Partirà ufficialmente domani l’avventura del nuovo parlamentino terzignese sotto la reggenza del neo sindaco Francesco Ranieri, una partenza che inevitabilmente dovrà tener conto dell’ultima fiammata rimbalzata agli onori delle cronache “politiche” locali. Dopo le fiamme “vere” per il vile gesto contro la macchina del consigliere Antonio Vaiano, altre bocche di fuoco intorno alla nuova componente politica locale. Ancora una volta, la solita mano anonima, quella che rifugia il confronto per lanciare invettive ed accuse. Forti, decise circostanziate - stando a quando riportato da una lettera denuncia che sta circolando all’ombra del Vesuvio- . In una fantomatica lettera, una altrettanto fantomatica associazione culturale (che nessuno ha mai visto all’opera da queste parti) “Terzigno Libera” punta deciso il dito contro le procedure dell’ultima tornata elettorale. Al centro della missiva inviata agli organi di giustizia, alle forze di polizia ed a tutti i candidati a sindaco nonché ai senatori Domenico Auricchio e Pietro Langella, si descrivono a detta degli anonimi sottoscrittori fatti, atti e circostanze che prefigurerebbero dei reati penali a carico di attuali esponenti della maggioranza. Una missiva che, stando alle prime indiscrezioni sembra essere null’altro che un rigurgito di astio e rancore nei confronti del movimento che ha sostenuto l’attuale sindaco Ranieri nell’ultima tornata elettorale. Non si ha ancora alcuna certezza se sulla vicenda le autorità preposte avvieranno le indagini di rito, ma allo stesso tempo è opportuno che chi ha eventualmente giocato sporco paghi il maltorto. Un inizio di mandato in un campo minato per Ranieri che però stronca sul nascere polemiche: “c’è chi non vuole assolutamente che Terzigno rinasca e prova in tutti i modi ad infangare i nomi di persone oneste e perbene che mi hanno sostenuto. Certe accuse vanno provate con atti e prove non nascondendosi nell’anonimato solo per cercare di discreditarci. Dopo anni di torpore sto vedendo i terzignesi risollevarsi così come gli ultimi eventi pubblici stanno evidenziando, compreso quello di ieri sera organizzato dal Forum dei giovani al quale circa 500 ragazzi hanno partecipato. Mi preoccupo di loro- conclude il sindaco terzignese – e non certo di chi al confronto aperto preferisce nascondersi nell’anonimato per seminare violenza, odio e rancore”.  

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Terzigno ha la sua nuova squadra amministrativa! Il sindaco Francesco Ranieri, infatti,  ha comunicato i nominativi delle persone che faranno parte del nuovo governo cittadino. La carica di vice sindaco sarà ricoperta da Franco Nappo, gli assessori, invece, sono espressione delle liste che hanno sostenuto Ranieri nella scalata a palazzo ex CED: Vincenzo Ranieri vicino alla lista civica Terzigno, l’avvocato Rosalba Boccia della lista Ranieri sindaco così come la dottoressa Genny Falciano mentre il dottor Ferdinando Mughetto è espressione della coalizione guidata da Serafino Ambrosio al quale viene riconosciuto così l'apparentamento politico. Nei prossimi giorni saranno poi diramate ufficialmente le deleghe ai neo assessori. Per il consigliere più votato Giuseppe De Simone potrebbe invece delinearsi la poltrona di Presidente del Consiglio comunale.

 

“Ho cercato di mettere insieme una formazione eterogenea, capace e preparata - esordisce il sindaco Ranieri -, tenendo conto di tutte le forze che sostengono il nostro nuovo progetto politico. Faccio gli auguri a loro e a tutta la cittadinanza. Terzigno ha la sua squadra e inizia il lavoro sul terreno. Sabato con ogni probabilità ci sarà la proclamazione degli eletti e la settimana prossima sarà convocato il primo consiglio comunale per la presentazione alla cittadinanza della nuova squadra amministrativa targata Ranieri.

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E’ una strana ricorrenza: aspettare l’estate con un fuoco acceso. Se non fosse altro che metafora di luce, piuttosto che di calore. Come segnale di fuoco, come segnale di vita. Da un’isola. Sperduta nel mare, in mezzo a tante isole. La lasciamo navigare, ci lasciamo navigare. Se non fosse altro che le isole siamo noi. E ascoltiamo con tutti i sensi la poesia che, già alla prima scintilla, divampa. E’ una fresca domenica sera qualunque, primo giorno d’estate, come da rituale. Cosa unisce tante persone a ritrovarsi in un unico posto? In un cerchio unito e denso, tanto vicine nei pensieri da poterli vedere tutti in fila, i loro pensieri: e brillare negli occhi, attraverso le mani, sulla voce che cammina. Tante isole in una sola isola. Dicono che sia “la passione per le parole”, ma ancor più forte è l’amore a condurle. Lo stesso che unisce le persone in matrimonio e stringe i patti d’amicizia e sveglia in un lampo al mattino con la forza di rendere un qualcosa al mondo.

