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I Ritorni

Quando ci mettiamo in viaggio per ritornare, ritorniamo sempre verso un punto già noto.  Vi ritorniamo per nostalgia, necessità o destino.

Anche qui, in questa nuova rubrica curata da Antonella Bianco, si ritorna, ma si ritorna in quei luoghi in cui il tempo non è trascorso ordinario. Saranno riproposti casi di cronaca vicina o lontana, avvenuti in prossimità dei giorni che ci apprestiamo a vivere.

Affinché nessuno possa mai dimenticare che i veri ritorni sono i nostri ricordi.



Giovedì 17 Novembre 2011 11:25    Stampa
Il Muro della libertà: Berlino, 9/11/1989
Rubrica - I Ritorni

C’è un muro invisibile che non riusciamo a scavalcare mai: quel muro ha nome paura, e cambia da persona a persona. Una paura può essere grande, piccola, incompresa, comune. Il più delle volte è segreta. Costruiamo dentro muri più alti di noi che cadono e ricompaiono nuovamente; il cemento e la sua polvere non scompaiono mai del tutto. Le persone che vivevano nella Berlino Est avevano paura che non avrebbero mai più rivisti i loro cari che abitavano nella Berlino Ovest. Li separava un muro lungo 155 km, invalicabile e tiranno di affetti. In cinquemila tentarono la fuga; in questa corsa disperata alla libertà in circa duecento trovarono la morte. Il non ribellarsi e il rimanere nelle proprie case pagava, ma pagava con denari di nostalgia. Certo, la vita scorreva normale per chi aldilà del limite non aveva lasciato niente e nessuno; ma chissà perché l’uomo avverte sempre un senso di vuoto quando ha dinanzi a sè dei confini. Furono ventotto anni di “prigione” da cittadini liberi. Ci pensate? Ventotto anni. Qualcuno dovette trovarsi un lavoro nuovo. Chiunque lasciò un bambino, il “giorno dopo” trovò un uomo. Alcuni amori, col tempo, si dimenticarono in altri amori. Fu il simbolo più imponente del dilagare della Guerra Fredda che divise non solamente la Germania fascista dalla Germania comunista, ma l’Europa occidentale, che conobbe il boom economico e continuò a progredire, e quella orientale, che viveva principalmente di agricoltura. Nacque indebolita la speranza quando si scontrò con gli anni vani che scorrevano separati uno ad uno. Non è da biasimare chi scavalcò il muro e perse la paura, nessuno si sarebbe permesso di fermarlo e giudicarlo folle. Mi sono spesso concentrata sul valore e lo scopo dei luoghi: quanto rimane di antico e di ricordo lì dove la svolta e il mutare o riepilogarsi degli eventi ha devastato tutto intorno? A Berlino ci sono le famiglie congiunte e pezzi di muro che ora sono diventati dei souvenirs. L’uomo non perde mai occasione per trovare un argomento di business ovunque, anche dove non dovrebbe e dove inneggiano preghiere a conteggio. Ma lasciamo perdere, questa è questione a parte. 

Ventidue anni dopo, in quest’anfratto novembrino, anche a noi è toccata la libertà da una politica da censura: per fortuna, non crollano soltanto muri, ma anche governi negletti. Novembre porta bene.
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Lunedì 07 Novembre 2011 00:00    Stampa
Terzigno, novembre 1921
Rubrica - I Ritorni
La Grande Storia non si è scordata di noi. Siamo stati noi ad andarla a cercare nei freddi ripari scavati nella terra bruna o a sorprenderla sulla pianura di neve e grano mozzato, dove i colpi cadono come pioggia a novembre. I contadini non sono mai stati addestrati a combattere. Partivano armati di forza, pazienza e speranza. La forza appresa nella stagione della semina, quando il terreno ha bisogno di essere amato. La pazienza coltivata nelle calamità invernali del lungo riposo e dell’attesa spoglia. La speranza fortificata sotto il sole cocente dei raccolti. I giovani non tornavano sempre. Quando accadeva, ritornavano dimezzati nel corpo e raddoppiati nell’anima per tutto quello che era passato sotto i loro occhi. Ritornavano scontando il peccato di essere sopravvissuti. Le donne attendevano mute alla finestra. Contavano i giorni che andavano e quelli che ancora mancavano, senza saper contare. Leggevano lettere febbricitanti che odoravano di paesi lontani, senza aver mai imparato a leggere. Le guidava il vergine istinto di madre, che non può sbagliare.
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Mercoledì 26 Ottobre 2011 00:00    Stampa
Il nostro anno in più
Rubrica - I Ritorni
Partiamo per ritornare nei nostri stessi posti.
Il cerchio si apre e si richiude qui, senza lunghi viaggi, né lunghe fatiche.
Terzigno conobbe il suo apogeo nella sventura. 
Furono i nostri giorni strani, furono i nostri intervalli confusi.
Furono i mesi delle strade bloccate e degli schieramenti cittadini: il popolo si divideva tra quelli che scendevano in strada a protestare e quelli rinchiusi all’interno delle proprie case e delle proprie automobili. I primi criticavano i secondi e viceversa.
C’era chi si sentiva numero, chi della mischia si rendeva estraneo.
Ognuno credeva di fare la cosa più giusta. Di chi fu vera gloria la storia: di chi pensò o di chi agì? Quando non c’è più equilibrio delle parti hanno tutti torto ed hanno anche tutti ragione. Così accadde un anno fa.
Maroni sentenziò: ”A Terzigno, i violenti cercano il morto”. Era il 26 ottobre 2010 e i boati di folla erano irrefrenabili, continuavano come tutto quello che continua e di cui non si conosce una fine nota.
Qui, invece, si cercava il vivo. Il vivo degli ideali, il vivo delle intenzioni, il vivo della vivibilità all’interno delle proprie radici. E le radici, anche quelle patriottiche, hanno bisogno di aria e terra pulita.
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Giovedì 20 Ottobre 2011 20:25    Stampa
AUTUNNI CALDI ...a confronto
Rubrica - I Ritorni
L’estate non dovrebbe prolungarsi oltre il proprio tempo. Ottobre passa in fretta, ma passa lasciandoci il tepore e lo stupore degli antipodi climatici, la lotta fra le ultime afe della bella stagione e i primi, inaspettati e violenti freddi di piogge e venti.
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Sabato 08 Ottobre 2011 00:00    Stampa
5-14 OTTOBRE 1582: ...i giorni mai stati
Rubrica - I Ritorni
La Terra, alla fine di tutti i millenni, avrà i suoi dieci giorni di bonus da recuperare: il tempo, abituatosi alla pretensiosa fiscalità umana che si manifesta ogni qualvolta c’è qualcosa da riscuotere, a sorpresa di tutti, chiederà il riscatto. “Tranquilli, resto per un’altra decina di giorni. Ringraziate i vostri antenati, finché siete ancora in tempo.” E svanirà puntuale.
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