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Il nostro viaggio fuori dai confini del comprensorio vesuviano continua. Prendiamo un caffè con un giornalista, poeta e scrittore, autore del libro “ Malacittà”. Siamo nella vicina Casoria, terra al confine con la metropoli Napoli ove negli anni ’90 e non solo è stata spesse volte teatro di omicidi di stampo camorristico. Incontro Francesco Gemito, un uomo di cinquanta anni, nato e cresciuto con genitori separati. Un uomo che fin da piccolo ha sempre creduto nei sani valori della vita. I suoi fratelli sono spesso finiti in carcere e alcuni suoi parenti sono morti in agguati della camorra. Ha sempre mantenuto le dovute distanze dalle “ cattive amicizie”, si è diplomato in amministrazione, finanza e marketing. Ha scritto per i più importanti quotidiani della Campania: Roma, Il Mattino e Cronache di Napoli, ha pubblicato quattro libri di poesia e tre romanzi ed ha ricevuto oltre 250 riconoscimenti letterari. Malacittà, il tuo ultimo romanzo, con la prefazione di Don Aniello Manganiello, racconta il lato oscuro della tua città, dove è nata l’ispirazione di questo romanzo? "Sì, ma racconto anche la vita di brava gente, vittime e prigionieri di un sistema politico clientelismo." Francesco e la politica? "Oggi non hanno nulla a che fare. La politica da anni non dà risposte concrete, è tutto marcio e la gente si allontana sempre più. Credo che se la politica fosse più trasparente, più onesta e darebbe un futuro ai giovani, forse qualcosa si può ancora salvare. Bisogna dire, però, che ci sono anche politici onesti, pochi e puliti". Perché il titolo Malacittà? "Racconta il malessere di una città che negli anni 60-70 era una città industriale che dava lavoro a migliaia di famiglie. Oggi, non c’è più niente, solo aree dismesse, e nonostante è considerata la città dei santi, non c’è un turista che visita i nostri santuari. Malacittà perché a Casoria ha sempre vinto la camorra, imponendo ai commercianti la vendita di alcuni prodotti, costruendo case abusive e infine fino a qualche anno fa non si poteva nemmeno morire perché un funerale costava oltre seimila euro. Inoltre a Casoria ci sono oltre quindici vittime innocenti di camorra". Alla presentazione della prima hai voluto anche Don Aniello che ha compiuto e compie un lavoro difficile a Scampia, che messaggio si vuole trasmettere ai giovani? "I giovani sono il futuro di questo paese, non devono arrendersi, devono studiare e allontanarsi dalle cattive strade. Purtroppo oggi, a Napoli, i giovani trovano conforto nelle organizzazioni criminali. Hanno ereditato una società che non produce niente di nuovo e buono. Ecco perché la politica deve dare risposte concrete". Qual è il coraggio che l’autore deve avere nel raccontare gli episodi realmente accaduti nella sua città? "Borsellino diceva: “ chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una sola volta”. Il mio coraggio è questo. Voglio morire una sola volta". Quali sono le differenze fra le diverse opere che hai presentato fino adesso? "Scrivo poesie sempre ispirate sul sociale. Ho già pubblicato un romanzo dal titolo: La rabbia e l’amore, racconta un po’ il mio vissuto. I miei argomenti viaggiano spesso sullo stesso binario". Qual è il futuro di Francesco Gemito? "Il mio futuro è sempre legato alla scrittura. In questo periodo vivo una storia d’amore e un giorno vorrei laurearmi in teologia, una materia che amo tantissimo. Poi continuo a essere poeta, scrittore e giornalista". Quali sono gli obiettivi a medio e lungo termine? "Riuscire a dire ai giovani del nostro paese che la speranza non muore mai". A chi Francesco deve dire, grazie? "Alla mia maestra dell’elementare. La prima donna che mi ha fatto capire che per amare basta anche una piccola carezza. Grazie al suo amore oggi sono uno scrittore e non un delinquente". Ringrazio Francesco della bella chiacchierata avuta e dell’importante messaggio che ha voluto trasmettere ai nostri lettori e non solo. Gli fissiamo appuntamento nei prossimi mesi nel nostro comune di Terzigno per la presentazione del libro.

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Si intitola “La lingua è la nostra casa” la lezione che il professor Francesco Sabatini, presidente emerito dell’Accademia della Crusca, terrà venerdì 21 aprile alle 17,30 ad Ottaviano, nella sala consiliare “Pasquale Cappuccio”. Si tratta di un convegno organizzato dalla presidenza del consiglio comunale di Ottaviano e dalla Cirtam Unina (Centro interdipartimentale di ricerca dal tardo antico al moderno dell’Università di Napoli Federico II): un’occasione per discutere sulla lingua italiana e sul suo utilizzo nei nostri giorni, alla presenza di uno dei maggiori esperti del nostro Paese. Linguista, filologo e lessicografo, Sabatini è stato presidente dell’Accademia della Crusca dal 2000 al 2008 ed è professore emerito dell'Università degli Studi Roma Tre. Il professor Sabatini interverrà dopo i saluti del sindaco Luca Capasso, del presidente del consiglio comunale Biagio Simonetti, dell’assessore alla cultura Marilina Perna e del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola Francesco Urraro (che ha patrocinato l’evento). La relazione sarà introdotta da Marisa Squillante, professore ordinario di Lingua e Letteratura Latina all’Università Federico II di Napoli. Moderatore sarà Michele Montella, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo “D’Aosta” di Ottaviano.