 

Salvatore Violante ha teso i fili: e tutti, fidandosi, lo hanno seguito. Insieme a lui, Giuseppe Vetromile ha fermato i momenti: l’indiscusso sorriso dei presenti è apparsa la fotografia più bella da conservare nella mente, l’accoglienza più calda. La musica, fedele compagna, ha fatto vibrare ancor di più le parole che uscivano dalla bocca dei poeti e si fermavano sulla pelle, creando brividi: il sassofono di Francesco Cirillo e il piano di Stefano Bottiglieri. Puntuale, alle 21, come in tutti i luoghi in cui è avvenuta la stessa manifestazione poetica, l’inconfondibile voce di Mario Grazio Balzano ha recitato la poesia simbolo di quest’anno: Vent’anni, della poetessa rumena Carmen Bugan, emigrata negli Stati Uniti nel 1989. La straziante malinconia dell’addio in una condizione perpetuamente attuale. Il dramma di chi, partendo, non lascia soltanto vie conosciute e volti cari, ma una parte di sé, dietro di sé, che non tornerà più. Con la stessa violenza che il tempo impone a chi abbia da ristabilirsi dopo un lutto. Partire, senza altre vie d’uscita, è come uno strappo.

 

Prima donna della serata è stata, senza dubbio, Wanda Marasco, autrice de “Il genio dell’abbandono”, libro arrivato tra i quindici finalisti per il Premio Strega e che racconta la vita del più grande scultore italiano attivo tra Ottocento e Novecento, Vincenzo Gemito. La scrittrice ne ha letto alcune pagine, mostrando di sé mille sfumature: autrice di un capolavoro, narratrice della sua storia, regista dei suoi movimenti, attrice della sua ispirazione. Il pubblico è rimasto in silenzio, attento. Si è stati come a teatro, in un’atmosfera forte e penetrante, allo stesso modo. Non servono, talvolta, quinte, copioni, costumi, regia. Occorre talento. E il talento appare soprattutto nel modo in cui ci si avvicina e si arriva alle persone, nel modo in cui le si guarda. E Wanda Marasco ha potuto godere anche di questo invisibile, importantissimo titolo: il talento di saper guardare con dolcezza le persone intorno. Marilena Gragnaniello, accompagnata dai Cantapopolo, danzava intorno al rito del fuoco acceso, creando un momento suggestivo. Il professore, saggista e poeta, Raffaele Urraro, ha letto alcuni passi del suo lavoro su Leopardi: “Giacomo Leopardi. Le donne, gli amori”, una ricerca sull’universo femminile presente all’interno delle opere del poeta ottocentesco. Mentre la luce fuggiva e calava il buio, le voci dei poeti continuavano ad alternarsi, simili a moti dell’anima, rinascenti emozioni: Giovanni Balzano, Annibale Rainone, Anna Rachele Ranieri, Clara Chiariello, Prisco De Vivo, Carlo Di Legge, Lina Sanniti, Mario Apuzzo e gli stessi Salvatore Violante e Giuseppe Vetromile, organizzatori dell’evento.

 

A vederli dall’esterno, non li capiresti, i poeti: diresti che sono diversi, diresti che sono uguali. Diresti persino che non vi appartieni, diresti che un po’ ti spaventa avvicinarti a loro, ai loro pensieri così trasparenti, così nascosti. E allora cerchi a tutti i costi le parole, le metti insieme. Un pensiero ricorrente, un malumore, un sentimento nuovo. Le getti sul foglio e allora pensi: “poesia”. I poeti son poesia, e in essa c’è tutto il mondo, il tangibile e il non, non vi è altra definizione più vicina alla loro vita.

 

Il silenzio dell’attenzione viva negli occhi di tutti si è sciolto in commozione con una poesia del poeta Salvatore di Giacomo, recitata con ineguagliabile coinvolgimento emotivo da Mario Grazio, prima voce narrante del territorio vesuviano. In chiusura della serata, “la consapevolezza di riconoscere quale sia la fortuna” sono state le ultime parole di Salvatore Violante: la fortuna era essere lì tutti insieme e non chiedere di più.

