Si prospettano tempi duri per i guidatori inclini alla velocità. Lo “Scout Speed”, posizionato direttamente sulle macchine delle Forze dell’Ordine, ha l’obiettivo di multare tutti colori i quali sfrecciano sulle nostre strade credendo di trovarsi sul circuito di Monza. Nato nel 2012 e diffusosi dapprima nell'area Centro Nord - il primo è stato testato a Rimini nell'ottobre del 2018, - la versione contemporanea del classico autovelox si sta diffondendo a macchia d’olio lungo il bel paese: l’ultimo, rilevato lungo la SS 106 che collega Basilicata e Calabria, in zona Villapiana (Cosenza), in Campania e in quasi tutta l’Italia centrale, per un complessivo di 38 postazioni mobili ed “invisibili”. Il rilevatore di velocità ha come particolarità quella di non essere posizionato su strada e di non aver bisogno di alcun cartello che ne segnali o certifichi la presenza, secondo quanto stabilito dalla Legge Minniti del 2017 che afferma la non applicabilità «dei dispositivi di rilevamento della velocità mobili (installati a bordo di veicoli) per la misura della velocità in modalità dinamica, vale a dire in movimento, in coerenza anche con quanto previsto dall'art. 3 del più volte richiamato DM 15 agosto 2007», riforma dell’allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Alessandro Bianchi. Dotato di una telecamera, di un radar che invia impulsi radio ai veicoli da sottoporre ad accertamento e di un illuminatore a infrarossi, lo “Scout Speed” si accerta, a 360 gradi e fino ad una velocità di 270 km/h, che tutti i mezzi in movimento, indipendentemente dal senso di marcia, rispettino il codice della strada. Inoltre, il sistema ad infrarossi gli consente di essere operativo h24, vale a dire anche nelle ore serali e notturne. Altresì, il collegamento con le relative banche dati dei ministeri delle Infrastrutture e dell’Interno permettono di rilevare la targa del veicolo, reo di aver compiuto un abuso, di controllare in tempo reale se l’auto in questione è regolarmente assicurata e sottoposta ai controlli di revisione previsti dalla legge e di evidenziare eventuali divieti di sosta. La ripresa frontale operata dal dispositivo garantisce l’anonimato dell’automobilista. Le multe sono salate: vanno da €40 fino a oltre 3 mila euro. La validità delle suddette è controversa. Alcuni sostengono che non lo siano, dal momento che il dispositivo dovrebbe essere sempre segnalato, ma come abbiamo potuto constatare la legge del 2017 stabilisce l’esatto opposto e il ministero delle Infrastrutture considera lo “Scout Speed” una sorta di eccezione alla regolamentazione del Codice della Strada. Le pattuglie della Polizia locale, infatti, sono postazioni in movimento per cui non sussiste la necessità di segnalare il dispositivo di rilevamento. Lo “Scout Speed” è sottoposto a controlli annuali per verificarne la taratura presso un laboratorio specializzato con relativa annotazione sul verbale, se questa non è presente l’eventuale ricorso da parte del conducente annulla, di fatto, la multa emessa. L’unico modo per scampare al temibile autovelox itinerante è rispettare le leggi della strada, essere in regola con i pagamenti e portare a controllare il nostro mezzo di trasporto. Dopotutto, se le norme esistono è bene che vengano rispettate.

