Il Commissario Ricciardi. La Rai punta tutto su Lino Guanciale. Ed è successo! In evidenza

Martedì, 02 Febbraio 2021 11:52 Scritto da  Pubblicato in Tempo Libero Letto 644 volte
Devo confessarlo: sono una fan sfegatata del Commissario Ricciardi. Questo personaggio fuori dal comune -nato dalla prolifica penna di Maurizio De Giovanni - ha il volto di uno straordinario Lino Guanciale, chiamato a dare corpo ed anima ad uno dei protagonisti più enigmatici della letteratura noir contemporanea. Sei film per altrettanti libri, dove il noir si mescola al giallo e al melò nel contesto della Napoli anni ’30. Il merito di questo encomiabile lavoro di equilibrio e misura va al regista, Alessandro D’Alatri e all’intero cast, quasi totalmente napoletano. Una prova d’attore che Guanciale restituisce in maniera impeccabile, giocando sulla potenza dello sguardo, sui suoi magnetici occhi verdi e su di una espressività facciale che comunica molto più delle parole. Perché Ricciardi non è uno che parla tanto. È cupo, ombroso, taciturno; ma, allo stesso tempo, è sensibile, empatico e capace di fare proprio il dolore delle persone, dare loro giustizia, mettendo in pratica, maniacalmente, la sola cosa che conosce: il lavoro. Con il suo impegno quotidiano allevia la sofferenza di quei morti di morte violenta che lo perseguitano, ripetendogli in maniera ossessiva il loro ultimo pensiero prima di morire. Ricciardi vive il dolore costantemente. Ad ogni angolo della strada vede i fantasmi di quelli che non ci sono più, ai quali non può donare la pace che cercano. Il mondo dei vivi si intreccia a quello dei morti e lui, spettatore alla finestra, non può fare altro se non continuare ad osservare e a convivere con il suo dono che è anche una maledizione. Ma quella finestra sul suo mondo di sofferenza e malinconia lascia intravedere uno spiraglio di umanità: la possibilità di essere felice. Enrica. La vicina di casa di cui lui è innamorato (corrisposto) che ogni sera, immancabilmente, si attarda nelle sue mansioni domestiche, volgendo un occhio alla lastra di vetro che ha di fronte, nella speranza che lui (di cui in prima battuta non conosce neppure il nome, men che meno la professione) si affacci. Un amore fatto di sguardi, di silenzi carichi di speranza. Di attese che aspettano solo di essere trasformate in occasioni concrete. Enrica attende, con animo gentile e paziente, ma determinato. Maria Vera Ratti incarna al meglio questa ragazza poco più che ventenne, abituata a vivere in casa, in un universo, quello familiare, che è tutto il suo essere. Un amore poetico. E poi c’è lei: Livia Lucani Vezzi (Serena Iansiti). La vedova del grande tenore Arnaldo Vezzi che si invaghisce di Ricciardi quando il cadavere di suo marito è ancora caldo. Una donna di una bellezza felina, dal profumo esotico, dice di lei De Giovanni. Una donna piena di fragilità che però vorrebbe accompagnare il Commissario nel suo cammino verso la luce. La tata Rosa (Nunzia Schiano), di contro, è tutto ciò che resta della famiglia del barone di Malomonte. Tenace, attenta, meticolosa, che adora il suo “signorino” e vorrebbe vederlo sistemato. Un uomo che non capisce fino in fondo, ma che ama in modo viscerale ed incondizionato. E poi ci sono i due amici di Ricciardi: il dott. Bruno Modo (Enrico Ianniello), antifascista, e il brigadiere Raffaele Maione (Antonio Milo), devoto al Commissario da quando egli li riportò l’ultimo pensiero del figlio Luca, morto in un’azione di Polizia. Il Commissario Ricciardi è un prodotto diverso da quelli a cui la Rai ci ha abituati, osando con un personaggio di non facile prima lettura ma che, passo dopo passo, ti cattura. E gli ascolti lo confermano: sei milioni di telespettatori per la prima puntata, 5.7 milioni per la seconda con il 23.5% di share. Ricciardi vive in un tempo sospeso, tra passato e presente. Ci porta nei vicoli di Napoli, dove la contraddizione è il sale della vita, dove vige l’ingiustizia del fascismo e del clientelismo, dove si uccide per “fame e per amore”.
Ultima modifica il Martedì, 02 Febbraio 2021 12:37