Scrivere della scomparsa di un giovane amico è una cosa difficile, riuscire a trovare le parole adatte per descriverne lo spessore umano è impresa ardua. Si rischia, in questi momenti di rasentare la retorica e di lasciarsi sopraffare dal dolore. Lo ammetto, perché a lui che adesso è al cospetto della Verità non posso mentire. Ho cercato in tutti i modi di “commissionare” questo pezzo ad altri, ma alla fine il destino mi obbliga a mettere mano alla tastiera ed iniziare a digitare questi freddi tasti. Quello stesso destino che beffardamente ti ha strappato a noi ha voluto anche che fossi io uno dei primi a sapere della tua infausta scomparsa ed è per questo che non posso esimermi dal lasciare passare questo numero del giornale, senza una dedica al caro Domenico Miranda.
Provo, allora, a rivangare i miei brevi, ma intensi, momenti vissuti insieme a questa giovane firma che recentemente aveva anche impreziosito le pagine di questo giornale, con interventi saggi e puntuali. Inizio a mettere in fila i fotogrammi di lunghe conversazioni consumate ai tavoli del Bar Blue, in cui ho scoperto quanta saggezza poteva esserci in un giovane di 27 anni fuori dagli schemi, dalle mode che non seguiva strampalati miti come modelli di vita. Era una persona intelligente come pochi con il quale trascorrevo piacevoli momenti di confronto su varie tematiche. Discorsi nei quali si percepiva la sua predisposizione alla difesa dei diritti e dei più deboli. I nostri primi incontri non potevano che essere legati ai commenti preziosi che Domenico faceva ad ogni uscita de “Il Vesuviano”. Erano per me consigli utili e spunti interessanti che riportavano di un disagio percepito da chi, seppur giovane, sapeva guardare ai tanti problemi che affliggono la nostra collettività con spirito critico e consapevolezza dei mali atavici che l’attanagliano. Non era banale nel dire e nel fare. Centellinava ogni parola senza mai trascendere in una dialettica da piazza assai facile da assimilare nel nostro contesto. Era l’11 maggio del 2007 quando si ebbe notizia della paventata apertura della Sari e, mentre a Terzigno si preparavano le manifestazioni contro la discarica, mi si avvicinò e dalle sue lanose gote avanzò una richiesta, quasi come se avesse dovuto chiedere il permesso: “Posso scrivere un articolo per il tuo giornale?”. Confesso che me lo sarei aspettato da un giovane come lui prima o poi…visto che già da qualche mese insieme alla sua inseparabile Lina stava seguendo le cronache sportive del Terzigno per il quotidiano “Roma”. Al mio si incondizionato rispose con una educazione e senso di umiltà disarmante “Mi spieghi come si fa? Mi dai uno spunto? Ho in testa una bella cosa…” Aspettava lo spunto ideale per tirare fuori tutta la sua capacità espressiva. In quel frangente ebbi la certezza di avere a che fare con un giovane “fuori” dalla mischia un filantropo per natura. Gli dissi che avrebbe dovuto semplicemente scrivere un articolo invitando i suoi coetanei a farsi promotori di iniziative serie per contrastare la discarica…produsse un articolo che poteva essere anche un editoriale da prima pagina! E non de “Il Vesuviano”. Ve lo ripropongo a distanza di due anni. Nel leggerlo capirete quanta saggezza c’era in quella penna. Domenico non c’è più, eppure questo suo articolo pubblicato a maggio del 2007 suona di tremenda attualità. Sono in pochi quelli che possono vantare queste qualità…si chiamano semplicemente illuminati, o meglio, filosofi. Ho la certezza e l’onore di aver conosciuto un giovane filosofo al quale il destino crudele ed infame ha tolto la vita anzitempo. Non la scrittura però, quella continuerà a restare scalfita nelle nostre rughe…resterà impalpabile, ma allo stesso tempo vivida e reale. Ciao giovane filosofo amico mio, grande firma di questo foglio. |