Il Nome della Rosa, la serie evento tratta dall’omonimo best seller di Umberto Eco è approdata sugli schermi della prima rete nazionale e ci terrà compagnia per quattro puntate, per un totale di otto episodi. L’abbazia benedettina sconvolta da morti inspiegabili e sospette ci trascina in un’atmosfera noir e cupa, tipica del Medioevo, epoca in cui il romanzo è ambientato. Il prode Guglielmo di Baskerville, interpretato da un convincente e pieno di talento John Turturro, giunge presso l’abbazia poiché incaricato dal futuro imperatore Ludovico di Baviera di affrontare la Disputa con la delegazione papale, presieduta dall’inquisitore Bernardo Gui, alias Rupert Everett, incaricato da Papa Giovanni XXII di assicurarsi che sua Santità mantenga, non solo il potere spirituale, ma soprattutto quello temporale. In questo clima di fortissima tensione si stagliano le morti improvvise di svariati monaci benedettini e Guglielmo si ritrova a dovere svolgere l’ingrato compito di venire a capo di un’intricata matassa di morte e dramma dai risvolti tetri. Il francescano si dimostra essere un segugio nello scovare prove, indizi e soprattutto cadaveri. A fare da sfondo a questa carneficina è la biblioteca, vero e proprio labirinto che rischia di risucchiare chiunque vi metta piede. Al seguito di Guglielmo troviamo il giovane Adso da Malek (Damian Hardung), scappato dal padre che lo vorrebbe avviare alla carriera militare, mentre lui sceglie la vita religiosa. La potenza del romanzo di Eco trasuda dai dialoghi e incanta il telespettatore che si lascia condurre nei meandri dei loschi intrighi papali e sacerdotali. Una prosa ipnotica talmente forte da portare a casa il risultato senza apparente sforzo. Ma se così è, perché il Nome della Rosa non riesce a sfondare negli ascolti e bissare il successo de I medici – Lorenzo il Magnifico o dell’Amica Geniale, eccellenti prodotti Rai distribuiti in tutto il mondo che hanno tenuto incollati al teleschermo ben più di quattro milioni di spettatori? Beh, la risposta sarebbe da trovare in un certo qual clima di poca empatia che dalla fiction passa allo spettatore. C’è come una sorta di velo che impedisce di catapultarsi all’interno di quell’abbazia e appassionarsi alla vicenda. E non mi riferisco alle capacità attoriali, peraltro di altissimo livello, e non menzionerò neppure il confronto con la pellicola del 1986 con uno Sean Connery in uno stato di grazia; ma si avverte la mancanza di un certo je ne sais quoi nella sceneggiatura. Una sorta di compassata magnificenza rende le vicende di questi monaci lontane da noi. Le osserviamo con distacco, senza mai entrare troppo in quelli che sono i loro vizi, le loro virtù, le loro emozioni. Una patina di neve, e nella fiction ce n’è tanta, che ammanta tutto e ovatta i nostri occhi e le nostre orecchie. Le immagini scorrono e noi aspettiamo solo che finisca.
Sabato, 16 Marzo 2019 16:50

