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Ebbene sì! È con immenso rammarico che siamo costretti a dirvi che la nuova fiction targata Rai Uno, Il Sistema in onda ogni lunedì alle 21.20 impressiona ma non convince. Il nuovo prodotto incentrato sulle recenti vicende che hanno travolto la Capitale d’Italia e portato a galla il famigerato mondo di mezzo che credevano rilegato alle storie narrate da Tolkien si fa materia viva ed investe e travolge Roma. Lo scandalo Mafia Capitale viene qui raccontato attraverso la figura di un Maggiore della Guardia di Finanza, Alessandro Luce (Claudio Gioé) che, dopo il suicidio del fratello, scopre che questi era sceso a patti con la criminalità per salvare la fabbrica di famiglia. Spinto dalla voglia di ottenere giustizia (c’è sempre il Cavaliere senza macchia e senza paura) Alessandro decide di infiltrarsi nel Sistema dove si troverà a rapportarsi con personaggi squallidi come Il Rosso, spietati come l’avvocato Alcamo ed intriganti come la dark lady Daria Fabbri, interpretata da una convincente e bellissima Gabriella Pession. Per portare a termine la sua “missione” Alessandro si farà aiutare dai suoi ex colleghi del Gico, gruppo speciale della Guardia di Finanza, ed è proprio lì che ritroverà l’ex fidanzata e capitano Floriana (Valeria Bilello) ancora innamorata di lui e in pena per la sua vita. Sulle prime la fiction ha conquistato, i dati auditel della prima puntata hanno ripagato gli sforzi, ma già la seconda messa in onda pare in affanno. La fiction è un misto di poliziesco, action puro dove le pieghe della storiella sentimentale si intrufolano giusto per ricordarci che siamo sempre su Rai Uno. Come non si può portare una fiction come Gomorra sulle reti nazionali, perché non verrebbe apprezzata, allo stesso modo non si può pretendere che il pubblico della rete ammiraglia gradisca un prodotto che predilige l’action e la storia raccontata alla curiosità di scoprire chi sceglierà Alessandro e se Daria si redimerà prima o poi. La linea di demarcazione è talmente tanto netta tra bene e male che sappiamo già per chi tifare, siamo già consapevoli che Alessandro non si farà incantare dal fascino dei soldi e che Daria è una buona travestita da cattiva. Non so se nella vita reale questo tracciato sia così netto, se i buoni restino tali sempre e comunque mentre i cattivi siano spinti ad azioni terribili perché nella vita hanno sofferto. Più che una fiction nazionalpopolare temo sia un prodotto più di nicchia ed in questo il paragone con la realtà la inchioda. Le vicende di Mafia Capitale ci hanno dimostrato tutt’altro, ci hanno fatto vedere che nel mondo di mezzo bene e male si fondono e alle volte i buoni sanno essere più spietati del cattivi.
