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Quando Papadopulo allenava in Campania
Rubrica - Pensieri e Livori
Giuseppe Papadopulo inizia la carriera di tecnico a Cecina (Interr. –Girone E). Nel campionato successivo ’86-’87 è alla Casertana (C1-Girone B) quale “secondo” di Beppe Materazzi,  in un torneo esaltante per i falchetti di Terra di Lavoro. Terzo posto finale in classifica, ad un pelo dalla promozione in B, centrata invece dal Catanzaro e dal Barletta. I rossoblu, bravissimi nel girone di andata, sono sempre micidiali in casa (unica squadra imbattuta tra le mura amiche), mentre in campo esterno accusano un rendimento più discontinuo. Materazzi e Papadopulo hanno una compagine quadrata, molto garibaldina e battagliera, meno tecnica, raramente cinica e spietata. Fra i protagonisti assoluti di quel campionato ricordiamo: il portiere Massimo Battara, i difensori Alberto Lorieri, Mario Buccilli e Vincenzo Feola, i centrocampisti Ianniello, Suppa e Giordano, mentre in attacco giostrano Bonaldi, Roccotelli e Troise. Bella squadra, ottimi risultati, ma il campionato viene vinto dal Catanzaro con il cannoniere-principe Palanca (17 reti), coadiuvato da altre due bocche di fuoco come Chiarella e Cozzella (7 reti a testa). Tra i calabresi, allenati da Claudio Tobia, anche il portiere Zunico, Tavola, Agostino Iacobelli, Marco Masi e Antonio Soda. L’anno successivo, campionato ’87-’88. Papadopulo sbarca in costiera, a Sorrento (C2-Girone D). Il presidente Antonino Pollio lo chiama a risollevare una squadra reduce da una dolorosa retrocessione dalla C1 e con gravissimi problemi economici. Ma Papadopulo incarna il prototipo positivo: ha entusiasmo, fiducia e voglia di misurarsi. Vuole ragazzi semplici e motivati, capaci di seguirlo nelle sue innovazioni tattiche. Intanto da Caserta seguono il tecnico a Sorrento il terzino Feola ed il centrocampista Ianniello, dall’Udinese scendono in prestito lo stopper Adis Feruglio e l’interno Jonni Pivetta, dal vivaio, sempre curato dal grande maestro Antonio Giglio, viene promosso in prima squadra il mediano Marco Fiodo, vengono arruolati anche Magliocca, Castellone e Pane, che vanno ad integrare il gruppo superstite formato da Anellino, Bucaro, Cesaro, Vio, Apuzzo e Balistrieri. La squadra prende corpo ed inizia un campionato sorprendentemente positivo. Pasinato adotta una innovativa zona mista, un pressing asfissiante ed un fuorigioco intelligente e disarmante. Lo sbarazzino Sorrento tiene a lungo testa al Palermo ed al Giarre, dominatori del campionato, puntualmente promossi in C1. Troppo forti i rosanero siciliani, affidati a Giuseppe Caramanno, con una difesa di ferro imperniata sulla coppia Bigotto-Carrera, con De Sensi, Cracchiolo e Marsan esterni, ed a centrocampo D’Este, Pocetta, Manicone e Mimmo Di Carlo, attuale tecnico del Chievo. In avanti Casale, Santino Nuccio e Perfetto. Fortissimo anche il Giarre del bravissimo, ma sfortunato, Piero Cucchi. Difesa arcigna e potente con Biviano, Manieri, Bonanno e Sciuto, settore centrale di sostanza ed inventiva con Cancelli, Cassiani, Di Napoli, Macrì e Tomasino, in avanti Nicola Dolce a supportare il gigante Marcello Prima con Saporito e Spica. Ed alla fine il Sorrento, pur frenato da gravi difficoltà economiche e qualche polemica interna, raccoglie un quinto posto entusiasmante. Prima tra le squadre campane, precedendo le titolatissime Turris, Cavese, Nola e Juve Stabia, partite con progetti altisonanti. A Papadopulo viene a mancare una vera punta e deve recuperare le reti con Donnarumma (8) ed il regista Ianniello (7), mentre i titolari in attacco Ernesto Apuzzo, Maurizio Balistrieri e Luigi Castellone riescono ad incidere con un misero bottino complessivo di 5 reti. Parte così entusiasmando la carriera di Papadopulo tecnico, che successivamente tocca anche Licata, Monopoli, Perugia e Acireale, per ritornare in Campania durante il Campionato 1994-95 ad Avellino (C1-Girone B). In Irpinia Papadopulo trova sempre la famiglia Sibilia a guidare la società, ma la convivenza non è facile e l’ambiente tuttavia resta carico di attese e facilmente infiammmabile. L’Avellino non è uno squadrone così forte da potersi opporre allo strapotere della Reggina di Lillo Foti, che stravince il campionato con dieci punti di vantaggio. L’allenatore dei calabresi Giuliano Zoratti può mettere sempre in campo una squadra fortissima, con Alfredo Aglietti (20 reti) micidiale terminale offensivo, ispirato da Rubens Pasino, Marco Carrara, Fabrizio Ferrigno e Domenico Toscano. In difesa, a proteggere il tranquillissimo portiere Sandro Merlo, si erge la stazza impressionante di Roberto Cevoli, coadiuvato dai decisi e scattanti Maurizio Vincioni, Carmelo Paripiglia, Maurizio Marin e Maurizio Poli. Nella rosa calabrese anche Simone Giacchetta, Salvatore Lanna e Bruno Cirillo. A play-off ormai conquistati, Papadopulo viene sollevato dall’incarico ed al suo posto arriva Zbigniew Boniek. Comunque i lupi irpini acciuffano la B in una finale vibrante contro il Gualdo di Walter Novellino e Arturo Di Napoli. La Campania si dimostra sempre gentile e foriera di successi per Papadopulo, malgrado qualche intoppo od amaro imprevisto. Quivi trova il modo ed il tempo di lanciarsi o rilanciarsi, facendosi apprezzare e rimpiangere. Anche se, non sempre, amare.
 


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