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Pià salva in Napoli, a Lecce finisce in parità |
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Serie A
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Scritto da Genny Galantuomo
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Il Napoli risponde presente a 'Via del Mare'. Finisce 1-1 con gol di Pià che bissa l'exploit di Siena. Ma più che il risultato, che era salvifico solamente per il Lecce, gli azzurri dimostrano esattamente ciò che era stato chiesto loro: impegno, orgoglio ed onestà intellettuale, oltre che calcistica. Onorato l'impegno ed onorata la maglia. E' tutto sudamericano l'idioma della giornata. Assist di Datolo, gol di Pià e due superparate di Navarro che chiude la porta alla disperazione leccese. Sono sfumature che valgono molto più dell'essenza di questo match, così come tanto dice l'abbraccio a Donadoni dopo l'1-0 azzurro. Galleria di immagini ed emozioni già proiettate al futuro... Partita vivace. Serve, necessita vincere al Lecce. Serve e necessita ben figurare al Napoli. Match vero. Al 2' tiro di Zanchetta, fuori. Al 10' testa di Munari, Navarro controlla. Al 14' Edinho serve a terra Papadopoulos e Navarro inaugura la sua super giornata con una chiusura elegante. Al 30' dirompente break azzurro con Pià che serve Denis in area, finta e tiro a fil di palo. Poi il contropiede micidiale 3 minuti dopo. Datolo si fa 30 metri palla al piede e premia lo scatto di Pià: sinistro preciso, 1-0. Al 37' ancora Datolo fulminante in ripartenza, palal a Pazienza che vede bene ancora Pià e salva un difensore leccese a pochi metri dal gol. E' in questo momento che il Napoli può chiudere la partita con due incursioni di Denis che però non trova lo specchio della porta. Al 41' arriva il pari del Lecce. L'arbitro Pierpaoli in una mischia vede un fallo di mano di Cannavaro: rigore. Tira Zanchetta e segna. Finisce il primo tempo 1-1. Nel secondo il Napoli ha subito la grande chance del bis. Pazienza serve in corridoio Datolo che di sinistro punta il primo palo e sfiora il bersaglio. Poteva essere il ko. Il Lecce riprende coraggio e aggredisce. E qui diventa strepitoso Navarro che al 18' con un prodigioso balzo toglie dalla porta un destro a botta sicura di Papadopoulos. Al 26' il portiere argentino ferma una girata di Tiribocchi. Poi al terzo minuto di recupero il capolavoro di Nico che si inarca all'indietro per deviare con la punta delle dita l'ultimo assalto di Tiribocchi. Finisce così, 1-1. Orgoglio ed immagini azzurre già proiettate al futuro. (fonte ssc. napoli)
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Napoli, a Siena un passo indietro |
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Serie A
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Scritto da Administrator
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Il Napoli perde 2-1 a Siena. Segnano Kharja, Maccarone e Pià, in una partita che sfugge ad una lettura meramente tecnica ma che è figlia di un quadro motivazionale ben definito e sostanzialmente asimmetrico. Basti pensare che con questa vittoria i senesi guadagnano di fatto la salvezza anticipata. Di buono sul versante azzurro c'è l'impeto d'orgoglio che nel finale ha portato il Napoli a segnare con Pià, in uno scorcio di gara animato dall'ingresso di Datolo che ha mostrato stoffa di qualità. Ed in ottica futura sfrondare qualche punto interrogativo è già un buon passo avanti...La giornata di sole a Siena annuncia una primavera che dalle nostre parti si fa ancora desiderare. Partenza soft scossa però dalla prodezza di Kharja dopo poco più di dieci minuti: l'attaccante franco-marocchino galloppa 30 metri palla al piede ed infila un sinistro sotto la traversa di Navarro. Bel gol, applausi: 1-0. Poco dopo il bis bianconero: Zuniga va via a destra e crossa teso, Maccarone entra di potenza e fa 2-0. Si va così al riposo. In avvio di secondo tempo entrano Denis e Datolo al posto di Zalayeta e Mannini. E proprio Datolo imprime la spinta che riporta a galla, sotto il profilo del gioco, il Napoli. Al 24' l'argentino prova il suo sinistro direttamente su punizione, Curci ci arriva. Al 26' destro in corsa di Denis di poco fuori. Al 30' Santacroce salva sulla linea un destro di Ghezzal. Poi l'impennata azzurra. Cross morbido e tagliato di Datolo, colpo di testa di Pià e palla in rete: 2-1. Finisce così. La testa è già verso il futuro. (fonte ssc Napoli)
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Napoli che spettacolo, battuta la capolista |
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Scritto da Genny Galantuomo