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Torna il Rischia Tutto ed è boom di ascolti

Mercoledì, 27 Aprile 2016 16:22 Scritto da
Giovedì 21 e venerdì 22 aprile sono andate in onda sulla rete ammiraglia le due puntate speciali del Rischia Tutto. Il popolare quiz – una volta si chiamava così – degli anni ’70 è stato rispolverato per l’occasione e portato alla vittoria degli ascolti da un Fabio Fazio sempre più in delirio di ego-potenza. Ad affiancare il padrone di casa di Che tempo che fa la giovane attrice rivelazione del film di Virzì Il capitale umano, Matilde Gioli, laureata in Filosofia, tanto per mettere subito in chiaro che la valletta senza cervello non esiste più e che la cultura in tv fa figo. Nella serata di giovedì una vagonata di ospiti vip - da Vincenzo Salemme a Lorella Cuccarini, passando per Fabio De Luigi, Fabrizio Frizzi, Christian De Sica e gli “storici” personaggi del Rischia Tutto di Mike: la mitica ed indimenticata signora Longari, Andrea Fabbricatore e Maria Luisa Migliari, oltre a nostra signora della televisione, Maria De Filippi; l’unica donna Mediaset alla quale vengono rivolti inchini e salamelecchi ogni volta che mette piede in Rai - hanno allietato il telespettatore ed offerto un’istantanea del “come eravamo” che fa subito scattare l’effetto Amarcord e l’immancabile lacrimuccia. Materia vivente: Alberto Tomba. Il meccanismo è lo stesso di 40 anni fa. Semplicissimo, lineare, di una comodità estrema ma che Fazio ha reso con tempi lunghissimi di realizzazione. Agli ottimi ascolti, oltre 7 milioni di telespettatori e il 28.80 % di share della seconda serata, ha contribuito ovviamente l’effetto novità, la curiosità di vedere quanto questo celebrato “remake” potesse all’atto pratico funzionare e, naturalmente, la presenza trainante di Fiorello, acclamata Materia vivente della serata di venerdì. Fiorello non ha fatto praticamente nulla, forse non voleva spendersi per uno spettacolo un po’ fiacco, la sensazione era questa, ma solo raccontando quei pochi aneddoti sulla sua vita sarebbe capace di tenerti incollato al televisore per ore e Dio solo sa quanto vorremmo rivederlo sul piccolo schermo. Vincitore del remake targato Fazio è stato un professore calabrese di Filosofia tale Stefano Orofino che si è portato a casa 132 mila euro rispondendo esattamente a tutte le domande sulla Storia della Juventus. Il Rischia Tutto verrà riproposto in autunno assieme a tutto l’ambaradan – Signor No incluso che, per la cronaca, è identico a quando era giovane – con la speranza che vengano limate alcune cose e potenziate delle altre, che il ritmo sia più veloce e meno sonnecchioso e che Fazio la smetta di avere quel solito atteggiamento da Signorina Rottermeier pronto ad impartirti la lezioncina da un minuto all’altro. Nel complesso è stato uno spettacolo godibile, merito del Grande Mike che ci ha dimostrato ancora una volta che la televisione di ieri è meglio di quella di oggi.
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Laura&Paola, torna il varietà su Rai Uno

Venerdì, 15 Aprile 2016 16:20 Scritto da
In periodi di vacche magre si è disposti a prendere per buono tutto. Anche lo spettacolo che il duo Pausini-Cortellesi sta portando sugli schermi di Rai Uno ogni venerdì sera alle 21.20 circa. Speravamo tanto nel ritorno del varietà tout court, dopo che Fiorello ci ha prima illusi e poi traditi sparendo dalla tv generalista per fare spettacoli in giro per l’Italia, che abbiamo accolto questo show tutto al femminile come una vera e propria manna dal cielo e ci siamo auto convinti che i vecchi fasti di Milleluci fossero finalmente tornati. Ma non è così. La Pausini e la Cortellesi si dimenano sulla scena ma quando spegni il televisore, poco prima di mezzanotte, hai sempre la sensazione che ci sia qualcosa che ti è sfuggito. Lo spettacolo è stato cucito addosso alle due artiste, questo è indubbio, così come gli ospiti risultano ben inseriti nella trama dello show mettendosi, inspiegabilmente, a servizio delle conduttrici, palesando il peso specifico che queste due giovani donne hanno nel panorama culturale e televisivo italiano. Forse anche un po’ sovrastimato, a mio giudizio. Sono entrambe meravigliose nel loro campo d’azione, Laura è apprezzata in tutto il mondo, ha vinto innumerevoli riconoscimenti e Paola si è man mano trasformata da imitatrice sagace ad attrice e sceneggiatrice sempre più impegnata e brillante. Ma questo non giustifica tutta questa reverenza. Va sicuramente tributato loro il merito di aver portato a casa il compitino e l’idea di far condurre uno spettacolo di varietà a due donne - amiche è risultata vincente. Ovviamente niente di nuovo sotto il sole. Infatti