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Giovedì 20 Ottobre 2011 20:25    Stampa
AUTUNNI CALDI ...a confronto
Rubrica - I Ritorni
L’estate non dovrebbe prolungarsi oltre il proprio tempo. Ottobre passa in fretta, ma passa lasciandoci il tepore e lo stupore degli antipodi climatici, la lotta fra le ultime afe della bella stagione e i primi, inaspettati e violenti freddi di piogge e venti.
Non è di meteorologia che s’intende parlare, il tempo atmosferico è un preludio accidentale. Oggi è l’autunno caldo del governo. E’ l’autunno caldo dei SI a tutte quelle leggi che incrementerebbero lo sviluppo ma che rimangono utopie “in itinere” nei sogni della brava gente. E’ l’autunno caldo dei NO a un governo elitario che seleziona minuziosamente i propri interessi approvando una sfilza di leggi, quelle che tutti conosciamo come “ad personam”.
E’ l’autunno caldo delle promesse galleggianti e del governo che si frantuma sui teleschermi stanchi che non riescono a dare mai risposte, fuorché speranze azzardate.
L’informazione è gravida di questioni personali da ostentare. Nessuno se ne cura e, chi lo fa, ci rinuncia. Rinuncia a tutto lo sporco del sistema che manipola le idee. Spegne i rumori delle cronache di destra e sinistra, zittisce le prime e le seconde serate di partito, brucia i quotidiani e vive nel proprio mondo. Un giorno senza il mondo in cui viviamo, forse, sarebbe un giorno in cui il mondo è migliore.
E’ l’autunno caldo del governo, ma sono gli anni freddi di chi arriva a fine mese con pochi spiccioli nelle tasche. Sono gli anni freddi di chi ancora parte in cerca di futuro e di fortuna. Sono gli anni freddi di chi aspetta di essere assunto e di chi lotta ogni giorno per tenersi stretto un posto lascivo. Gli anni freddi dei laureati che distribuiscono volantini, del commercio che ti rende smoderatamente ricco e di quello che a fine giornata ti fa dire, ancora una volta: «la crisi la sento e la vedo». Non sto dicendo che tutti quelli che sprofondano nell’oro hanno dovuto per forza percorrere strade storte e illegali per costruire i loro imperi, immensi o piccoli che siano.
Sto dicendo che è poco credibile e quanto mai improbabile nascere già adulti forti e importanti. Fatta eccezione per le dinastie imperiali e le eredità che si tramandano che non sono storia nostra, ma vita di qualcun altro che non invidio. Le cose che ritornano e non si arrendono mai nell’evoluzione dell’uomo.
Si parlava di autunno caldo anche nel 1969, anno a ridosso del famoso Sessantotto e che, come tale, ne subì tutti gli strascichi. Erano i tempi delle lotte sindacali operaie e dei movimenti metalmeccanici che si raggruppavano tutti insieme a Piazza del Popolo a Roma.
Quella piazza finalmente diventava un popolo intero, la vita brulicava tra quelle braccia cariche di lavori pesanti e di manodopera, ma braccia ancora e più che mai umane.
 La bella gente si nascondeva dietro i propri palazzi, qualcuno di loro scendeva tra la folla. Non era emarginato, era accolto.
Un popolo è come una madre: non lascia mai i suoi figli soli; più ne sono, più ne riesce a sfamare. Un popolo è unito sia in guerra che in festa, una cerchia di pochi potenti protetti dalle mura alte dei propri uffici e dei propri uffizi non lo è mai.
Brava gente di allora, brava gente di ora. Lo siamo tutti ‘brava gente’, in fondo, a parere del nostro punto di vista. Anche il criminale condannato all’ergastolo ha una piacevole opinione di sé. Nessuno è mai pentito davvero, nessuno ammetterebbe di avere torto.
L’onestà non c’entra, quella è intrinseca. L’uomo sbaglia anche quando non ne ha voglia e finge anche quando, mostrando la vera parte di sé, farebbe, di gran lunga, una figura migliore.
Risvegliarsi, dunque. Risvegliarsi dal quotidiano, risvegliarsi dalla mentalità vesuviana. Una, due, tre persone sveglie non bastano. Ne occorrono tante che vadano controcorrente per seguire la regola e stare in equilibrio. Vi lascio una citazione letta per caso sul web e che fa al caso nostro:
“Cari amici, se sotto il pentolone dell’autunno caldo si continua ad attizzare fuoco, è logico pensare che l’autunno caldo diventi bollente”.
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