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Vamos a ganar! Dalla cordigliera delle Ande fino al cuore del San Paolo arriva il lungo brivido di Fuorigrotta. Cesella Lavezzi e stampa a fuoco Zalayeta. Il Napoli torna a vincere e l'Inter torna a perdere. E' la serata della vera Liberazione, il vento di Rivoluzione che fa crollare i grandi numeri. La Beneamata non ne può più. Li battiamo ancora. E sempre con un Bacio della Pantera. Il remake dello scorso anno. Allora fu un sombrero da effetti speciali, stavolta è un colpo di biliardo, esterno destro che fa il giro del mondo e si infila nella storia. Sono tornati i Guerrieri della Notte per regalare a Donadoni lo scalpo della prima vittoria. |
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Claudio Ranieri, allenatore in bilico |
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Serie A
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Scritto da Administrator
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Contro Claudio Ranieri esplode ed impazza una crociata velenosa e virulenta. L’allenatore della Juventus, andati malamente a vuoto gli obiettivi stagionali, ovvero lo scudetto oppure la Coppa Italia, viene ora messo in discussione da tutta l’Italia pallonara bianconera, dirigenza della Beneamata inclusa. All’improvviso diventa depositario di tutti i difetti umani e tecnici: è vecchio ed ormai superato (Mourinho dixit!), è poco innovativo e molto tradizionalista, non sa schierare le sue squadre, sbaglia spesso le sostituzioni in corsa, ha relazioni astiose con diversi giocatori (Zebina, Trezeguet e Camoranesi in testa), ama il gioco sparagnino e cinico, non ha creato un gruppo omogeneo ed armonioso. E chi più ne ha, più ne dice. Calma, per favore, calma! Caudio Ranieri merita, in primo luogo, rispetto ed attenzione premurosa, non dico riconoscenza. Certo, non è giovanissimo (classe ’51), fautore di un gioco maschio e redditizio, predilige interpreti adusi alla battaglia ardimentosa più che fini dicitori sfiatati ed imbelli, cerca di astenersi dalle schermaglie dialettiche, ma non evita repòiche mordaci se trascinato nelle polemiche, è corretto con i colleghi ed i giocatori avversari, mai accusando gli arbitri ed i suoi collaboratori, si sforza di sfruttare al meglio le risorse tecniche a disposizione, segue con occhio vigile e critico i giovani del vivaio, resta perennemente fuori da tutte le pantomime nebulose ed invereconde iscenate da vari direttori sportivi e da procuratori-istrioni, non intrattiene cenacoli esclusivi per ingraziarsi la stampa scritta e parlata. In poche parole: è un allenatore serio, affidabile e solare. A Torino, sponda bianconera, invece, cercano di istigargli contro tutte le erinni mediatiche. Invocano una sua immediata sostituzione, caldeggiano candidature assortite, i tifosi in coro agognano l’arrivo di Antonio Conte o la promozione di Ciro Ferrara (quasi impossibile, al momento, strappare Gian Piero Gasperini al Genoa, Marcello Lippi alla Nazionale o Luciano Spalletti alla Roma). Eppure in questo turbinio di ipotesi innovative non appare un solo uomo valido, di grande personalità o trascinante per qualità di gioco ed inventiva tecnica, su cui appoggiarsi per avviare un progetto immediatamente vincente e duraturo nel tempo. Claudio Ranieri, è vero, con la Juve non ha vinto ancora niente, ma era partito con un programma triennale, poi è rimasto frenato e pesantemente avversato da una serie di infortuni lunghi e rilevanti, che per di più hanno subdolamente contribuito a generare (o, per meglio dire, a far de-generare) malcelate discussioni sulla permanenza in bianconero di campioni assoluti ed imprescindibili. Non anticipiamo drasticamente le scadenze. Non bisogna farsi ammaliare da illusorie chimere o lasciarsi abbagliare dal fascino innovativo del mutamento radicale. Lasciamo lavorare tranquillo Claudio Ranieri, e, forse, egli riconquisterà tutti. Tifosi compresi. Al momento troppo ottenebrati da recenti, cocenti delusioni e, comunque, assetati dalla voglia inebriante ed impetuosa di affidare la panchina bianconera a giovani patentati sull’onda fallace di successi immediati ed effimeri e nel pretendere consistenti e numerosi innesti tecnici, non solo costosissimi, ma spesso ipervalutati ed unicamente enfatici. Ranieri incarna pur sempre un presente sicuro, concreto e tecnicamente stabile. Un futuro ipotizzato e congegnato su incostanti “homines novi”, oppure su incerte ed indistinte opzioni alternative, porta spesso al fallimento totale. Ed al rimpianto tardivo. Diego Macellaro |
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