L’importanza del profumo dei libri

Domenica, 10 Febbraio 2019 11:29
I booklovers lo sanno bene. Il profumo dei libri è qualcosa di inebriante, che crea dipendenza. Entrare in una libreria ed annusare centinaia di volumi disposti negli scaffali ed incolonnati per autore, casa editrice, anno di pubblicazione: è una medicina per l’anima. I libri, vecchi e nuovi, emanano una varietà di profumazione, frutto dei composti - tra cui la lignina che aiuta le fibre di cellulosa a concatenarsi insieme e anche responsabile dell’ingiallimento e del percorso finale dell’ossidazione e della degradazione del volume - con i quali vengono realizzati e che, nel corso del tempo, si volatilizzano, conferendo loro quella tipica fragranza: il classico profumo dei libri. Tuttavia, l’aroma dei libri è diverso. Per un’enciclopedia è necessario l’utilizzo di una carta specifica e una lavorazione tale da mantenerne nel tempo la stabilità e la consistenza; mentre, per una pubblicazione che avrà una vita più breve, vengono utilizzati composti con una minore concentrazione. Oggi vengono utilizzati procedimenti chimici per abbattere l’uso di lignina, amalgamando la cellulosa con le fibre di cotone naturale sottoposto ad idrolisi e ad altre lavorazioni al fine di fornirci un prodotto di alta qualità resistente nel tempo.
Fedele Temperini è il nome del soldato che salvò la vita ad un giovanissimo Ernest Hemingway, durante la I Guerra Mondiale. La trincea sull’argine del Piave, a Fossalta, dove il giovane della Croce Rossa si era recato per portare cioccolato e sigarette ai combattenti e per raccogliere cronache di guerra, venne colpita nella notte dell’8 luglio 1918 da un colpo di mortaio partito dalle linee austriache che dilaniò il corpo di un giovane militare che si trovava di fronte al giornalista, facendogli da scudo. Tuttavia, Ernest rimase gravemente ferito. Condotto nell’ospedale da campo e scongiurata la sventurata ipotesi del taglio della gamba, causa cancrena, Hemingway guarì e trasferì tutta la sua avventura in quel piccolo cimelio che è “Addio alle Armi”. Secondo il biografo James McGrath Morris, Fedele Temperini era originario di Montalcino e mai identificato prima d’ora. Lo stesso Hemingway non lo cita nel suo romanzo semi autobiografico forse perché, probabilmente, egli stesso non ne conosceva le generalità. In un libro uscito nel 2017, «The Ambulance Drivers: Hemingway, Dos Passos, and a Friendship Made and Lost in War», McGrath Morris ha raccontato l’esperienza e l’amicizia dei due giovani americani guidatori di ambulanze (e futuri scrittori) durante la Grande Guerra. In fondo al libro, ricorda il biografo, «avevo trascritto i nomi dei 18 soldati italiani che secondo i documenti ufficiali erano morti in battaglia nella notte in cui Hemingway fu ferito». Da quei diciotto nomi, «con l’aiuto dello storico Marino Perissinotto, siamo riusciti a individuare quello del giovane soldato che salvò la vita a Hemingway». Identificando i luoghi dove erano dislocati i reparti dei 18 soldati, la caccia si restringe a tre che sono caduti in quell’area l’8 luglio. Due appartenevano al 152° Reggimento di Fanteria della Brigata Sassari, che però si trovava a qualche distanza dal Piave. Il terzo invece era del 69° Reggimento della Brigata Ancona, che stazionava proprio sulla prima linea, a Fossalta, «nella zona dove si registrarono i combattimenti più duri». È questo terzo soldato caduto «il salvatore» di Hemingway, secondo la ricostruzione di McGrath Morris e Pessinotto: i registri dell’esercito riportano il nome di Fedele Temperini, di Montalcino, in Toscana. Aveva 26 anni, Fedele, uno dei 600 mila ragazzi che morirono facendo muro all’avanzata austriaca sulla linea del Piave. Il sacrificio di questo valoroso soldato ci ha permesso, oggi, di godere dei lavori di un appassionato cronista e di un pregevole scrittore come Hemingway, afflitto da una turbolenza interiore che lo spinse a viaggiare di continuo senza mai trovare pace, salvo che nella scrittura. Un uomo forte ma al contempo fragile. Ricco di contraddizioni e zone d’ombra, proprio quelle ombre che lo spinsero, un mattino del 2 luglio 1961, a togliersi la vita sparandosi un colpo di fucile.
“1984” il celebre romanzo di George Orwell e pietra miliare della letteratura distopica del Novecento compie 70 anni. All’indomani della fine della II Guerra Mondiale, il globo ci appare diviso in tre grandi continenti: Oceania, guidato dal Grande Fratello che ha le sembianze di Hitler e Stalin, l’Eurasia e l’Estasia. Tutti in guerra tra di loro e possessori della bomba atomica. In Oceania vi è un dissidente, Emmanuel Goldstein, identificabile nel russo oppositore Trotzkij, che vorrebbe sovvertire il potere e rendere gli uomini e le donne che vivono nel terrore finalmente liberi. Ma nulla può contro la martellante ed ossessiva propaganda messa in campo dal Grande Fratello che costringe i suoi “sudditi” a vivere costantemente con la radio accesa che trasmette ininterrottamente messaggi di propaganda filo governativa atta ad alienare e rendere fuorviante ogni possibile sentimento di dissenso. Il GF assicura felicità, gioia, zero problemi e a poco a poco toglie alle persone un pezzetto sempre più grande di libertà. L’allegoria è facilmente intuibile. Orwell, da sempre contrario ad ogni forma di oppressione e dittatura, lancia in “1984” una fortissima invettiva contro i totalitarismi, che siano di destra o di sinistra. In entrambi i casi sono pericolosi e nocivi. Conducono le folle all’adorazione facendo leva su sentimenti bassi, quali il rancore, l’odio verso l’altro, il risentimento. E le coscienze possono essere plasmate solo attraverso la perdita del senso critico e della capacità di avere un proprio pensiero trainante. L’insidia maggiore, infatti, risiede nella cultura. Per questo in Oceania tutto è positivo, a partire dalla “neo lingua” e dal “bispensiero”. Non esistono termini o aggettivi negativi nel nuovo linguaggio creato dal Grande Fratello e tutto è all’apparenza impeccabile. Lo scenario apocalittico teorizzato da Orwell è oggi diventato una realtà. Il livellamento del lessico diventa sempre più facile, semplice, colloquiale e mira a creare una società senza guizzi, senza slanci e dunque facilmente manipolabile da questa entità suprema che è incarnata dal Grande Fratello in 1984, e nella rete, ai giorni nostri, che fagocita i nostri pensieri e ci rende sottomessi e “gestibili”, al pari delle marionette.
Nel corso della settimana di Cucina Italia e Cinese svoltasi al Cairo, l’università di Salerno si è fatta promotrice principale dell’evento, evidenziando la strategica iniziativa commerciale della “Nuova Via della Seta” ed eleggendo il raviolo a denominatore comune delle due realtà culinarie. Lo chef Pietro Parisi, vesuviano doc e definitosi “cuoco contadino”, è tra i cinque cuochi italiani a lavorare in un ristorante panoramico sul Nilo. Nel corso delle serate del 27 e del 28 gennaio ha proposto un menu italiano con un’isola cinese dedicata ai “Jiao Tzi”, nome che in cinesi significa appunto ravioli. Un’esperienza sensoriale e gustativa che unisce Yin e Yang, due emisferi in continua e perenne trasfigurazione che si compenetrano e lasciano un’orma l’uno nell’altro.
Lo chef brasiliano, figlio di oriundi palestinesi ed ex dj, mente creativa del ristorante stellato di San Paolo, il D.O.M., è stato inserito da TIME Magazine tra le 100 personalità più influenti al mondo. Da anni ricerca materie prime negli angoli più remoti dell’Amazzonia e crea nuove esperienze gastronomiche. Dal tucupi ai pesci come il tambaqui fino alle formiche amazzoniche: ogni più strana forma commestibile viene trasformata in un grande piatto. Atala si è formato girando l’Europa, Italia compresa, ed ha appreso le tecniche più raffinate della cucina moderna. Contemporaneamente ha avviato un percorso di collaborazione e sostenibilità con le popolazioni indigene che ha portato alla nascita dell’ATA Institute, mostrando come la ricerca di nuovi sapori vada di pari passo con la tutela e la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda.

