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Questa mattina, presso la base che ospita i contingenti finlandese ed irlandese, il Generale di Brigata Stefano Del Col, Comandante del Settore Ovest di UNIFIL e Comandante del Contingente Italiano, ha presieduto la cerimonia di consegna della medaglia commemorativa della Missione ONU in Libano ai caschi blu dei contingenti finlandese ed irlandese.Alla cerimonia, svoltasi, nella giornata di San Patrizio festa nazionale irlandese, hanno preso parte, oltre le numerose Autorità locali presenti, l’Ambasciatore Finlandese in Libano, Matti Lassila, ed il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Irlandesi, Generale di Corpo d’Armata Conor O’Boyle. Il Comandante del Settore Ovest, nel corso del suo intervento, ha voluto evidenziare l`eccellente lavoro svolto dai due contingenti nel settore di competenza grazie all`altissimo livello di professionalità e di profonda condivisione di intenti per l’implementazione della risoluzione delle Nazioni Unite 1701 del 2006. Nel Settore Ovest di UNIFIL a guida italiana su base Brigata “Pinerolo”, sono impegnati i caschi blu di 11 diversi paesi per un totale di circa 3500 uomini e donne, tra cui il battle-group misto finlandese-irlandese. 

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L'opera dei soldati italiani in missioni di pace registra un'altra importante attività a favore delle popolazioni in cui i militari svolgono funzioni di controllo del territorio e di mantenimento della pace. Una buona notizia arriva dal Libano dove, nei giorni  scorsi, il Contingente Italiano in Libano ha consegnato, alla municipalità di Beit Lif, una cittadina dell’entroterra del Sud del Libano, attrezzature sanitarie di ultima generazione per il completamento del pronto soccorso locale. Per l’occasione, il Consiglio municipale ha organizzato una cerimonia di donazione alla presenza del Gen. B. Stefano Del Col, Comandante del Settore Ovest di UNIFIL e Comandante del Contingente Italiano, su base Brigata “Pinerolo”, in cui il Sindaco ed altre autorità presenti sono intervenute per ringraziare e sottolineare l’importanza del ruolo del caschi blu italiani impegnati nel sud del Libano in compiti delicati e fondamentali per la stabilità della regione e per la realizzazione di numerosi progetti a favore della popolazione civile. L’attenzione del Contingente Italiano verso il campo dell’assistenza ai cittadini discende dai compiti della risoluzione delle Nazioni Unite 1701 del 2006, e proprio per il settore sanitario, gli interventi sono indirizzati a creare dei centri di primo soccorso nei villaggi più lontani dagli ospedali, per questo motivo nello scorso mese di dicembre, i caschi blu italiani hanno donato a Beit Lif un’ambulanza per rendere più efficace la gestione delle urgenze di carattere medico. 

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Con Aurelio De Laurentiis alla guida del Napoli si disse che la società azzurra avrebbe assunto sempre più un ruolo di protagonista in ambito internazionale e stando alle ultime notizie che pervengono dalla martoriata terra afgana sembra essere proprio così. Il Napoli oggi ha adottato una squadra giovanile dell'Herat area in cui opera la Brigata Bersaglieri "Garibaldi" di stanza a Caserta attualmente guidata dal Generale Scardino. Alla consegna del kit da gioco, avvenuta tramite il contingente italiano di stanza ad Herat, ha partecipato via Skype anche mister Benitez, che ha parlato con i militari italiani (buona parte di loro sono di fede azzurra) e spagnoli presenti all’evento. «Il calcio ed il Napoli – si legge nel messaggio inviato dal presidente De Laurentiis – possono dare un po' di gioia e di fiducia ai soldati italiani in Afghanistan e al suo popolo che cerca la pace». Le formazioni giovanili dell'Herat da domani quindi scenderanno in campo con le maglie azzurre per lanciare così anche una nota cromatica di vita e speranza in un paese dilaniato da guerre ed attentati.

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Il  Caporal Maggiore Scelto Rocco Vastola è nato nel 1983 a Vico Equense  .Dal 2003 è un volontario dell’ Esercito Italiano, lavorando a Trento presso il 2 ° Reggimento Genio guastatori della Brigata alpina Julia, reparto con il quale ha partecipato alla missione  di pace  in Afghanistan e con il quale ha prestato soccorso umanitario all’isola di Haiti dopo il terribile terremoto del 2010; attualmente è impegnato con altri 50 genieri del 2° Reggimento guastatori nella missione EUFOR RCA a Bangui la capitale della Repubblica Centrafricana. La sua famiglia vive a Striano piccola realtà   in provincia di Napoli, luogo in cui torna ogni volta che riesce a ricavarsi una pausa dai numerosi impegni di servizio per stare con gli amici d’infanzia ed i parenti.

 Che genere di missione è quella che stai svolgendo?