lo spettro di Mina e della Carrà aleggia come una nuvola pesante all’interno dello studio e di tanto in tanto soffoca ed immobilizza. Ma Laura e Paola insieme stanno bene, magari oliando qua e là gli ingranaggi con un po’ di grasso. E il grasso è arrivato quando Fabio De Luigi si è palesato ed ha salvato e reso l’atmosfera più ridanciana e in linea con le esigenze del pubblico di Rai Uno, che ha voglia solo di canto, ballo, paillettes, risata sciocca e scaccia pensieri. Va bene la parentesi “riflessione” ma ho come l’impressione che quella non sia la sede più adatta. Gli sketch sono davvero inascoltabili, deboli ed un filo esasperati. La Pausini ironica sembra artefatta tanto da intaccare la sua goliardia romagnola. La contrapposizione a tratti forzata tra la bacchettona Paola e la naif Laura dopo un po’ da sui nervi, tanto quanto la Pausini che vuole fare la donna del popolo ma come sottolinea la stessa Cortellesi ha una villa a Miami. Il monologo strappa applausi fatto dalla Cortellesi ha colpito, certamente, ma le esibizioni di entrambe appaiano più come un esercizio di stile che mirate a toccare il cuore del telespettatore. Insomma poco empatiche e un po’ troppo maestrine. Satira: questa sconosciuta. Velo pietoso sugli outfit della Pausini, un incrocio tra nonna Belarda e una pin – up e il siparietto trash della prima puntata travestite da Abba e della seconda da Spice Girls con la complicità degli ospiti di turno credo rimarrà nei secoli nelle teche Rai. Nonostante tutto provateci ancora Laura&Paola.
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Isola 2016 tra nudi, starlette e Simona Ventura

Giovedì, 17 Marzo 2016 16:14 Scritto da
La seconda edizione dell’Isola dei Famosi targata Mediaset è partita accompagnata da dati d’ascolto ragguardevoli. Perché diciamocela tutta questa non è né l’isola dei Desnudos, né quella dei due poveri disgraziati della Zattera – il tisanoreico Gianluca Mech e il tronista Cristian Gallella - né tantomeno quella dei semi sconosciuti che popolano Cayo Paloma: questa è l’isola di Simona Ventura. Il vero colpaccio di questa edizione, condotta dalla solita noiosissima Alessia Marcuzzi, è lei e solo lei. Vederla lì agitarsi tra le acque cristalline dell’Honduras, affrontare con forza le prove fisiche, prodigarsi in discussioni sterili con gli altri naufraghi il cui livello intellettivo medio rasenta lo zero, mi ha procurato una stretta al cuore. Simona Ventura è ad un bivio nella sua carriera. Cercare di risollevarsi o sprofondare completamente nell’oblio. E’ un po’ la triste parabola discendente di una donna che voleva diventare direttore di rete e, a posteriori viste le nuove nomine Rai, non vedo cosa avesse in meno la Ventura rispetto ad una Daria Bignardi, attuale direttore di Rai Tre. Quantomeno SuperSimo ci ha strappato più di qualche risata in questi anni durante le sue conduzioni “alcoliche” di programmi che ha contribuito a rendere leader di ascolti. L’isola è per Simona una specie di spartiacque, la vera rivincita sarebbe se riuscisse a vincere la competizione e il prossimo anno tornasse sul piccolo schermo come conduttrice del programma che ha contribuito a rendere così celebre e così amato. Sarebbe uno smacco pazzesco per chi l’ha silurata senza tanti complimenti. Noi tifiamo tutti per lei che a cinquant’anni non si vergogna di mettersi alla prova ed azzarda anche dei bichini ascellari. Va bene, ha la cellulite, non ha il fisico di una pin-up ma è una donna ancora forte e che, a mio parere, ha ancora molto da dare alla televisione italiana. Ma veniamo agli altri naufraghi. Le ragazze che animano la Playa Desnuda sono di una tristezza che nemmeno il più tremendo dei cinepanettoni potrebbe eguagliare. La Bonas di Avanti un altro, la diva della trashissima webseries The Lady di Lory del Santo e l’altra che non so nemmeno chi sia, incarnano la quinta essenza del fallimento delle battaglie femministe per l’emancipazione. Tutta quella lotta per dimostrare che “oltre le gambe c’è di più” e poi, invece, la dura realtà dell’ochetta giuliva torna a tormentarci. Segnaliamo inoltre Enzo Salvi che vive nel suo personaggio di coatto romano praticamente sempre, o sarà davvero così, non ho ancora ben capito, il divo del Segreto Jonas Berami che si è subito attirato le antipatie di mezzo gruppo, Fiordaliso sfigurata in volto dai mosquitos che sembrano gradire il sapore del suo botox, l’egittologo Aristide Malnati che ha ingannato tutti usando un accendino per regalare il fuoco ai naufraghi, Marco Carta al momento non pervenuto e per quanto riguarda gli altri amorfi personaggi che popolano l’isola, beh, sono più interessanti i paguri che vivono placidi sui tronchi.