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Brutto episodio di cronaca quello che si è verificato questa notte alla periferia di Terzigno. L’auto del neo eletto consigliere comunale Antonio Vaiano, infatti,  è stata incendiata da ignoti. L’episodio si è verificato verso le 01.30 di questa notte in via Amati dove Vaiano risiede e dove solitamente parcheggia la sua Fiat Multipla a pochi metri dalla propria abitazione. Antonio Vaiano (a destra nella foto) è stato uno dei consiglieri comunali eletti al comune di Terzigno con la coalizione di Francesco Ranieri in quello che fino a poche settimane fa era considerato un vero e proprio feudo forzista guidato da Auricchio e Pagano. Si spera che l’episodio non sia legato minimamente all’elezione di Vaiano e che  l'incendio non sia di origine dolosa a fine intimidatorio, ma dovuto ad un problema meccanico dell'auto. Sulla vicenda bisognerà attendere l’attività di indagine delle Forze dell'ordine.

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Questa sera su italiamia torna la trasmissione “Terra Mia”. La puntata di questa sera è stata interamente prodotta all’interno del Museo Emblema di Terzigno. L’intento del programma edito dalla nostra redazione è quello di valorizzare e promuovere l’area vesuviana e le sue eccellenze. Questa sera scopriremo aneddoti e curiosità sulla vita del maestro Salvatore Emblema che partito da Terzigno conquistò la ribalta nazionale prima ed internazionale dopo con le sue inestimabili opere. Come da copione previsto anche lo spazio sociale curato da Francesco Gravetti che questa sera intervisterà l’uomo che a settembre fa il bagno nel fiume Sarno. Tante curiosità che potranno essere svelate collegandosi alle 21 su Italia Mia canale 274 del digitale terrestre.

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Si è abbattuto un vero e proprio tsunami sulla politica terzignese. E’ questo l’esito inesorabile dell’urna! I terzignesi contravvenendo ogni previsione sentenziano l’epocale sconfitta per Forza Italia che per oltre venti anni era stato il partito di riferimento alle falde del Vesuvio (con picchi anche del 60% in passato). Una duplice sconfitta sia per il vicesindaco facente funzioni Stefano Pagano sia per il senatore forzista Domenico Auricchio sceso in campo al fianco del delfino Pagano. La coalizione di centrodestra in cinque anni è riuscita a dilapidare oltre il 20% di consensi, nel 2010 infatti, Auricchio venne eletto con un consenso plebiscitario  (46% al primo turno e ben  il 61% al ballottaggio). Un dato che ridimensiona il partito di Berlusconi e che dovrà far riflettere sulla scelta di designare Stefano Pagano come leader dello schieramento. Le liste della coalizione, infatti pur racimolando il 31,11%  subiscono l’orda del voto disgiunto che fa perdere a Pagano il 5% dei consensi.

Effetto del voto disgiunto diametralmente opposto invece per il candidato del PD Vincenzo Aquino il quale riceve dall’urna un consenso personale inimmaginabile rispetto al voto di lista. Il PD infatti si ferma a 987 preferenze mentre sul  candidato sindaco fioccano 1437 preferenze! Uno scarto del 4,5% che può lasciare più che soddisfatto l’agguerrito Aquino che al termine di questa campagna elettorale porta a casa un risultato inaspettato visti i pregressi della sinistra terzignese.

Più che soddisfatto è anche il giovane candidato Serafino Ambrosio, osteggiato del centrodestra locale sin dalle sue prime intenzioni politiche sul territorio. Il giovane imprenditore incassa un successo personale di rilievo con un 12,38% pari a 1222 preferenze. Non male per uno che ha puntato su due liste composta da tanti giovani.

Chi gongola e gioisce, invece, è Francesco Ranieri, vero vincitore di questa tornata elettorale il quale consuma la sua lenta ed inesorabile vendetta nei confronti di avversari politici che tre anni fa lo defenestrarono dalla carica di vicesindaco…quando si dice che il tempo è galantuomo. Un successo personale e di coalizione per l’ex primavera del Napoli il quale dopo aver affrontato una campagna elettorale con lo stile del politically correct, si appresta a dover disputare gli spareggi del “ballottaggio” che dovrebbero confermare la stima e la fiducia raccolta al primo turno con 3921 voti di partenza che rappresentano un buona dote in vista del testa a testa contro Stefano Pagano.