“EUFOR RCA è una missione relativamente piccola (700 militari in tutto), ma estremamente efficace e soprattutto molto apprezzata dalla popolazione di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, dove l’Unione Europea esplica un’intensa azione diplomatica, militare e di assistenza allo sviluppo in uno dei Paese più poveri del mondo.La ragione del successo di EUFOR risiede essenzialmente nella presenza costante, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per le strade di Bangui: le pattuglie europee girano molto a piedi ed entrano in contatto con la gente, adottando un approccio ‘light’ che ha di fatto rianimato quella che era diventata una città fantasma dopo i violenti scontri interconfessionali scoppiati giusto un anno fa. Nelle strade è tornata la vita, i mercati hanno riaperto i battenti e per le strade circolano una miriade di veicoli, e tantissime persone in fuga dalla guerra civile sono rientrate a casa: all’inizio dell’anno si contavano - soltanto intorno all’aeroporto - oltre 100.000 profughi, mentre oggi sono meno di ventimila, grazie all’intervento internazionale e alla presenza di EUFOR, che ha garantito la sicurezza dello scalo di Bangui e facilitato l’azione delle organizzazioni umanitarie. A Natale, nei quartieri cristiani di Bangui si è respirata una bella aria di festa, e anche la parte musulmana ha mostrato rispetto per le celebrazioni, alcune delle quali hanno avuto un significato davvero speciale: il 25, presso la missione religiosa dei carmelitani  di Bimbo (nei pressi di Bangui) - dove da più di un anno hanno trovato rifugio 5.000 persone in fuga dalla guerra -  sono stati battezzati tantissimi bambini nati nella missione, e gli Alpini della Julia hanno portato dall’Italia pacchi di doni che hanno regalato un sorriso ai giovani ospiti dei missionari italiani, padre Federico e padre Matteo.”

 Come svolge la sua giornata tipo ? Di cosa si occupa li a Bangui?

La mia giornata inizia molto presto, per sfruttare le ore più fresche dalla giornata considerando che le temperature diurne a Bangui posso raggiungere i 40°, ed è principalmente dedicata alla realizzazione di opere infrastrutturali utili alla popolazione locale. Insieme ad altri 50 genieri alpini del 2 ° Reggimento Guastatori di Trento realizzo piccoli ponti a passerelle necessarie a garantire la mobilità tra i quartieri inoltre insieme ripristiniamo strade rese impraticabili dal maltempo e dagli scontri tra gruppi opposti nel del 2013, bonifichiamo canali di scolo delle acque dove proliferano zanzare e insetti, causa della diffusione della malaria, al momento la prima causa di mortalità infantile qui inCentrafrica. Lavoriamo in un contesto multinazionale europeo e quotidianamente supportiamo con il nostro lavoro sia la popolazione locale sa le organizzazioni internazionali schierate a Bangui."

Lavorando in un contesto internazionale europeo, quali sono gli aspetti  che l hanno colpita maggiormente quali l hanno delusa?

"Questa non è la mia prima missione internazionale ma per la prima volta mi trovo a lavorare in una missione a guida europea. EUFOR è appunto l’espressione più diretta dell’integrazione dell’Unione Europea. Potendo contare su contingenti provenienti da 13 paesi oltre che il supporto e l’appoggio di tutti 28 paesi membri. C’è molta collaborazione e solidarietà tra i contingenti che operano qui e si instaurano rapporti umani molto intensi con i ragazzi di altre nazioni malgrado lingue e culture diverse. Passiamo spesso il poco tempo libero con loro parlando di Sport, di calcio e cercando di imparare qualche parole delle loro lingue. Sto veramente apprezzando la cordialità e la professionalità dei miei colleghi europei".

L’immagine dell’Africa più frequente è un’immagine di povertà e dolore. Lei che è lì cosa può dire a riguardo?

"Purtroppo devo confermare quest’immagine di miseria e dolore anche se la caparbietà della gente e i sorrisi dei bambini infondono speranza per un futuro migliore. Girando per le strade di Bangui si notano i disagi lasciati da anni di scontri sociali e l’incertezza politica non aiuta la ripresa della normalità sebbene questa parte del mondo presenta aspetti e culture bellissime. L’assenza di un governo forte e condiviso, di forze di polizia sufficienti alimentano la diffusione in città della criminalità e bande armate. Una vera piaga per questa gente".

La missione EUFOR è in atto da 8 mesi e da quanto pare terminerà a marzo. Quali sono gli obbiettivi raggiunti e quali mancano ancora per dire missione compiuta?

"EUFOR RCA è una missione relativamente piccola (700 militari in tutto), ma estremamente efficace e soprattutto molto apprezzata dalla popolazione di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, dove l’Unione Europea esplica un’intensa azione diplomatica, militare e di assistenza allo sviluppo in uno dei Paese più poveri del mondo. La ragione del successo di EUFOR risiede essenzialmente nella presenza costante, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per le strade di Bangui: le pattuglie europee girano molto a piedi ed entrano in contatto con la gente, adottando un approccio ‘light’ che ha di fatto rianimato quella che era diventata una città fantasma dopo i violenti scontri interconfessionali scoppiati giusto un anno fa.Nelle strade è tornata la vita, i mercati hanno riaperto i battenti e per le strade circolano una miriade di veicoli, e tantissime persone in fuga dalla guerra civile sono rientrate a casa: all’inizio dell’anno si contavano - soltanto intorno all’aeroporto - oltre 100.000 profughi, mentre oggi sono meno di ventimila, grazie all’intervento internazionale e alla presenza di EUFOR, che ha garantito la sicurezza dello scalo di Bangui e facilitato l’azione delle organizzazioni umanitarie".

