Martedì, 02 Agosto 2016 16:45

Vacanze 2016, perché scegliere Soverato

Se sei stanco della solita vita in città, del traffico, del caldo torrido che ondula l’asfalto e ti fa sudare come un beduino nel deserto, ti consigliamo di prendere armi e bagagli e trasferirti al mare. E non c’è niente di meglio che spendere del tempo in una delle località più gettonate dello Jonio calabrese: Soverato. “I mari sono la prova tangibile che Dio ha pianto della sua creazione.” La purezza delle acque, le spiagge chilometriche sempre pulite e dalla sabbia bianca fanno di quest’area una delle più incontaminate d’Italia. Il mare è popolato da una colonia di Cavallucci marini e dal pesce ago, tant’è che è stato istituito il Parco Marino Regionale “Baia di Soverato” con lo scopo di tutelare la biodiversità. I più allenati possono raggiungere a nuoto lo scoglio di Pietragrande, una conformazione rocciosa posta dinnanzi alla costa di Staletti. Il lungomare non è una semplice sfilata con vista su uno dei mari più belli al mondo ma è una vera e propria passerella di locali, bar, negozi, ristoranti atti a soddisfare tutte le tue esigenze. Alcuni cenni storici. Incastonata nel Golfo di Squillace, Soverato sorge poderosa nella provincia di Catanzaro e, dalla sua fondazione, attraversa varie dominazioni che lasciano segni tangibili sul territorio. Innanzitutto sicula, come si evince dalle tombe funerarie rinvenute in località San Nicola; in seguito greco-romana e ne sono prova alcuni basamenti di magazzini utilizzati per la conservazione dell’olio e dei cereali e alcune monete. I normanni introdussero le Contee Feudali, mentre gli Svevi prima e gli Aragonesi poi, passando per gli Angioini, contribuirono a renderla ricca e prospera. Le incursioni saracene e il saccheggio ad opera di Bascià Cicala nel 1594 la indebolirono ma, ad oggi, Soverato è una cittadina che ha fatto della sua storia e del turismo il fulcro della propria economia. Tre imperdibili monumenti. La Torre di Carlo V è una torre di avvistamento eretta al fine di difendere il territorio dall’avanzata dei turchi. Affaccia sul Mar Jonio su di uno sperone a nord di Soverato ed è una delle 339 Torri costiere del Regno di Napoli edificate nel corso del tempo lungo le coste del Mezzogiorno, a difesa del regno. La Chiesa Matrice di Maria Santissima Addolorata venne edificata in seguito del terremoto del 1783 e custodisce al suo interno la formella raffigurante l’Ecce Homo e la celebre Pietà entrambe di Antonello Gagini. Immancabile tappa al sito archeologico di Soverato Vecchia, alle Rovine di Poliporto, porto di epoca greco-romana, in località San Nicola, alle tombe sicule e alle Grotticelle. Stiamo parlando di un complesso di età pre-ellenica rinvenuto dai greci intorno al VIII secolo a.C. Sono delle piccole insenature ricavate nella roccia che avevano la funzione di catacombe per i Sikela, popolazione che credeva nell’immortalità dell’anima e nel culto della Madre Terra. Artigianato locale. Le ceramiche fatte e dipinte a mano sono da sempre il vanto e il simbolo di questa città. I negozietti tipici brulicano di souvernirs di tutte le forme e dimensioni, di terrecotte ma anche di profumi, essenze e cibi tradizionali. Non c’è niente di meglio che portarsi a casa un ricordo del luogo in cui si è stati, è come avere sempre con sé un pezzo di quel posto che ti ricorda tutte le emozioni che hai vissuto.