Deludono invece le preferenze del Movimento Cinque Stelle che nel giro di poche ore passano dal 13,66% delle regionali al 4,53% delle comunali. Tanti voti di stima per la giovanissima  Lina Panfilo che raccoglie oltre un punto percentuale rispetto ai voti di lista. Dato che anche in questo caso dovrebbe far aprire un riflessione interna ai grillini.

Si ferma invece al 2,60% il Patto Civico capeggiato dalla professoressa Rosa Rosanna che raccoglie comunque 257 preferenze personali a fronte dei 186 voti racimolati dalla lista collegata.

 

 

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Domenica 24 maggio 2015, Terzigno ha ospitato il vice presidente della Camera dei Deputati, Luigi Di Maio. Il Movimento cinque stelle a sostegno della candidatura a sindaco della giovane Lina Panfilo cala la carta istituzionale del vice presidente. Di Maio, eletto nel 2013, ricopre oltre alla carica di vice presidente alle spalle della Boldrini anche la presidenza del Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione ed è membro dell’Ufficio di Presidenza nonché membro della 14° Commissione Politiche dell’Unione Europea. Il giovane parlamentare, simbolo della crescita del movimento ha incoraggiato la scelta della giovane candidata in vista della prossima tornata elettorale del 31 maggio prossimo e si è soffermata sulla problematica immigrazione e su chi ha siglato l’accordo di Dublino con il quale impone all’Italia di occuparsi degli immigrati che approdano sulle nostre coste. Ha avuto parole non solo per le amministrative comunali ma anche per le regionali. La volontà del movimento è di vincere per governare con le mani libere, ha puntato il dito principalmente contro quei politici che non tutelano l’interesse pubblico. Eleggere un pentastellato significa togliere un seggio ai politici e avere un ritorno finanziario per aiutare la nascita delle piccole imprese. 

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La data per le prossime elezioni amministrative comunali si avvicina e incontriamo oggi un’altra aspirante candidata a sindaco per il comune di Terzigno la giovanissima Lina Panfilo, ventitré anni, laurea in psicologia e sostenuta dal Movimento cinque Stelle. Partiamo subito con le domande. Perché i cittadini dovrebbero votarla? "I cittadini, votandomi, avranno per la prima volta la possibilità di partecipare attivamente alla vita amministrativa del paese, attraverso le consulte cittadine e i comitati di quartiere".  Quali sono i punti cardini del suo programma elettorale? "Il programma abbraccia tre obiettivi fondamentali:

-creare occupazione tramite il turismo (riqualificando il Parco Nazionale del Vesuvio), attraverso l’internalizzazione dei servizi, con la formazione degli operatori agricoli; 

-difendere la salute pubblica con l’ottenimento di un Presidio Sanitario permanente;

-ricostruire il senso di comunità, partendo dal presupposto che una società civile sia innanzitutto fondata sull’informazione e sulla conoscenza".

Faccia un appello alla cittadinanza. "Il mio appello è “Andate a votare e non abbiate paura di scegliere il cambiamento!”. Se fosse vincitrice qual è il primo gesto /passo che compie? "Da vincitrice credo che sarebbe necessaria, come prima misura da adottare, quella di tenere conto di risanare il bilancio. Inoltre mi circonderei di volontari esperti per ogni settore e che hanno a cuore le sorti del paese". Cosa si sente di promettere ai suoi concittadini? "Prometto ai cittadini di essere un loro dipendente, una cittadina nelle istituzioni al servizio della cittadinanza". Terzigno ha un patrimonio culturale vasto perché non è mai stato sfruttato? "Il vasto patrimonio culturale non solo non è stato sfruttato, è stato oltraggiato. D’altra parte a Terzigno, in media, i cittadini ritengono che con la cultura “non si porta un piatto a tavola”. Siamo un paese povero, si fa fatica a dare importanza a dei valori che sfuggono alla concretezza e al pragmatismo". Si parla di rinnovamento/cambiamento cosa può promettere? "Il Movimento cinque stelle rompe con la vecchia politica, consente a chi entra nelle amministrazioni comunali di spendere le proprie energie per la collettività, senza voler fare del proprio impegno una professione. Siamo nuovi sulla scena politica terzignese, non abbiamo poteri alle spalle e siamo giovani. Non abbiamo bisogno di dimostrare o promettere il cambiamento: lo siamo già". Allarme profughi, sa che questo potrebbe essere una problematica da affrontare per la questione sicurezza e salute nei prossimi mesi, che posizione intende assumere? "Bisogna regolare la presenza dei profughi, e avere a disposizione figure professionali che li aiutino nella loro permanenza, stabile o temporanea, sul territorio". Definisca con un aggettivo i suoi rivali. "Alcuni miei competitors sono propositivi, ma altri dimenticano che hanno già avuto le loro chance e rappresentano il passato: ora tocca ai noi cittadini riappropriarci del futuro del paese!" Terzigno ha bisogno di persone che vivono il quotidiano, a contatto con la gente, parlare e conoscere le loro problematiche, vivere il contatto con tutte le fasce d’età, ci crede in questo? "Certo, il contatto con la gente è fondamentale per conoscere a fondo i punti deboli e le esigenze di ciascuna fetta della popolazione. Proprio per questo nei mesi scorsi siamo scesi in piazza, al mercato, nelle attività a raccogliere le proposte dei cittadini e integrarle al programma elettorale. Il Movimento nasce per stare tra la gente. Alla parola “Terzigno”, cosa mi dici? La storia ci insegna che siamo combattivi, che tre eruzioni non sono state sufficienti a cancellare la nostra terra dalle cartine geografiche. Anche se le condizioni in cui versa il paese sembrano ormai irreversibili, è doveroso rimboccarsi le maniche per far risorgere Terzigno dalle ceneri, una quarta volta".