Tutti in piazza per Salvare il Pianeta

Una folla oceanica ha invaso le strade delle principali città del mondo al grido di “Salviamo il pianeta”, slogan della manifestazione “Fridays for Future” del 15 marzo scorso, prima manifestazione globale per il clima. Tutto è nato dalla determinazione di una sedicenne attivista svedese, Greta Thunberg che, dallo scorso settembre e per ogni venerdì, ha saltato la scuola per protestare davanti alla sede del Parlamento svedese munita di un cartello sul quale campeggia la scritta “Sciopero per il clima”. Il suo non è rimasto un gesto isolato, ma ha fatto da traino per smuovere le coscienze dei suoi coetanei che, sull’esempio di Greta, si sono riversati nelle strade ed hanno fatto sentire la loro voce, bacchettando i potenti della terra, rei di starsene con le mani in mano e di non fare nulla per garantire alle nuove generazioni un pianeta vivibile, lasciando che «la nostra casa vada in fiamme». La giovane Greta, candidata al premio Nobel per la Pace, è l’esempio lampante di come la “sua” sia l’ultima generazione che può e deve fare qualcosa per migliorare le cose. «Non c’è più tempo» è stato il grido unanime dei giovani, «Meno fossili e più rinnovabili» le scritte sui cartelloni, «Ci avete rotto i polmoni» la denuncia degli adolescenti. «Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi» ha ribadito Greta, alla testa del corteo a Stoccolma. «Questo sciopero viene fatto oggi, da Washington a Mosca, da Tromso a Ivercargill, da Beirut a Gerusalemme, da Shangai a Mumbai, perché i politici ci hanno abbandonato» ha proseguito dura la sedicenne svedese. «I politici conoscono la verità sul cambiamento climatico e ciononostante hanno ceduto il nostro futuro agli approfittatori, il cui desiderio di denaro veloce minaccia la nostra esistenza». Insieme a lei migliaia di studenti in piazza in oltre 150 paesi per lo “Strike4Climate”.
A farci compagnia per tutta la durata dei Euro 2016 la Rai ha pensato bene di mettere su una trasmissione che ha l’ardire di unire calcio ed intrattenimento. Come se fosse una cosa facile.Infatti il Grande Match, condotto da Flavio Insinna ogni santa sera intorno alle 23.10 più che un programma divertente pare un’accozzaglia di generi televisivi. Una sorta di minestrone con talmente tanti ingredienti dentro che fai difficoltà a distinguere una carota da una zucchina. Insinna, con la solita arte oratoria da parroco di campagna, ci ammorba - parlando a raffica - con uno spezzone iniziale che è un concentrato di retorica delle più spicce condito qua e là dal solito mantra ″Grazie, Rai Uno.″ Gli ospiti in studio si alternano di serata in serata, mentre il cast fisso annovera tra le sue figure di spicco Marco Mazzocchi, per la parte tattica, Arrigo Sacchi, per il commento tecnico, Federico Balzaretti, l’onnipresente Zazzaroni che tratta di sport e di ballo con la stessa nonchalance con cui un fruttivendolo ti parla di Eurobond e Marco Tardelli tanto per innescare subito il come eravamo che va tanto di moda. Ma dicevamo i generi televisivi. Innanzitutto il calcio. Commenti, battute e l’agghiacciante siparietto del ″come giocheresti la partita tu″ con tanto di plastico, lavagna luminosa e scrivania/cattedra. Sembra di vedere il buon Vespa in azione. La cucina. Ormai immancabile in ogni trasmissione nostrana che si rispetti con tanto di cuoco che allo scoccare dell’ora X butta la pasta e fa terminare la trasmissione all’italica maniera: a tarallucci e vino, a pasta e vino, in questo caso. Il varietà. Orchestrina guidata dal maestro Angelo Nigro e spazio canoro che sa tanto di balera estiva. Emotainment. Intervista strappalacrime con il classico contributo video. Il trash made in D’Urso è davvero dietro l’angolo. Per farla breve, il Grande Match ridicolizza il calcio e non riesce a trattarlo in maniera frizzante senza risultare pedante o da addetti ai lavori. La totale assenza di dibattiti intelligenti e capaci di catturare l’attenzione del telespettatore ci consegna un prodotto che appare come l’ennesima occasione sprecata. L’unica nota compassionevole va a Sacchi. Ci dispiace Arrigo, ti siamo vicini.
Domenica, 17 Febbraio 2019 17:38

