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Dopo venticinque anni, il ritorno atteso ed auspicato di Salvatore Violante in libreria. Ed è subito una gioiosa conferma ed una fortunata scoperta. Una gradevole riprova, perché la lettura dei versi di Salvatore scorre e sgorga via fluida ed incantata con ritmo danzante, sensibile ed ispirata, metricamente varia ma sempre legata alla realtà giornaliera ed a folgoranti paradigmi domestici. Una fortunata scoperta, poi, principalmente per chi non conosce la produzione poetica di Violante apparsa sulle riviste specializzate e sul “Secondo Tempo” di Alessandro Carandente ed ha l’occasione ora di re-imbattersi in un poeta vigoroso e nei suoi versi espressivi e trasparenti. Il Suo “Sulle tracce dell’uomo”, quindi, pur adombrando nel titolo fantasmi di antropologia ed etnologia, contiene invero molteplici e variegati temi di ispirazione intimista, sentimento immediato, percezione infervorata seppur dolorosa della sua terra e del suo habitat. Un pessimismo fremente ed immanente di fronte al degrado cosmico, ma anche un ottimismo appena accennato sui possibili rinascimenti futuri. Il volume, curatissimo nell’aspetto grafico ed agevole per una lettura coinvolgente ed infervorante, si compone di due parti distinte e ben datate. All’inizio tre raccolte di liriche inedite o in parte apparse su riviste di settore, poi la riedizione integrale della sua opera prima:”Moti e terremoti”, preziosissimo cimelio poetico ormai introvabile, che mantiene ancora tutta la sua freschezza di ispirazione e di abilità espressiva, che al suo apparire (1984) sollevò interessi smisurati e generale, favorevole accoglienza, al punto da far gridare a qualche critico importante e prestigioso: ”Habemus Poëtam”. Da questa operazione di fusione tra il nuovo (non tutto inedito) ed il vecchio (mai del tutto dimenticato), prende forma e si materializza un corpus poetico unico per vivida intuizione e penetrante contenuto, sensibilità e motivi ispiratori, capacità inventiva e padronanza del ritmo e del verso. Bravissimo Salvatore Violante a cogliere anche dalla quotidianetà spunti per le sue poesie: disperato e cupo nel rappresentare scenari apocalittici ma già prevedibili, profetico nell’evidenziare una realtà caliginosa che invece alligna repentina tra l’indifferenza generale, genuino nell’esaltare i sentimenti od anche solo accennarli, malinconico nel ricordo del lavoro o dei ri-percorsi itinerari familiari ed abituali, ditirambico e scoppiettante nel cogliere lampi corrosivi ed occasioni giocose, ma anche tragicamente memore e sensibile nel far solo balenare il ricordo di binari nefasti per una misconosciuta, perché sempre negata e pervicacemente ed a lungo oscurata, strage (Balvano, 3 marzo 1944, treno 8017: la più funesta catastrofe ferroviaria dell’Italia).
Salvatore VIOLANTE:Sulle tracce dell’uomo. Testi di poesia. Prefazione di Rubina Giorgi, con una postfazione di Maria Elefante Napoli, Marcus Edizioni, 2009, pp. 112, € 12 Diego Macellaro |