Scogliere scoscese e selvagge, piccole calette, spiagge dalla sabbia finissima con nuance dal giallo dorato al rosso corallo, mare dai colori cangianti, fondali che ospitano esemplari di flora e fauna protetta e tutto intorno vegetazione spontanea e macchia mediterranea. Non stiamo sognando, questo posto esiste davvero amici, è Isola Capo Rizzuto. Il nostro viaggio ci porta, quest’oggi, nella provincia di Crotone per scoprire un luogo etereo, quasi divino. Le leggende narrano che… Secondo la leggenda la fondazione della cittadina avvenne per volere di una delle sorelle del re Priamo di Troia, Astiochena, che volle edificare un centro abitato nei pressi del tempio dedicato ad Hera. Alcune, invece, attribuiscono il nome “Insula”alle isole che si affacciavano sui tre promontori detti “Japigi” (Capo Rizzuto, Capo Cimiti e Punta Le Castella) in onore del mitico Japyx, figlio di Dedalo che, fuggito da Creta, trovò accoglienza in questa terra, in seguito ad un naufragio. Altri studiosi fanno derivare il nome di Isola al fatto che “Insula” era il luogo dove chi vi viveva godeva del diritto di asilo. L'imperatore di Costantinopoli, Leone VI elevò Isola di Capo Rizzuto a sede vescovile. La diocesi e quindi la cittadina è indicata nei documenti bizantini con il termine greco “Άσυλον” che significa “luogo sacro”, dove l'uomo non può essere perseguitato. La Torre Vecchia. Sulla costa sorge la Torre Vecchia, una vetusta torre di avvistamento di forma cilindrica eretta nel XVI secolo a guardia della zona contro le incursioni barbariche. La Torre era sotto la custodia di un milite e di un caporale che avevano l’incarico di vigilare giorno e notte e segnalare eventuali navi sospette mediante segnali: di giorni con l’ausilio del fumo e di notte accendendo un falò. Alla Torre si accede mediante un ponte levatoio in legno. Il Santuario della Madonna Greca eretto in onore della Protettrice dell’Isola è semplice e maestoso allo stesso tempo. E’ di nuova costruzione e ogni anno è meta di fedeli e devoti. Il faro in affitto e i ritrovamenti micenei. In località Capo Rizzuto è possibile ammirare il celebre Faro, considerato fin dall’epoca pre-ellenica luogo sacro e punto strategico per i naviganti. In seguito ad una disposizione del governo per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano, è possibile affittarlo. Nel 1977, sul promontorio di Capo Piccolo, tra Capo Rizzuto e Le Castella, l’archeologo Domenico Marino scoprì un insediamento dell’età del Bronzo antico e medio che ha restituito alcuni frammenti di ceramica minoico-micenea che indicano una testimonianza certa di contatti tra i popoli indigeni enotrio-japigi e l’universo minoico-miceneo. E’ possibile vedere i reperti presso il Museo archeologico nazionale di Crotone. Punta Le Castella. E’ una frazione di Isola Capo Rizzuto e colpisce per la sua bellezza e per il suo territorio incontaminato. Con la sua imponente fortezza aragonese domina l’intera baia e si ha ragione di credere che in questa zona si collochi l’isola di Calypso narrata da Omero nell’Odissea. Lo spettacolo più suggestivo è vedere questo avamposto cinquecentesco, di notte, illuminato da luci e fiaccole che si riflettono sulle acque e lo legano alla terra ferma da un minuscolo lembo di terra. Le Castella balzò agli onori della cronaca per essere stata teatro di sanguinose battaglie durante i vespri siciliani. Una vacanza all’insegna del relax tra mare meraviglioso e borghi pregni di storia.
