Sabato 08 Giugno 2013 00:00    Stampa
Tempo di crisi, emergenza sociale
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Quando i nostri nonni ci parlavano della crisi sembrava un qualcosa distante da noi, spesso con sorpresa e interesse li ascoltavamo immaginando la povertà, altre volte con noia e disattenzione pensavamo “a noi non potrà mai succedere”. Ci sbagliavamo. Con le nuove tecnologie, la ricchezza, il benessere e, se mi è consentito, un po' di intelletto in più, era impensabile che un Paese come il nostro entrasse in crisi, eppure è successo. Ed è così che il 2012, l'anno tanto temuto poiché i Maja predissero una fine del mondo, è divenuto l'anno della grande crisi italiana.

Le difficoltà economiche ormai stremano tutti i cittadini: mancanza di lavoro, debiti, ritardi nei pagamenti, tasse e stretta creditizia. Dai vertiginosi aumenti continui della benzina agli ultimi, solo per tempistica, aumenti sulle bevande gassate e sugli alimenti ipocalorici. Le manovre economiche indette dal governo provvisorio sono molte e tutte mirano ad alleviare le oscure sorti dell'Italia, ma servono a poco o a nulla come predetto da alcuni. Intanto la popolazione è stremata e tra scioperi, proteste, disguidi si è arrivati anche ai suicidi. È ormai emergenza sociale, non è raro, infatti, trovare nelle pagine di cronaca un suicidio legato alla crisi. Ad oggi sono 38 i morti dall'inizio dell'anno e tutti collegati alle difficoltà economiche, tanto che l’Ordine degli psicologi hanno siglato un accordo con alcune associazioni di categorie degli imprenditori in Campania per fornire loro assistenza e consulenza per affrontare il disagio che oggi attanaglia il mondo dell’impresa. Ma quando l'economia e il denaro sono divenuti più importanti della vita? Ci hanno sempre insegnato che nulla al mondo vale più del vivere, che tutte le difficoltà si superano e che dopo la tempesta c'è sempre il sereno, però non sembra più così. È proprio vero che il mondo è cambiato! Oggi quello che fa paura più di tutto è la miseria, l'abitudine al benessere ha condizionato a tal punto l'essere umano che anteporrebbe il denaro a tutto, dimenticando forse i veri valori. Di fronte alla crisi però tutto passa in secondo piano. Si ha paura di tutto e non ci sono più certezze, né sicurezze. In questo clima sconcertante i disoccupati sono circa 915, ovvero il 21% della popolazione, dati purtroppo destinati a crescere. Il lavoro è poco, i prezzi come le truffe aumentano e tra le rivendicazioni generali cresce anche la paura. Ma di chi è la colpa di tutto questo? Beh, non si può attribuire ad un unica persona. Chi ci governa ha da sempre fatto errori politici e strutturali, ha anteposto i propri interessi a quelli collettivi riducendo il Paese allo stremo delle forze, ma c'è da dire che anche il cittadino dovrebbe assumersi la proprie colpe. Un “mea culpa” dovrebbe essere recitato da entrambi i lati. I cittadini si sono fidati del potere politico che a sua volta ha approfittato della clemenza e della generosità del Popolo e questo è il risultato. Per ora non ci resta che sperare in un futuro migliore, con forza, coraggio e tanta pazienza e che Dio ce la mandi buona!

(Salvatore Parente)

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