Da qualche mese la diffusione dell’ebola in Africa è diventata una delle pene più grandi per l’umanità? Ha paura? Come vi siete preparati?

"Non sono stati riscontrati casi di Ebola qui in Repubblica Centrafricana, ma dato l’alto numero di contagiati in Sierra Leone  e Liberia l’ attenzione rimane alta e vengono rispettate tutte le procedure di controllo previste dalle organizzazioni sanitarie; qui a Bangui  opera il centro epidemiologico “Pasteur” che controlla e monitorizza la situazione tenendo costantemente aggiornati il governo e gli operatori internazionali oltre i nostri responsabili sanitari. Siamo sereni e rispettiamo tutte le direttive ed i consigli dei nostri esperti medici".

A breve la missione Eufor terminerà, come vi state preparando al rientro?

“I prossimi mesi saranno dedicati al passaggio di consegne definitivo ai caschi blu della missione MINUSCA, ed il conseguente ripiegamento del contingente europeo che dovrebbe avvenire entro il prossimo mese di  marzo, tuttavia è stato appena portato a termine in parallelo alle numerose attività del EUFOR, un progetto che ha visto i genieri italiani protagonisti della costruzione di un ponte destinato a riunificare due quartieri che furono divisi dalle ostilità, una riunificazione non solo simbolica ma altrettanto necessaria per ridare slancio all’indotto economico e commerciale. Il progetto “ponte per Bangui”  è una bella iniziativa di cooperazione europea (l’U.E. è infatti il primo partner della Repubblica Centrafricana);   il ponte costruito in Polonia, è stato fornito dalla Repubblica Ceca, trasportato con un volo della Germania, e appunto installato dal contingente italiano, un coordinato e perfetto gioco di squadra!”

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Continua infaticabile l'opera di supporto e sostegno dell'Esercito Italiano nella Repubblica Centrafricana, paese che negli ultimi anni è stato teatro di violenti scontri da opposte fazioni per assumere il governo nazionale in cui la Forza Armata opera dal 1 aprile 2004 sotto mandato dell'unione europea ed egida ONU.  E’ stato, infatti, inaugurato nei giorni scorsi il ponte metallico di 24 metri costruito dal genio militare italiano della missione europea EUFOR RCA per riunire tre zone della capitale centrafricana divise dal crollo – nel 2010 - della struttura che superava un ampio canale idrico, mai più ripristinata a causa del conflitto civile. Il ponte ‘Sewa’ – ‘unità’ in lingua locale – rappresenta un’iniziativa europea a sostegno della  sicurezza, dello sviluppo economico e della riconciliazione interconfessionale tra le diverse comunità di Bangui. Al progetto hanno preso parte numerosi Paesi dell’Unione Europea: la Repubblica Ceca ha fornito la struttura metallica modulare di fabbricazione polacca, successivamente trasportata a cura delle Svezia e infine assemblata dai militari dell’Esercito italiano, con la supervisione di tecnici tedeschi e cechi. Composto da oltre 1000 elementi, nell’arco di due giorni il ponte modulare è stato costruito e spinto a mano tra le due sponde del canale dagli uomini del 2° reggimento genio della brigata Julia di stanza a Trento. L’iniziativa portata a termine dalla missione EUFOR RCA si inserisce nel quadro dei progetti europei a sostegno della popolazione realizzati in cooperazione con le autorità centrafricane. In particolare, il ponte metallico realizzato dai genieri italiani ha anticipato temporaneamente il ponte permanente in costruzione nella stessa zona grazie al finanziamento dall’Unione Europea, che è il primo partner per lo sviluppo della Repubblica Centrafricana. Il taglio del nastro è avvenuto per mano del Generale Philippe Pontiès – comandante operativo di EUFOR RCA – e della Presidente della Repubblica Centrafricana Catherine Samba Panza, in presenza della massime autorità centrafricane e dei rappresentanti della comunità internazionale, tra cui l’Ambasciatore a capo della Delegazione UE Jean-Pierre Reymondet e il Console onorario d’Italia a Bangui Stefano Giuliani.Nel discorso tenuto prima dell’inaugurazione, l’alto ufficiale francese, dopo aver evocato lo spirito che anima l’operazione europea, a base di “apertura, dialogo, rispetto reciproco per facilitare il ritorno della stabilità e della sicurezza per tutti nell’ambito di quartieri fortemente segnati dagli scontri di Dicembre 2013”, ha sottolineato la cooperazione esemplare tra nazioni europee, citando tra l’altro il ruolo fondamentale del genio italiano nel montaggio della struttura