Il fumetto Tintin compie 90 anni

Giovedì, 10 Gennaio 2019 17:10
Il celebre giornalista ed esploratore Tintin, nato dalla matita del belga Hergé, compie oggi 90 anni. Ricorre, infatti, il 10 gennaio 1929 la pubblicazione della sua prima avventura - Tintin nel Paese dei Soviet – sul giornale “Le Petit Vingtième”. Un successo editoriale enorme per Bruxelles e per il Belgio che verrà ricordato con mostre e nuove vignette, tutt’ora amato ed apprezzato in tutto il mondo. Un successo che ha ispirato un grande merchandising: come ad esempio i pupazzi che lo raffigurano da solo o in compagnia del cagnolino Milou. Un personaggio ancora attuale per la sua sete di conoscenza e voglia di viaggiare che lo ha portato in mete esotiche o fantastiche, come quando passeggiò sulla Luna nel 1953, ben 16 anni prima dell’astronauta Neil Armstrong.

Arrivano le figurine sulla storia dell’arte

Mercoledì, 27 Febbraio 2019 16:56
Artonauti. Le figurine dell’arte saranno in edicola dal 15 marzo. L’iniziativa fa parte del progetto selezionato e finanziato dalla Fondazione Cariplo. Sessantaquattro storie, aneddoti, informazioni, indovinelli, curiosità ed immagini da attaccare per un viaggio nel mondo della storia dell’arte. Una scoperta della nostra storia, partendo dalla prima opera, ovvero i graffiti nelle grotte di Lascaux, per passare poi all’arte egizia, alla scultura greca, all’Impero romano, al Medioevo fino alle Avanguardie del Novecento. Protagonisti di quest’avventura due ragazzini accompagnati dal fedele cane Argo e attraverso loro scopriremo e riscopriremo nozioni e opere dimenticate. A breve invece dei calciatori potremmo iniziare a scambiarsi i doppioni di Michelangelo, Leonardo e Brunelleschi.
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