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Scritto da Administrator
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| Muslera e Dabo eroi per caso |
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Rubrica -
Cartellino Giallo
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| Regalano alla Lazio un prestigioso trionfo in Cappa Italia, ma i due protagonisti della finale dell’Olimpico non hanno alcuna certezza sul loro futuro calcistico. Fernando Muslera, classe ’86, portiere uruguaiano di belle e fondate speranze, ora aspira ad una meritata riconferma, ma da Lotito non arrivano certezze, né segnali o promesse di lunghi contratti. Il ragazzo di Montevideo ha il fisico del ruolo (m. 1,90 x 75 kg.), voglia di imparare ed impegnarsi, ma la sua crescita tecnica è ancora lenta, a volte impacciata e disarmante nelle sue ingenuità. Forte, scattante ed acrobatico tra i pali, quasi una sciagura in uscita e nel piazzamento sui palloni dalla lunga distanza. Per il momento sembra avere una fatto personale con la Sampdoria, avendo parato un rigore a Bellucci in campionato, ed avendo respinto i tentativi in Coppa di uno svagato Cassano e di un Hugo Campagnaro, gladiatore ammirato, ma troppo istintivo e precipitoso battitore. Il presidente Lotito non potendo attendere a lungo l’adamantina sicurezza e l’assoluta affidabilità dello stesso Muslera e del peritoso e perituro Juan Pablo Carrizo, nazionale di Maradona, ha già messo sotto contratto un altro portiere: il catanese Bizzarri, esperto trentaduenne, ex Real Madrid e Real Valladolid, con la speranza, non tanto nascosta, che possa dimostrare anche a Roma tutto il suo valore …reale. Anche per l’altro eroe della finale dell’Olimpico si può parlare di melodioso ed irripetibile canto del cigno. Ousmane Dabo, classe ’77, centrocampista centrale di fisico tosto e ragguardevole (m. 1,84 x 84 kg.) e dal passo rotondo e potente, contro i doriani disputa una finale di sacrificio ma di maestosa presenza. Nella zona centrale innalza una diga insormontabile, raddoppia sempre sullo spauracchio Cassano, limitandone gli estri e gli svolazzi creativi con una presenza asfissiante e costante, randella un paio di volte con il piede a martello, sempre benevolmente richiamato dallo sguardo paterno del deludente arbitro Rosetti, sgomita, contrasta e placca tutti fino all’apnea logica e finale, ma trova pur sempre la lucidità e la freddezza per inchiodare Castellazzi sul rigore decisivo. Una grande prova di carattere e di orgoglio per un esperto mestierante che pur ha recitato su palcoscenici importanti (Rennes, Inter, Monaco, Atalanta, Manchester City) e che ha già deciso di ritornare nella sua natia Laval, dipartimento della Mayenne. In attesa dell’ultima chiamata…..
(Giulio Fiore) |
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Scritto da Administrator
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| Gianluigi Buffon,tra dolori (tanti) e miracoli (pochi) |
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Rubrica -
Cartellino Giallo
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Gianluigi Buffon, classe ’78, portierone ammirato ed invidiato della Juventus e della Nazionale, incomincia a beccare nelle pagelle della domenica insufficienze e critiche velenose. Per anni il suo rendimento è stato altissimo. Mai un difetto, mai una magagna, mai una imperfezione. Sempre impeccabile, irreprensibile, semplicemente perfetto. Un marziano in campo, un olimpico gentiluomo in campo ed in borghese. Amico di tutti, confidenziale con tanti, ma intimo di pochissimi. Un campione, comunque, di modestia ed integrità morale. Un esempio da leggenda. Ma ora, dicono, la leggenda principia a scricchiolare. Guai alla schiena e conseguenti dolori lancinanti lo bloccano di continuo e ne limitano l’autonomia e l’integrità. Mentre prima volava da palo a palo, ora, dicono sempre le malelingue, le sue funamboliche acrobazie sono circoscritte; mentre prima copriva tutta la porta, ora, continuano a dire, diventa battibile negli angoli alti e nelle parabole bassissime; prima era disarmante per padronanza e tempestività nelle uscite, ora, dicono, tentenna con passo indeciso ed irresoluto. Fine di un mito, allora? No, non scherziamo! Solo un momento di appannamento fisico, una stagione disgraziata ed infausta. Come tutta la Juve, del resto. Era il numero 1 al mondo, invulnerabile e spavaldo, resta ancora il numero 1 più forte e redditizio. E’ solo ridiventato più umano, più terrestre, quindi più violabile. Prima garantiva miracoli, punti e mirabilie, ora garantisce sempre punti, sicurezza e tranquillità. Salute permettendo… Alla faccia delle sinistre prefiche e delle invidiose cornacchie.
(Diego Macellaro) |
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Scritto da Genny Galantuomo
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| Sinisa Mihajlovic ed è subito esonero |
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Rubrica -
Cartellino Giallo
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Sinisa Mihajlovic, classe ’69, giovane allenatore esordiente del Bologna, dopo un inizio promettente (7 pareggi e 2 vittorie), all’improvviso principia a collassare in maniera preoccupante (9 sconfitte, 2 vittorie ed un pareggio). Sotto la Torre degli Asinelli i tifosi si agitano in modo confusionale, intravedono lo spettro di una retrocessione incombente, vogliono e chiedono le dimissioni del tecnico. Tecnico che, imperterrito, si sforza di sbandierare ad oltranza ottimismo e grande sicurezza. “Tranquilli, ci salveremo sicuramente. Nelle ultime sette giornate faremo almeno tredici punti”, si sforza di far sapere ancora lunedi convinto e con grande sicumera l’allenatore Mihajlovic, senza però aver fatto i conti con la società. Società che, dopo una riunione-fiume, solleva il tecnico dall’incarico e chiama un esperto e navigato guerriero: Giuseppe Papadopulo. Classe ’48, ex-difensore di grinta ed irriducibile combattente, sul mercato l’allenatore più corteggiato del momento (lo volevamo almeno dieci squadre di Serie B ed ha sfiorato anche il Napoli ed il Torino), arriva subito a Bologna dispensando totale fiducia e contagioso ottimismo. Non è facile il suo compito. Deve risollevare il morale dei rossoblu, deve rifondare la squadra su altre basi tattiche e rinnovata linfa atletica, deve docilmente farsi seguire dai giocatori con le sue nuove scelte e con le sue pragmatiche sostituzioni in corsa per recuperare punti su Torino e Chievo. Ma principalmente deve far presa su un ambiente molto depresso e scoraggiato, illuso prima da abbaglianti sceneggiate dialettiche del tutto improduttive, per poi ritrovarsi invece all’improvviso con un piede in Serie B. Con Papadopulo ora si cambia registro. Non più furbesche ed osannanti schermaglie prolisse, ma decisioni drastiche, seppur dolorose, e soluzioni tecniche immediate e, possibilmente, salutari e vincenti. In bocca al lupo, vecchio Giuseppe, stopper dal piede ruvido ma dal cuore immenso. Questo campionato, pur contaminato da figure a volte frivole e vanesie, ha ancora bisogno di te! Irascibile come Braccio di ferro, genuino e salutare come un buon “aglianico” tonico e corroborante. La Campania, che battezzò il tuo esordio da tecnico, ti segue con trepidazione e con gli auguri di rito. |
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