Addio a Bruno Ganz, un gigante del cinema

Si è spento all’età di 77 anni il celebre attore svizzero, Bruno Ganz. Papà operaio svizzero e mamma italiana, Ganz fu molto amato dal pubblico internazionale per le sue magistrali interpretazioni tanto da essere riconosciuto dalla critica come uno dei più grandi attori del nostro tempo. Celebre la sua interpretazione del dittatore Adolf Hitler ne “La Caduta”, pellicola del 2004. La notorietà mondiale gli venne grazie al regista Wim Wenders che lo volle ne “L’amico americano” e la consacrazione definitiva ci fu con “Il cielo sopra Berlino” nel 1987. Ha lavorato con registi del calibro di Eric Rohmer, Volker Schloendorff e Werner Herzog. In Italia, Soldini lo volle in “Pane e Tulipani” al fianco di Licia Maglietta. Incredibile interprete teatrale con lavori di Goethe e Brecht.
Gianfranco Cabiddu propone un incontro 'magico' sull'isola dell'Asinara, fra La tempesta di Shakespeare e L'arte della commedia di Eduardo De Filippo in “La stoffa dei sogni”. Il film, con un cast che comprende Sergio Rubini, Ennio Fantastichini, Teresa Saponangelo e Renato Carpentieri, e in un cameo, Luca de Filippo, rende omaggio a due grandi maestri e capocomici «che hanno sempre pensato prima di tutto al pubblico, veicolando con la levità del racconto, i temi più profondi». Da ragazzo, spiega il regista «ho avuto la grande fortuna di lavorare per Eduardo, nel periodo in cui ha tradotto in napoletano antico 'La tempesta', registrandone anche una versione audio per voce sola». Anni dopo visitando l'Asinara, «che ora è un parco naturale, mi sono reso conto di come sia veramente l'isola di Calibano. Ho così deciso di ambientarci la storia di perdono de La tempesta, unendo anche elementi de 'L'arte della commedia' di Eduardo, dove c'è una compagnia di attori che resta senza teatro, quando questo va a fuoco». Nella favola moderna, ambientata in un'Italia da primi anni '60, dopo un naufragio notturno, due guardie, alcuni camorristi guidati da Don Vincenzo (Carpentieri), e la piccola compagnia familiare del capocomico Campese (Rubini), si salvano approdando sull'isola - carcere dov'erano destinati i criminali. Una forzata 'collaborazione' tra attori e malavitosi, rende difficile per De Caro (Fantastichini) il direttore del Penitenziario, capire quali siano i buoni e quali i cattivi.
Mercoledì, 12 Agosto 2015 17:11

Le Perseidi, uno spettacolo unico

Quello di quest’anno si preannuncia come uno spettacolo unico. Sono le stelle cadenti più attese, le Perseidi delle notti d’agosto, chiamate così perché il radiante, ossia il punto sulla volta celeste dal quale provengono le meteore, si trova nella costellazione del Perseo e che promettono di essere davvero indimenticabili perché la luna nuova lascerà loro il giusto spazio e il giusto buio per risplendere. «Per ritrovare un cielo simile bisognerà aspettare ben tre anni - osserva l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope - Un'altra notte di stelle candenti, senza Luna, ci sarà infatti soltanto nell'agosto 2018». Astronomi, astrofili e appassionati del cielo sono già allerta, pronti a partecipare alle tante serate dedicate alle stelle cadenti in tutta Italia. '«Sebbene l'appuntamento più noto con le stelle cadenti sia quello della notte di San Lorenzo, il 10 agosto, il picco è atteso nella notte fra il 12 e il 13 agosto» spiega Paolo Volpini, dell'Unione Astrofili Italiani (Uai). Si può quindi cominciare al alzare gli occhi fin da adesso in cerca delle prime scie luminose.
Gli italiani spendono di più per lo spettacolo (+0,71%) e il volume d'affari cresce (+4,45). Parallelamente diminuiscono le attività (-2,56%) e gli ingressi (4,31%). E nel contrasto, aumenta il prezzo dei biglietti (+5,25%). A raccontarlo sono i dati 2017 dell'Annuario dello Spettacolo di Siae. Lo scorso anno il volume d'affari è cresciuto più del 2016 (+4,45% contro il +3,18% del 2016 su 2015), superando nelle performance altri settori economici. Ma è stato anche l'anno degli eccessi: da un lato il crollo del cinema che ha perso oltre 14 milioni di spettatori (orfano di Checco Zalone, il cui Quo vado fu visto da quasi 10 milioni di spettatori, mentre il film più seguito nel 2017 è stato La bella e la bestia con 3,4 milioni di biglietti), dall'altro il record mondiale di Vasco Rossi a Modena e le buone performance di lirica, balletto e sport.
Napoli «esplode di cultura, turismo e partecipazione popolare». È quanto dichiarato dal sindaco della città partenopea, Luigi de Magistris che, insieme all’assessore, Ciro Borriello e il presidente della IV Municipalità Perrella, è stato in via San Gregorio Armeno, la celebre starda dei presepi, in occasione dell’accensione delle luminarie. «Sono molto soddisfatto quest'anno - ha detto ancora il primo cittadino - più degli anni scorsi: c'è stata una grande intesa già da settembre, tra tanti operatori economici, commercianti, associazioni e, ovviamente, il Comune, tutti insieme per superare i 20 chilometri di strade della città da illuminare». De Magistris ha anche voluto ricordare che l'economia della città, «si consolida sempre più», un risultato frutto, «di tanto lavoro e tanta energia. Siamo contenti e lavoriamo ogni giorno per garantire maggiori servizi per la nostra città, come meritano i napoletani e i turisti».
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