Immaginiamo di essere a bordo della nostra auto, una di quelle spaziose, con il cofano bello ampio da contenere tutte le nostre valigie. Impostiamo il navigatore, allacciamo la cintura di sicurezza, ingraniamo la prima e dirigiamoci verso Roccella Jonica, una delle località più rappresentative della costa jonica calabrese, edificata sui resti della città magno-greca di Amphisya, citata dal poeta romano Orazio nei suoi poemi. Costa dei Gelsomini e Bergamotto. Roccella si sviluppa lungo la Costa dei Gelsomini che va da Riace a Locri. Sono 90 chilometri di arenili bassi e sabbiosi, racchiusi tra alte rocce a picco sul mare, dove sono stati costruiti stabilimenti balneari perfettamente attrezzati. I fiori di gelsomino, raccolti dalle gelsominaie, vengono utilizzati per la preparazione di profumi. Nel linguaggio dei fiori questa pianta simboleggia la sensualità, l’amore divino e la buona fortuna nel matrimonio. I suoi 5 petali indicano la Grande Madre, che nell’antichità si pensava potesse proteggere dal Male. Il bergamotto è un’altra specialità di questa terra. Si tratta di una pianta simile al limone che cresce nel tratto tra Roccella e Reggio Calabria. Il suo nome in arabo significa “pero del Signore.” Ha un profumo intenso, deciso, ricco di carattere. Viene utilizzato in cucina ma anche nella cosmetica. Dal frutto, infatti, si ricava un olio essenziale che è alla base di tutti i profumi del mondo. Bandiera blu per il mare e verde per la spiaggia. Roccella si è aggiudicata, anche quest’anno, il prestigioso doppio riconoscimento di Bandiera Blu per il mare e Verde per la spiaggia più pulita. Il mare cristallino, i fondali ricchi di flora e fauna e la sensazione della sabbia bianca sulla pelle fanno di questo mare uno dei più belli d’Italia e del borgo una di quelle località accessibile a tutti con alberghi, ristoranti, B&B dai prezzi abbordabili. A spasso per il borgo con il bike sharing. Il potenziamento della mobilità sostenibile ha dato vita a 8 km di pista ciclabile e ad aree pedonali. In sella alla nostra bici è possibile arriva fino al borgo e visitare il Castello, caratteristico per la sua collocazione in cima ad una roccia a 100 metri s.l.m. Costruito per volere di Gualtieri De Collepietro, in epoca normanna, ottenne lustro durante la reggenza del principe Fabrizio Carafa, grande persecutore di Tommaso Campanella. La Torre di Guardia venne edificata per sorvegliare la cittadina dalle scorribande dell’esercito turco. La terrazza, oggi restaurata, è accessibile e offre un panorama sull’intera vallata da togliere il fiato. Mediante una passeggiata panoramica/archeologica è possibile osservare da vicino i resti dell’antica Cittadella Medioevale. Si parte da Torrente Zirgone e ci si inoltra fino alla Torre di Pizzofalcone. Poco distante da Piazza Vittorio le Due Colonne si ergono maestose ed imponenti quasi a creare una porta d’ingresso al mare. Si tratta di due elementi in porfido provenienti dall’Egitto e destinati, con ogni probabilità, per l’edificazione di un antico tempio pagano. Eventi, sagre e tanto divertimento. Per la gran soirée le opzioni sono molteplici. Il lungomare offre una vista spettacolare e la possibilità di fare una bella passeggiata tra negozietti tipici e locali all’aperto. Innumerevoli sono gli eventi, i concerti e le sagre. Per i più “giovani” le discoteche offrono musica e allegria responsabile. Non perderti l’alba sulla spiaggia quando il sole si sveglia tra le onde del mare.
Ci troviamo sulla costa ionica, in provincia di Reggio Calabria in una splendida cittadina dove la leggenda ci racconta di un borgo tutto da vivere: stiamo parlando di Caulonia. Secondo quanto tramandato da Licofrone il nome deriverebbe da Caulone, figlio dell’amazzone Cleta, approdata in Italia al tempo della guerra di Troia e qui insediatasi in qualità di regina della città da lei fondata, Cleto. Già feudo dei Carafa è stata per lungo tempo conosciuta con il nome di Castelvetere. Il ritrovamento di alcune strutture greco-romane in località Focà-Mattanusa indusse alcuni studiosi locali a credere di essere di fronte ai resti dell'antica Kaulon; ciò originò l'attuale denominazione del Comune, sebbene l'effettiva ubicazione della città magno-greca sia stata successivamente scoperta da Paolo Orsi presso il faro di Punta Stilo di Monasterace. Nel 1945 Caulonia si rese protagonista di tumulti popolari che sfociarono nella proclamazione della Repubblica di Caulonia, esperienza durata pochissimo. Mare meraviglioso Una spiaggia sconfinata dalla sabbia bianca, un mare azzurro cielo, lo sguardo che si perde nello skyline verso l’orizzonte ed oltre. Trascorrere una vacanze in questo luogo è come fare una viaggio in un