Napoli e Trieste mai più forestiere In evidenza

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La poesia ama le cose belle. E ama andarsi incontro per creare legami, coincidenze, vie di fuga uguali. Trieste incontra Napoli e lo fa attraverso la parola nuova, che nasce proprio come sboccia la vita: mescolandosi, incrociandosi. Il 20 e il 21 agosto sono in scena le prove per “In canto per la vecchia città di mare”, un recital ideato e diretto da Angela Giassi, in cui i versi di Umberto Saba e di Salvatore Violante vengono fusi insieme. Senza creare discordanze o dispersioni: solamente armonia, vicendevole comprensione. Ogni poeta resta proprio, ma ognuno versa un po’ di sé in un altro. Una parola che abbraccia la musica d’autore di Guccini e De André, ma anche quella classica di Vivaldi e Bach. Con Giovanni Cudin e Giovanna Modugno suona un flauto traverso, un violoncello, una chitarra. Si odono voci: melodie, attese compagne degli spazi mai vuoti d’emozioni che si susseguono. Una parola che- come spiega Angela Giassi- si carica di nuove sfumature, filtrando in mezzo al via vai delle persone che appaiono e scompaiono nel Chiostro del giardino pubblico triestino, sede del secondo incontro: vola invisibile tra i ragazzi che si baciano, i vecchi che sonnecchiano, le madri che corrono dietro i loro bambini. Abbiamo sentito telefonicamente la Giassi, autrice inoltre del libro “I giri d’angolo di Salvatore Violante” del 2014, e le abbiamo chiesto cosa l’abbia spinta ad intrecciare sul palco due figure poetiche di estrema forza osservativa. La sua intuizione nasce dall’immagine dell’uomo isolato dalla realtà fugace ed immerso nella natura in cui vive. Una Natura che cambia paesaggi -un Vesuvio e il colore delle sue radici in Violante, una Trieste, crocevia di esistenze, che si mescolano in Saba- ma che conserva sempre lo stesso valore affettivo, quasi viscerale, negli occhi di chi la scrive e non può, non sa staccarsene mai. E, ancora, la religione che sorprende muti e si mostra fra i vicoli pieni: la parola Signore, tanto in Violante quanto in Saba, si mostra con cautela, quasi in punta di piedi tra le altre parole. Un Signore che “dovette inabissarsi nel profondo/ infinito suo essere, nel vuoto/ Eterno dell’eterna noia” per divenire inizio (“Se lui lo guarda, l’infinito mare”- S.Violante) e un Signore, in “Città vecchia” di U.Saba che “s’agita in tutte le creature della vita e del dolore, come in me”. L’origine rivelata, l’esistenza che si manifesta in ogni sua forma vivente.

 

Uguali, ma usate in contesti diversi, le rime scelte mondo-fondo (l’idea del tutto, l’idea del niente) in “Amai”, dichiarazione di poetica del Saba, e nella gioiosa di Violante “Lasciati andare, danza”, vero e proprio inno alla libertà del vivere. Non bisogna necessariamente incontrarsi per conoscersi: le gambe del pensiero che unisce e della sensibilità che trascina hanno muscoli sempre forti. Se si fossero incontrati, queste due grandi voci della letteratura italiana contemporanea, avrebbero sicuramente fatto grandi cose insieme. Ma un insieme non si chiude mai prima che sia compiuto il suo giro e gli incontri che generano bellezza avvengono anche contro il tempo e contro lo spazio. Sono sempre dietro l’angolo.