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Rubrica


L’Italia (e Terzigno…) che si risolleva Stampa
Rubrica - I Ritorni
Giovedì 26 Gennaio 2012 00:00
Mentre un’Italia affonda nelle sue navi che non sono a largo e nelle ingestibili banconote che - sarà che son di meno- perché non vengono più prodotte a Roma, c’è un’ altra Italia che si risolleva.
Venezia, che vive il futuro col rischio di scomparire sommersa dalle sue stesse acque, ora potrebbe salvarsi: secondo uno studio iniziato dall’Università di Padova, basterebbe iniettare acqua salata nella profondità del sottosuolo veneto per ottenere un approssimato innalzamento di 30 cm in dieci anni.
Di contro, dalle nostre parti, crolla la “Venezia di 3500 anni fa”, l’antico villaggio palafitticolo venuto alla luce in via Longola, sito in Poggiomarino.

Qui a Terzigno non ci sono grandi navi e l’unica marea che ci assale non viene dal mare, ma dalla campagna sottostante il Vesuvio, durante le piogge torrenziali di settembre.
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Un disastro ferroviario, una sigaretta spenta e un pollo infetto Stampa
Rubrica - I Ritorni
Giovedì 12 Gennaio 2012 17:37
Gennaio ha tante date da ricordare, tante da dimenticarne. Gennaio come gli altri mesi di un convenzionale tempo. Ma gli inizi, si sa, come le fini, rimangono sempre più impressi.
Di gennaio e dei suoi primi giorni, ho scelto tre accadimenti non troppo lontani, non farà fatica la memoria a ritornare qualche passo più indietro.
Un disastro ferroviario, una sigaretta spenta e un pollo infetto sono rispettivamente una tragedia, una legge giusta e un allarme epidemia.
Procediamo per ordine.
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La Vita è Bella Stampa
Rubrica - I Ritorni
Martedì 20 Dicembre 2011 18:55
Caro lettore,
è come mettersi in macchina e non sapere dove si è diretti: i giri del motore, alla stregua dei giri della vita, non si possono narrare.
Il 19 dicembre del 1997 le sale cinematografiche italiane erano piene di spettatori. Se Benigni portava sulla pellicola La Vita e diceva che era Bella, a priori, c’era da immaginarsi il successo che ne sarebbe conseguito.Inizia con queste parole l’attesa di una delle prime scene, dei primi minuti: “Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla.
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Poveri e giovani per sempre Stampa
Rubrica - I Ritorni
Lunedì 12 Dicembre 2011 00:00
Siamo noi in tanti o sono in tante le nostre priorità?Qualche giorno fa ho intercettato una disturbata frequenza alla radio.  Parlava di un’odierna situazione economica in toni catastrofici ed epidemici.
Ci incamminiamo al riparo dal carovita a “piedi scalzi”, come conseguenza di un carburante che aumenta peggio di un lento castigo, o come preludio di averne le tasche vuote, in quanto a spiccioli e in quanto a speranze. Poveri e giovani per sempre è lo stato attuale che ci rappresenta; vittima, a quanto si dice, di uno Stato tiranno. La crisi per i prezzi e le tasse in continua salita ci rende poveri, le pensioni postecipate ci allungano i tempi della”gioventù”, perché, alla fine del lavoro e della forza di cui ci serviamo per sostenerlo, diamo, per antonomasia, il nome di vecchiaia. Un riposo dalla vita che è passata, senza essere vista. Un ritrovo. Il 6 dicembre del 2003 a Roma si mobilitarono Cgil, Cisl e Uil per protestare contro la riforma pensionistica sancita; secondo cui, a partire dal 2008, si sarebbe potuti andare in pensione solamente a patto del compimento dei 40 anni di contributi versati e con un’età di 65 anni.
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Il Muro della libertà: Berlino, 9/11/1989 Stampa
Rubrica - I Ritorni
Giovedì 17 Novembre 2011 11:25

C’è un muro invisibile che non riusciamo a scavalcare mai: quel muro ha nome paura, e cambia da persona a persona. Una paura può essere grande, piccola, incompresa, comune. Il più delle volte è segreta. Costruiamo dentro muri più alti di noi che cadono e ricompaiono nuovamente; il cemento e la sua polvere non scompaiono mai del tutto. Le persone che vivevano nella Berlino Est avevano paura che non avrebbero mai più rivisti i loro cari che abitavano nella Berlino Ovest. Li separava un muro lungo 155 km, invalicabile e tiranno di affetti. In cinquemila tentarono la fuga; in questa corsa disperata alla libertà in circa duecento trovarono la morte. Il non ribellarsi e il rimanere nelle proprie case pagava, ma pagava con denari di nostalgia. Certo, la vita scorreva normale per chi aldilà del limite non aveva lasciato niente e nessuno; ma chissà perché l’uomo avverte sempre un senso di vuoto quando ha dinanzi a sè dei confini. Furono ventotto anni di “prigione” da cittadini liberi. Ci pensate? Ventotto anni. Qualcuno dovette trovarsi un lavoro nuovo. Chiunque lasciò un bambino, il “giorno dopo” trovò un uomo. Alcuni amori, col tempo, si dimenticarono in altri amori. Fu il simbolo più imponente del dilagare della Guerra Fredda che divise non solamente la Germania fascista dalla Germania comunista, ma l’Europa occidentale, che conobbe il boom economico e continuò a progredire, e quella orientale, che viveva principalmente di agricoltura. Nacque indebolita la speranza quando si scontrò con gli anni vani che scorrevano separati uno ad uno. Non è da biasimare chi scavalcò il muro e perse la paura, nessuno si sarebbe permesso di fermarlo e giudicarlo folle. Mi sono spesso concentrata sul valore e lo scopo dei luoghi: quanto rimane di antico e di ricordo lì dove la svolta e il mutare o riepilogarsi degli eventi ha devastato tutto intorno? A Berlino ci sono le famiglie congiunte e pezzi di muro che ora sono diventati dei souvenirs. L’uomo non perde mai occasione per trovare un argomento di business ovunque, anche dove non dovrebbe e dove inneggiano preghiere a conteggio. Ma lasciamo perdere, questa è questione a parte. 

Ventidue anni dopo, in quest’anfratto novembrino, anche a noi è toccata la libertà da una politica da censura: per fortuna, non crollano soltanto muri, ma anche governi negletti. Novembre porta bene.
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