luogo esotico facendo solo pochi chilometri. Centro storico come un fortino Il centro storico è situato sul cucuzzolo collinare a 300 metri di altitudine e domina l’intera vallata. E’ simile ad una roccaforte, circondato da dirupi che lo rendono ancora più suggestivo. La struttura è di stampo medievale ma conserva al proprio interno motivi bizantini. Caulonia è, anche, ricca di monasteri. Celebre l’Eremo di Sant’Ilarione. Del Castello Normanno dei Carafa, principi di Roccella, rimangono solo pochi ruderi: la cinta muraria e le porte urbiche. La torre dei Cavallari (XV sec.), situata in località Casigli, veniva utilizzata come torre di guardia e faceva parte di un ingente sistema di avvistamento costiero. Le Cascate di Caulonia Le cascate di San Nicola sono un’attrattiva di notevole impatto, non solo visivo, ma anche naturalistico. Fare il bagno qui è un’esperienza irrinunciabile. Il contatto con l’acqua che sgorga, la natura incontaminata di boschi misti, i fiumiciattoli che segnano un percorso inatteso, le montagne che fanno da raccordo, danno l’idea di essere in una vera e propria oasi. L’area è attrezzata per consentire di trascorrere l’intera giornata. La zona pic-nic è provvista di ogni confort e il bar è sempre fornito. Risalendo l’Allaro si passa dai tragitti con oasi naturali e tranquilli laghetti, a vere e proprie avventura nell’acqua, con attraversamenti a nuoto controcorrente, tra paesaggi nascosti e soavi melodie regalate da scroscianti cascate. Kaulonia Tarantella Festival Si tratta di una manifestazione che ogni anno – generalmente nella seconda settimana di agosto – attira turisti provenienti da ogni parte del mondo. E’ un modo per celebrare questo ballo infuocato che è la tarantella con giorni di musica, canto, ballo, aggregazione e divertimento in un festival che celebra la musica tradizionale calabrese.
L’Allieva è il romanzo d’esordio della giovane scrittrice messinese Alessia Gazzola - edito da Longanesi nel 2011 - che ha riscosso talmente tanto successo, sia di pubblico che di critica, da spingere fin da subito la casa di produzione Endemol ad acquistarne i diritti per farne una fiction che andrà in onda ad autunno 2016 su Rai Uno. E siamo certi che sarà un sicuro successo. Sì, perché le vicende della dolce e pasticciona Alice Allevi incarnano, sotto tanti punti di vista, le nostre. La specializzanda in Medicina Legale più amata della letteratura italiana è una vera e propria calamita per guai, riesce sempre a ficcarsi in situazioni strampalate ma ne viene a capo collezionando, nei suoi personalissimi renaissances, un numero spropositato di figuracce che diventano all’occorrenza situazioni talmente tanto comiche che non possono far altro che strapparti una risalta. Alice vive quotidianamente la vita dell’Istituto di Medicina legale a Roma - ″il santuario delle umiliazioni″ come lo definisce lei stessa, animato da personaggi caratterizzati da uno spiccato sadismo e da uno sciabordante carrierismo - e si barcamena tra cadaveri, gialli da risolvere, cold case il tutto farcito da battute al vetriolo che alimentano un rapporto di ambigua attrazione tra lei e il Dott. Claudio Conforti, ricercatore dal sorriso destabilizzante e dai modi di fare fin troppo spicci. Come se non bastasse, a mandare in confusione la bella dottoressina ci si mette anche l’affascinate giramondo Arthur. Lo stile narrativo della Gazzola è allegro, divertente, fresco. Le parti gialle - narrate con estremo tatto senza troppa morbosità nell’analizzare i dettagli più cruenti di un delitto - si alternano sapientemente alle situazioni rosa, da chick lit. Alice ricorda, per certi versi, la simpatica spendacciona Rebecca Bloomwood, simbolo dei romanzi di Sophia Kinsella, coadiuvata dalla tenacia dei personaggi austeniani e dalla brillantezza di Bridget Jones. Ma quello che bisogna riconoscere alla Gazzola è di aver creato un genere tutto nuovo in Italia, aver saputo incanalare questa Kay Scarpetta nostrana nel contesto romano ed essere stata capace di raccontare il thriller da una nuova angolazione: quella del tavolo settorio. Tutto parte da lì e si alimenta con la curiosità di Alice che, pur di scoprire la verità, è disposta davvero a tutto. La fiction partirà proprio dal primo romanzo L’Allieva e si snoderà lungo tutti gli altri racconti: da Un Segreto non è per sempre a Le Ossa della Principessa per concludersi in Una lunga estate crudele – ultima fatica letteraria che consigliamo. A dare il volto alla bella Alice sarà Alessandra Mastronardi, Conforti avrà il fascinoso piglio di Lino Guanciale ed Arthur, invece, sarà interpretato dall’aitante Dario Aita. L’appuntamento è, dunque, in libreria e in autunno sul piccolo schermo.