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E’ per la passione per quelle tavole chiamate palcoscenico che è nata l’idea a Pasquale Piacente di formare nella vicina Boscoreale la compagnia teatrale “ I ragazzi di BoscoTeatro”. Una compagnia formata da ragazzi del comune del vesuviano che nei giorni 22 e del 23 aprile presenterà presso il teatro Minerva in Boscoreale la commedia comica “ Signori biglietti”. Il regista, e anima del gruppo, Pasquale Piacente ci tiene a rilevare la forza di questo gruppo che ha la volontà di regalare qualche serata all’insegna del sano divertimento e dell’allegria. “ Sono quasi tutti alla prima esperienza teatrale, esordisce il regista, ed è per questo che tutti vanno incoraggiati e sostenuti”. “ Il teatro è cultura, continua Piacente, e noi nel nostro piccolo vogliamo regalare un piccolo momento culturale, la compagnia tutta, con umiltà, passione e coraggio, vi aspetta sabato e domenica prossimo, augurandovi, fin da ora, buon divertimento.

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Ricordare Totò a cinquant’anni dalla sua morte, ma anche contribuire a conservare i suoi insegnamenti - artistici, professionali, ma anche di vita - giorno dopo giorno, sempre. È questo l’obiettivo a cui mira Urbe Vesuviana, che lo scorso 1° aprile ha messo in programma una serata dedicata all’indimenticato attore simbolo della città di Napoli. A Fare da cornice all'evento l’oratorio Federica Cerciello di via Madre Teresa di Calcutta a Sant’Anastasia che ha ospitato "50 anni mai senza Totò: la maschera, il poeta e il principe”, multiforme tributo ad Antonio De Curtis fatto di proiezioni di esilaranti scene dei suoi più noti film, poesie, canzoni, aneddoti, ma anche brevi esibizioni teatrali. Protagonisti della serata, oltre a Totò, al quale saranno dedicate gigantografie ma anche serigrafie numerate realizzate dall’artista Ilaria Aprile, i componenti di Urbe, che hanno voluto rendere omaggio al Principe della risata in prima persona, attraverso la recita di poesie, racconti e tributi. Ad impreziosire ulteriormente l’evento, la partecipazione dell’artista anastasiano Antonio Merone, che può essere considerato a pieno titolo uno degli eredi di Totò e che ancora una volta proprio nella sua Sant’Anastasia ha regalato al pubblico momenti di grande spettacolo ispirati proprio da Antonio De Curtis. Insomma, nell’evento che l’associazione Urbe Vesuviana, da anni attiva sul territorio e che ha già abituato a iniziative di grande spessore culturale, capaci di mettere insieme valorizzazione del territorio, arte e intrattenimento, c’è davvero tutto. C’è, soprattutto, il desiderio profondo e sincero di dire grazie a una delle figure più significative che Napoli ha conosciuto, capace di far ridere, emozionare, riflettere. A 50 anni dalla dipartita del Principe, questo tributo è un atto di ringraziamento a chi riesce ancora a farci ridere.

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Sulla copertina dell’ultimo lavoro di Salvatore Violante c’è una faccia della Terra vista dalla Luna. C’è l’inversione delle visuali: grigiastra la superficie lunare, luminosa la sfera terrestre –quanta vita in quella porzione visibile! In mezzo il buio e tutto quello che deve accadere. Enchanted Anguish «Angoscia in-canto» (Gradiva Publications), opera nata per il mercato editoriale americano, è l’estremo bisogno di trasformare i moti interiori in canto che guarisce e sa guarire. Sabato pomeriggio 8 aprile, per iniziativa del G.A.P. (Gruppo Amici Poggiomarino) presidiato da Antonietta Manna, presso la Biblioteca Comunale di Poggiomarino si è svolta la presentazione del libro del poeta vesuviano. L’evento si è aperto con i saluti del primo cittadino, Leo Annunziata, ed è proseguita con l’intervento –in apertura e in chiusura- del critico letterario Enzo Rega, il quale ha passato in rassegna tutte le opere di Violante, fino a giungere a questa ultima fatica letteraria, dal titolo ossimorico e di forte impatto emozionale. Le letture sono state affidate alla voce di Wanda Marasco, scrittrice ed attrice, con accompagnamento musicale del flauto traverso Simona Peluso e della chitarra Salvatore Esposito Ferraioli. Letture anche in lingua inglese da parte della traduttrice dell’opera, Lina Sanniti (insieme a Michael Palma). «Ma noi che vivi siamo, lo siamo per la morte. L’amore forse cambia le carte a questo gioco» recita un verso della raccolta. A fare da scenografia alla musica che si faceva poesia e alla poesia che si faceva musica, le tele dell’artista Luigi Franzese, con un traboccare di luci e colori portati in una stanza per fiorire. La rassegna è stata chiusa dalla voce di Linda Annunziata, soprano, con l’interpretazione di una ninna nanna per un bambino profugo morto in mare, La sardella in fondo al mare, testo scritto nel 2016 e musicato da Simona Peluso. L’appuntamento con l’intervista televisiva, rilasciata da Salvatore Violante ad Antonella Bianco per Il Vesuviano tv, è previsto per giovedì 13 aprile, a partire dalle 21.30, su Italiamia (ch 274 in Campania e ch 187 nel Lazio).