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Scritto da Genny Galantuomo    Domenica 27 Ottobre 2013 08:42    Stampa
Il soldato buono Antonio Pio, partito da Napoli per far bene nel mondo
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Attualità - Attualità

Ci sono angeli che in silenzio, ogni giorno si svegliano e sanno che dovranno correre più veloci della cattiva sorte se vorranno donare un sorriso a chi soffre. In questa semplice frase è racchiuso il senso di una professione, quella del militare che, senza chidersi il perché di certe scelte sa che prima ancora di dover rispondere ad un ordine di un superiore, dovrà rispondere alla propria coscienza di soldato italiano. Di una nazione che ha fatto della solidarietà una virtù sociale.  Sono tanti gli episodi che vedono i nostri militari rendersi protagonisti nel mondo non solo nella quotidiana azione di soccorso e sostegno alle popolazioni sofferenti, ma anche con azioni che esulano dall’ordinario. E non servono né gradi né titoli per essere dei buoni soldati. La radice comune è sempre la stessa portare in alto il nome dell’Italia. Il caso in questione è quello che vede per protagonista un giovane volontario dell’Esercito Italiano: il Caporal Maggiore Autorino Antonio Pio, napoletano ed effettivo presso il 1°Reggimento di Manovra a Rivoli, che dopo la personale esperienza vissuta in terra afghana ha sentito il bisogno di non concludere la sua missione una volta rientrato in Patria. 

Il primo pensiero di Antonio Pio è stato ricordarsi dei tanti sorrisi che i bambin afgani regalano ai soldati buoni, quelli dei doni e dei regali che sono visti come dei protettori dai bambini afghani. E così non appena ha potuto il Caporalmaggiore Autorino non si è tirato indietro ed ha iniziato a mettere su una vera e propria catena di solidarietà, portando avanti nuovamente e con tenacia una serie di donazioni, accolte con entusiasmo di propri superiori diretti a partire dal Tenente Colonnello Marco Fiore (Comandante del Battaglione Logistico di Manovra) in Afghanistan e dal Colonnello  Giovanni di Blasi, Comandante del 1° Reggimento di Manovra. Il 28 settembre scorso ad Herat il " Provincial Recostruction Team, operante all'interno del " Regional Command West", ha organizzato una cerimonia per consegnare al Capo Dipartimento dell' Educazione della provincia di Herat, Mr. Tahery, 63 completi da calcio e 63 palloni  donati dal Comune di Scafati, dal 1° Reggimento di Manovra, dall'Associazione Nazionale Autieri d'Italia, dall'Associazione Amici del Territorio Onlus di Santa Maria la Carita', dall'Associazione Senza Frontiere Onlus di Torre Annunziata e dall'Associazione Aliunde di Scafati tutti Enti ed associazioni alle quali Antonio Pio si è rivolto con la speranza di riuscire a mettere su quanti più doni possibili per i giovani afghani. Ha messo su una vera e propria rete di solidarietà riuscendo con semplicità a far comprendere la nobiltà di un lavoro come quello del soldato italiano. L'attivita' di consegna dei doni si è avuta nei giorni scorsi in terra afghana ed e' stata  coordinata dal Maggiore Giovanni Di Marco, comandante del Cimic (Organo di Cooperazione civile-militare) e dal Capitano Gianluca Mele, Comandante della Gepat. Presente anche il responsabile del settore sportivo del Dipartimento Mr. Feerdows Didar. Dopo la consegna dei doni 15 studenti afgani, rappresentanti di alcune scuole di Herat, hanno poi giocato una partitella di calcio a 5  sul campo dedicato alla memoria del Caporal Maggiore Matteo Miotto caduto in Afghanistan nell’assolvimento del proprio compito. Nei giorni precedenti in Afghanistan era giunta la prima trance delle donazioni, riguardanti del materiale didattico, e piu' precisamente 500 cartelle , contenenti set completi da disegno. La consegna si e' avuta nel pieno dell’estate il 17 agosto 2013, in 7 diverse scuole della provincia di Herat, alla presenza delle massime cariche politiche.  Il contenuto delle donazioni e' stato calibrato secondo le numerose esigenze della popolazione scolastica afgana, e con la cosapevolezza che e' solo una goccia in un mare di disperazione e miseria, ma quella goccia dove cade lenisce come balsamo, il dolore della ferita. Cio' nonostante i nostri ragazzi continuano a portare in alto il vessillo tricolore, ancora una volta in una missione infinta di pace, dove tanti hanno perso il dono piu' prezioso, la vita, per un ideale di fratellanza, si distinguono nel compito piu' nobile di una azione umanitaria. Ed in altri casi come questo del Caporalmaggiore Autorino la missione non è finita con il rientro in Italia.

 

 

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