Sergio Sylvestre è il vincitore della quindicesima edizione di Amici di Maria De Filippi. Con il 61% dei consensi si è aggiudicato la vittoria davanti all’amica-collega Elodie Di Patrizi che si è portata a casa il Premio della Critica ed anche una valanga di complimenti da parte della Sala Stampa chiamata a raccolta dalla Re Mida della televisione italiana. Terzo classificato il ballerino Gabriele, già vincitore della categoria danza, che ha ottenuto uno stage di sei mesi presso una compagnia di ballo internazionale e ultimo – ma solo numericamente – Lele che sicuramente ha impressionato per le sue doti di musicista ma pare ancora un po’ troppo acerbo, complice anche la sua giovane età, solo 19 anni. Premio Fonzies al ballerino Ale, uscito durante la semifinale. Il “Big boy” Sergio, per gli amici Sergione, si è messo in luce fin da subito per la sua incredibile presenza scenica – dovuta non solo alle sue dimensioni – accompagnata da una voce potente ma allo stesso tempo delicata come una seta e morbida come il velluto. Ultimo superstite della squadra dei Blu capitata nata da JAx e Nek, il giovane ventiquattrenne di Los Angeles, con un passato da giocatore di football americano alle spalle, ha conquistato pubblico, critica e giurati, mostrando, con la sua ugola d’ora, di saper spaziare tra il pop, il rap, il soul e chi più ne ha più ne metta. Nonostante una lieve flessione per quanto riguarda gli ascolti rispetto allo scorso anno, Amici si attesta come il talent show della tv generalista più riuscito e completo, capace di sfornare talenti alla velocità della luce. Il merito di tutto questo successo è da tributarsi, ovviamente, a Maria e alla sua capacità di aver saputo dare corpo ad un format tutto italiano in grado di adeguarsi ai tempi che cambiano e di essere sempre in linea con le nuove tendenze musicali. La presenza del quarto giudice Morgan ha dato quel quid in più alla trasmissione, con i suoi giudizi sempre misurati, contenuti e mai fuori luogo dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che è un’enciclopedia vivente della musica. Siamo lontani anni luce dal Marco-Morgan prima donna di XFactor. Solo un piccolo appunto: se doveste mai riconfermare la Oxa per il prossimo anno, vi prego, fatele capire che la vita è anche gioia e che non bisogna, necessariamente, prendersi sempre sul serio. Ad ogni, modo, i casting per la nuova edizione di Amici sono già aperti. Maria è come Stachanov, non si ferma mai.
Ebbene sì! È con immenso rammarico che siamo costretti a dirvi che la nuova fiction targata Rai Uno, Il Sistema in onda ogni lunedì alle 21.20 impressiona ma non convince. Il nuovo prodotto incentrato sulle recenti vicende che hanno travolto la Capitale d’Italia e portato a galla il famigerato mondo di mezzo che credevano rilegato alle storie narrate da Tolkien si fa materia viva ed investe e travolge Roma. Lo scandalo Mafia Capitale viene qui raccontato attraverso la figura di un Maggiore della Guardia di Finanza, Alessandro Luce (Claudio Gioé) che, dopo il suicidio del fratello, scopre che questi era sceso a patti con la criminalità per salvare la fabbrica di famiglia. Spinto dalla voglia di ottenere giustizia (c’è sempre il Cavaliere senza macchia e senza paura) Alessandro decide di infiltrarsi nel Sistema dove si troverà a rapportarsi con personaggi squallidi come Il Rosso, spietati come l’avvocato Alcamo ed intriganti come la dark lady Daria Fabbri, interpretata da una convincente e bellissima Gabriella Pession. Per portare a termine la sua “missione” Alessandro si farà aiutare dai suoi ex colleghi del Gico, gruppo speciale della Guardia di Finanza, ed è proprio lì che ritroverà l’ex fidanzata e capitano Floriana (Valeria Bilello) ancora innamorata di lui e in pena per la sua vita. Sulle prime la fiction ha conquistato, i dati auditel della prima puntata hanno ripagato gli sforzi, ma già la seconda messa in onda pare in affanno. La fiction è un misto di poliziesco, action puro dove le pieghe della storiella sentimentale si intrufolano giusto per ricordarci che siamo sempre su Rai Uno. Come non si può portare una fiction come Gomorra sulle reti nazionali, perché non verrebbe apprezzata, allo stesso modo non si può pretendere che il pubblico della rete ammiraglia gradisca un prodotto che predilige l’action e la storia raccontata alla curiosità di scoprire chi sceglierà Alessandro e se Daria si redimerà prima o poi. La linea di demarcazione è talmente tanto netta tra bene e male che sappiamo già per chi tifare, siamo già consapevoli che Alessandro non si farà incantare dal fascino dei soldi e che Daria è una buona travestita da cattiva. Non so se nella vita reale questo tracciato sia così netto, se i buoni restino tali sempre e comunque mentre i cattivi siano spinti ad azioni terribili perché nella vita hanno sofferto. Più che una fiction nazionalpopolare temo sia un prodotto più di nicchia ed in questo il paragone con la realtà la inchioda. Le vicende di Mafia Capitale ci hanno dimostrato tutt’altro, ci hanno fatto vedere che nel mondo di mezzo bene e male si fondono e alle volte i buoni sanno essere più spietati del cattivi.