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Il prete detective più famoso ed amato della televisione italiana è tornato, e non ce n’è più per nessuno. Don Matteo10 andato in onda giovedì 7 gennaio (e per 12 puntate) ha fatto registrare subito il picco negli ascolti – media di 9.200.000 telespettatori – ed uno share del 35,4% numeri da far leccare i baffi ai vertici di Rai Uno. Il primo episodio ha toccato, addirittura, punte di quasi 10 milioni, dati che solo il Festival di San Remo o la Nazionale di calcio riescono a far registrare. Inoltre #DonMatteo10 è stata trending topic su Twitter, dove orde di internauti tra il sorpreso e lo sgomento erano lì pronte a domandarsi il perché una delle più longeve fiction Rai continui a macinare numeri così alti. Il successo di Don Matteo è da sempre decretato dalla sua naturale e spiccata attitudine ad unire tutta la famiglia davanti alla tv. E’ un prodotto pulito, chiaro, senza troppe elucubrazioni mentali, semplice nella sua originalità, forte di una caratterizzazione tutta italica nel riuscire a creare fiction che mescolino battute, humour, equivoci, fraintendimenti che strappano un sorriso e fanno trascorrere qualche ora davanti alla televisione senza pensare troppo ai problemi che ci attanagliano e senza scervellarci più del dovuto per riuscire a capire chi possa essere l’assassino, tanto ci pensa Don Matteo. E’ la stessa conclusione alla quale ormai, rassegnati, sono giunti il Maresciallo Ceccini – Nino Frassica – e il Capitano Tommasi – Simone Montedoro – che si affannano a trovare il colpevole salvo poi arrivare sempre un minuto dopo Terence Hill. Il prete più veloce del west intuisce quello che i due Carabinieri faticano a cogliere, troppo impegnati tra triangoli amorosi, intrighi e siparietti sempre esilaranti e il più delle volte sul filo del nonsense. Don Matteo, abile e sfrecciante con la sua bici nera sempre lucida e con una messa a punto da far invidia ad ogni rivenditore autorizzato, si divide tra la stazione dei Carabinieri, la scena del crimine, l’ospedale, la canonica, le partite a scacchi con Cecchini e l’immancabile carcere, dove dona consolazione ai delinquenti di turno. I personaggi che ruotano e affollano le vicende incastonate nella bella Spoleto sono caratteristici ed ironici, dagli storici Pippo (il sagrestano) e Natalina (la perpetua) - quanti di noi non vorrebbero che i due convolassero a nozze prima o poi, lo desideriamo dalla prima puntata – alla famiglia del Maresciallo, passando per Laura, Thomas e il numero spropositato di comparse e non che contribuiscono a rendere Don Matteo un evergreen che non conosce crisi, una serie trasversale seguita dai fan della prima ora e catturando sempre più giovani spettatori.