'imprenditore di Genova Gregorio Fogliani. Questo importante progetto mira a redistribuire i pasti invenduti tra una rete di offerta qualificata e una rete di domanda legata prevalentemente al terzo settore. Dedicata in partenza al centro storico di Napoli, questa iniziativa prevede la mappatura di ristoranti, bar, gastronomie e altri esercizi food che dispongono di cibi invenduti a fine giornata, e dell'organizzazione di una rete per il recupero e la distribuzione a chi ne ha più bisogno. Per la prima volta questo progetto mette in sinergia una onlus da tempo attiva nel settore, l'Anci e l'Università cosi da elaborare un modello virtuoso di ottimizzazione e valorizzazione delle risorse espandibile anche nelle altre città della Regione Campania. Qui! Foundation: l'impegno di Gregorio Fogliani nella lotta allo spreco alimentare In un contesto come quello odierno, dove secondo i dati Fao, circa un terzo delle risorse alimentari viene gettato via e sono in Italia si sprecano 76kg di cibo pro-capite, la onlus appartenente al Gruppo dell'imprenditore Gregorio Fogliani è impegnata dal 2007 con il progetto "Pasto Buono" in molte città italiane. A livello istituzionale l'attenzione a questo gravissimo spreco si traduce nella proposta di legge anti spreco, una legge che punta a semplificare le procedure per la raccolta e la donazione non solo di cibo, ma anche di altre risorse estremamente importanti. In merito a questo importante ed ulteriore passo avanti, Qui! Foundationevidenzia ancora la presenza di un ampio margine di crescita, auspicando maggiori incentivi fiscali e soprattutto una riduzione della tariffa sui rifiuti in proporzione alla quantità di cibo donato.
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Napoli. Endocrinologi, neurochirurghi, neuroradiologi e molti altri specialisti da tutta Italia e di fama internazionale sono riuniti nella città partenopea per il meeting “Acromegaly: Science Teaching Education and Research” (ASTER), Corso di aggiornamento in Endocrinologia in corso fino a sabato 7 maggio al Grand Hotel Santa Lucia, promosso e organizzato dal Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università degli Studi Federico II e Centro di eccellenza nazionale e internazionale per le malattie endocrinologiche rare e per le malattie ipofisarie, diretto da Annamaria Colao. Il Corso è l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte di una patologia ipofisaria rilevante come l’acromegalia e sui disturbi ad essa correlati. Durante i lavori del Corso, aperto a tutti gli specialisti italiani (endocrinologi, neurochirurghi, neuroradiologi, internisti) che si occupano di acromegalia e delle sue complicanze, verrà trattata la gestione medica e chirurgica del paziente affetto da acromegalia, saranno discussi gli sviluppi della ricerca e le più interessanti novità sulle terapie mediche. Il Corso è strutturato secondo un’impostazione multidisciplinare e dialettica: alle letture del singolo esperto si alterneranno gruppi di lavoro di giovani specialisti coordinati da un tutor/senior su argomenti specifici della letteratura scientifica al termine dei quali verrà prodotto un documento da cui partire per realizzare un editoriale, un comment, una review o mini-review. L’acromegalia è una malattia endocrina rara e severa che colpisce entrambi i sessi dovuta a un tumore ipofisario benigno che induce una ipersecrezione dell’ormone della crescita GH (growth hormone) che a sua volta esercita i suoi effetti aumentando la produzione di un altro ormone, il fattore di crescita insulino-simile-1, IGF-1, prodotto principalmente dal fegato. L’azione combinata dei due ormoni produce l’acromegalia, modificazioni somatiche per cui si assiste a un aumento di volume delle estremità e del volto. Importanti le complicanze a livello cardiovascolare, respiratorio, reumatologico, metabolico e sessuale. Lunghissimo il tempo medio necessario per arrivare a una diagnosi, circa 8 anni, per una patologia che, se non trattata, presenta una mortalità molto elevata. «La diagnosi dell’acromegalia è ancora un bisogno medico non risolto, in quanto i medici che hanno una limitata o nulla esperienza della malattia non la riconoscono, mentre è necessario un primo sospetto diagnostico per indirizzare il paziente a un Centro di riferimento dove endocrinologi specializzati in questa patologia siano in grado di diagnosticarla con certezza e trattarla: in caso contrario la mortalità dei pazienti è 3-4 volte più elevata rispetto a quella della popolazione generale – afferma Annamaria Colao, Direttore del Centro di riferimento regionale e nazionale per le malattie endocrine rare e per le malattie ipofisarie dell’Università degli Studi Federico II di Napoli e Referente italiano per le malattie endocrine rare per la Comunità Europea – il rischio di decesso, correlato soprattutto alle complicanze cardiovascolari e respiratorie, non dipende solo dalla terapia ma anche dalla precocità diagnostica. Uno studio condotto dal nostro Centro, in parallelo con la Bulgaria, dimostra che quando l’acromegalia viene diagnosticata tempestivamente e trattata correttamente la mortalità diventa sovrapponibile a quella della popolazione generale». L’acromegalia è una patologia rara ma estremamente complessa per i disturbi conseguenti all’eccessiva produzione di ormoni GH e IGF-1. Per questa grave malattia ipofisaria i trattamenti classici prevedono la chirurgia, approccio che ha come obiettivo la rimozione del tumore quando possibile, e le terapie mediche: in particolare sono disponibili i tradizionali farmaci analoghi della somatostatina, che controllano la secrezione di GH e riducono le dimensioni del tumore ipofisario, e gli antagonisti del recettore del GH, dei quali capostipite è pegvisomant, farmaco di seconda linea che bloccando il recettore del GH inibisce di conseguenza la produzione di IGF-1 a livello epatico. Una nuova opzione terapeutica sarà presto disponibile per i pazienti affetti da acromegalia: pasireotide, indicato per i pazienti che non rispondono agli analoghi della somatostatina di prima generazione. «Questo nuovo peptide analogo della somastatina di nuova generazione è più potente degli altri e si è dimostrato più efficace soprattutto per i pazienti resistenti parzialmente o totalmente ai classici analoghi della somatostatina – spiega Rosario Pivonello, Professore associato di Endocrinologia del Centro di riferimento regionale e nazionale per le malattie endocrine rare e i tumori ipofisari dell’Università degli Studi Federico II di Napoli – pasireotide agisce sul tumore ipofisario somatotropo che è causa dell’ipersecrezione di GH e conseguentemente dell’acromegalia. Questo farmaco, dotato di un più ampio spettro di affinità di legame per i vari sottotipi recettoriali della somatostatina (ne lega 4 su 5), rappresenta un’opzione di trattamento che negli studi clinici ha dimostrato significativa efficacia e un buon profilo di sicurezza per i pazienti acromegalici non adeguatamente controllati con gli analoghi di prima generazione e per i quali il bisogno medico era insoddisfatto». Il Centro di riferimento in endocrinologia dell’Università Federico II di Napoli è una struttura all’avanguardia in Italia per la diagnosi e la cura dell’acromegalia, dei tumori ipofisari e della sindrome di Cushing. Oltre alle competenze del personale sanitario, è dotata di laboratori d’avanguardia e conduce ricerche sia cliniche, sia di base su nuove molecole, in particolare per l’acromegalia e per il Cushing, con l’obiettivo di mettere a disposizione dei pazienti armi terapeutiche sempre più efficaci nel curare queste patologie rare ma di estrema gravità.