Mercoledì, 27 Aprile 2016 16:22

Torna il Rischia Tutto ed è boom di ascolti

Giovedì 21 e venerdì 22 aprile sono andate in onda sulla rete ammiraglia le due puntate speciali del Rischia Tutto. Il popolare quiz – una volta si chiamava così – degli anni ’70 è stato rispolverato per l’occasione e portato alla vittoria degli ascolti da un Fabio Fazio sempre più in delirio di ego-potenza. Ad affiancare il padrone di casa di Che tempo che fa la giovane attrice rivelazione del film di Virzì Il capitale umano, Matilde Gioli, laureata in Filosofia, tanto per mettere subito in chiaro che la valletta senza cervello non esiste più e che la cultura in tv fa figo. Nella serata di giovedì una vagonata di ospiti vip - da Vincenzo Salemme a Lorella Cuccarini, passando per Fabio De Luigi, Fabrizio Frizzi, Christian De Sica e gli “storici” personaggi del Rischia Tutto di Mike: la mitica ed indimenticata signora Longari, Andrea Fabbricatore e Maria Luisa Migliari, oltre a nostra signora della televisione, Maria De Filippi; l’unica donna Mediaset alla quale vengono rivolti inchini e salamelecchi ogni volta che mette piede in Rai - hanno allietato il telespettatore ed offerto un’istantanea del “come eravamo” che fa subito scattare l’effetto Amarcord e l’immancabile lacrimuccia. Materia vivente: Alberto Tomba. Il meccanismo è lo stesso di 40 anni fa. Semplicissimo, lineare, di una comodità estrema ma che Fazio ha reso con tempi lunghissimi di realizzazione. Agli ottimi ascolti, oltre 7 milioni di telespettatori e il 28.80 % di share della seconda serata, ha contribuito ovviamente l’effetto novità, la curiosità di vedere quanto questo celebrato “remake” potesse all’atto pratico funzionare e, naturalmente, la presenza trainante di Fiorello, acclamata Materia vivente della serata di venerdì. Fiorello non ha fatto praticamente nulla, forse non voleva spendersi per uno spettacolo un po’ fiacco, la sensazione era questa, ma solo raccontando quei pochi aneddoti sulla sua vita sarebbe capace di tenerti incollato al televisore per ore e Dio solo sa quanto vorremmo rivederlo sul piccolo schermo. Vincitore del remake targato Fazio è stato un professore calabrese di Filosofia tale Stefano Orofino che si è portato a casa 132 mila euro rispondendo esattamente a tutte le domande sulla Storia della Juventus. Il Rischia Tutto verrà riproposto in autunno assieme a tutto l’ambaradan – Signor No incluso che, per la cronaca, è identico a quando era giovane – con la speranza che vengano limate alcune cose e potenziate delle altre, che il ritmo sia più veloce e meno sonnecchioso e che Fazio la smetta di avere quel solito atteggiamento da Signorina Rottermeier pronto ad impartirti la lezioncina da un minuto all’altro. Nel complesso è stato uno spettacolo godibile, merito del Grande Mike che ci ha dimostrato ancora una volta che la televisione di ieri è meglio di quella di oggi.
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