Sabato 08 Ottobre 2011 00:00    Stampa
5-14 OTTOBRE 1582: ...i giorni mai stati
Rubrica - I Ritorni
La Terra, alla fine di tutti i millenni, avrà i suoi dieci giorni di bonus da recuperare: il tempo, abituatosi alla pretensiosa fiscalità umana che si manifesta ogni qualvolta c’è qualcosa da riscuotere, a sorpresa di tutti, chiederà il riscatto. “Tranquilli, resto per un’altra decina di giorni. Ringraziate i vostri antenati, finché siete ancora in tempo.” E svanirà puntuale.
Quando non ci sarà più nulla da capire, si capirà che il tempo sarà scaduto in tempo, finendo in ritardo di dieci tramonti.
Ebbene sì, gli antenati dei nostri eredi, nel lontanissimo eremo del 1582, un bel giorno si svegliarono e decisero che doveva esserci qualcosa da rivedere, non tutto quadrava chiaro. Fu così che venne modificato il tempo che, sebbene sconvolto e rappezzato a proprio piacimento, non avrebbe mai potuto ribellarsi di questa sovversione. Non come gli affari, le istituzioni e, ultime, ma in vetta alla lista, le persone. Nessuno si sognerebbe di cambiare solo ed esclusivamente per ordine di un’altra persona; molti credono di cambiare e di adeguarsi al volere altrui, ma, in realtà, fingono solamente per quieto vivere. Il libero arbitrio è nato prima dell’uomo.   
Ma torniamo al nostro scandire di giorni. Fino all’anno sopraindicato, era in uso il calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C. sotto consiglio dell’astronomo Sosigene. Col passare dei secoli, ci si accorse che questa dimensione temporale era inesatta, in quanto causava uno scompenso di undici minuti annui. Cifra insignificante, se presa singolarmente.
Cifra esorbitante, quando gli anni diventano millenni.Intorno al 1582, gli undici minuti, che erano intanto lievitati indisturbati, divennero ben dieci giorni di scompenso. Fu il matematico Cristoforo Clavio a fare bene i calcoli e papa Gregorio XIII ad usufruire del nome del nuovo calendario che, da allora, è detto gregoriano. Per recuperare i famosi dieci in più, il giorno dopo il 4 ottobre fu il 15 ottobre del 1582. Suvvia, senza pensarci troppo su: cancellati, mai esistiti. Tutto venne plasmato ad interesse ecclesiastico: il salto quantico da un giorno a un altro non consecutivo venne fissato per ottobre perché mese con minor numero di feste religiose; dopo il 4 e non prima, per non intaccare la celebrazione della festa di San Francesco e, ovviamente, della festa di San Petronio, patrono di Bologna. Per chi non lo sapesse, papa Gregorio XIII era bolognese e la storia e le leggi, come si sa, le fanno i vincitori e non solo di una guerra, ma anche di una causa, di un discorso.
Non mancarono le solite furberie che tuttora ci fanno sorridere: le servitù vollero essere pagate anche per i dieci giorni mancanti, i debitori volevano annullare le scadenze che avvenivano nei giorni andati a monte e procrastinare la loro condizione.
Debitori ci si nasce, non ci si diventa.
E’ come nascere con un vizio o con una droga dentro: vivere del lavoro degli altri e non provare dolore e nemmeno gioia. L’importante è che arrivi un altro giorno e poi un altro ancora: a saldare il conto ci penserà il domani, forse. Nell’attesa, si può sperare che il domani dimentichi. Nulla di più insensibile e umiliante. L’uomo vero, l’uomo onesto, l’uomo che non è nato con il debito addosso, non fa sonni tranquilli se nella sua tasca ci sono soldi o perdoni da restituire.Mondo era e mondo è. Non siamo cambiati poi tanto, semplicemente fingiamo di esserlo. Mi chiedo cosa sarebbe accaduto se “i giorni che non ci sono” fossero accaduti oggi. Cosa accadrebbe di tutti i progetti fissati entro quel lasso di giorni. Per una sciocca insicurezza e per avere sempre sotto controllo le emozioni e le situazioni, pianifichiamo per intero la nostra vita, non solo giorni prima, ma soprattutto mesi, anni prima.
Beh, non accadrebbe assolutamente nulla.
Il tempo non bada a sottigliezze umane, né, tantomeno le convenzioni fissate da qualcuno venuto prima di noi, ci cambiano gli eventi importanti; quelli, si sa, non hanno giorni. Il tempo non ha mai tempo nelle sole cose che ci rendono felici. E non conosce nemmeno i calcoli matematici o le disposizioni burocratiche, continua a scorrere con la sua eleganza e la sua disinvoltura, e noi lo rincorriamo senza raggiungerlo mai.
Se qualcosa è andato perso, se dei giorni sono stati dimenticati, essi verranno recuperati e ritorneranno.
Sempre.
E’ il caso di dirlo: “ogni cosa al suo tempo".
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