 

 

 

 

 

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Il Vesuviano incontra il giovane avvocato penalista e scrittore terzignese Alfredo Ranieri, autore del romanzo thriller “L’eco del diavolo”. Il suo libro, dalla genesi vesuviana, ambientato a Castellammare di Stabia e con dei riferimenti anche a Terzigno, è la dimostrazione di un attaccamento a un territorio il cui riscatto può e deve passare per la cultura. L’avvocato Ranieri è uno di quei giovani che hanno preferito non allontanarsi dal luogo in cui sono cresciuti: la letteratura, nel suo caso, è un atto di amore e uno stimolo a far valere le proprie idee, un invito a tirar fuori il coraggio di intraprendere e realizzare i progetti nella propria terra, perché non è un’utopia portarli avanti anche qui.

Alfredo, da dove nasce l’idea di scrivere un libro? "L’idea del libro nasce durante il mio primo anno di pratica forense. E nasce dalla passione per la criminologia, che affianca il mio lavoro da avvocato penalista, oltre che dall’esigenza di utilizzare le zone vesuviane, a cui il sottoscritto crede molto, per valorizzarle a livello culturale: da accanito lettore, ho deciso di ambientarci un thriller. I primi 4 capitoli sono stati inizialmente pubblicati su Google Libri per saggiarne il riscontro. Riscontro che è stato ampiamente favorevole, perché gli utenti si sono appassionati così tanto alla storia da volerne leggere il prosieguo. Grazie alla Oxiana Edizione della dott.ssa Piera Scuotto, che ha creduto molto in questo racconto dinamico e ricco di colpi di scena, si è passati alla pubblicazione vera e propria".

 

Pompei, Castellammare di Stabia, Vico Equense, Positano e la pineta di Terzigno sono alcuni dei luoghi citati all’interno del tuo romanzo: è il primo thriller ambientato nelle zone vesuviane? "Già il compianto Nicola Prisco ambientava i suoi thriller nelle zone vesuviane. C’è da dire, inoltre, che altri autori hanno citato Terzigno, ad esempio Eduardo De Filippo, nella commedia “Il Sindaco del Rione Sanità”, elogiava le salubri caratteristiche del territorio. C’è bisogno di valorizzare le nostre zone. Un libro è come la vita, se consideriamo la capacità di ognuno di voler andare avanti e ricavarsi un proprio ruolo. Leggendo si forma la propria coscienza, forte, impenetrabile: la cultura è un oro che non viene tolto. Spero che il mio romanzo contribuisca ad attirare l’attenzione dei lettori su Terzigno".

 

L’accoglienza è stata delle migliori. "Il libro è stato pubblicato il 15 Aprile con la presentazione al Tribunale di Nola. L’accoglienza è stata molto calorosa da parte dei colleghi. E poi c’è stata l’evento nella splendida cornice della Tenuta Sorrentino a Boscotrecase, un anello di congiunzione ideale con il territorio vesuviano e la natura. E’ un romanzo thriller che sfiora degli aspetti professionali: gli omicidi vengono per competenza assorbiti dalla procura di Torre Annunziata che dà la caccia a un assassino che “cammina nel buio” e i cui passi riecheggiano come l’eco del diavolo".

 

Puoi descrivere brevemente il romanzo? "il romanzo è ambientato a Castellammare di Stabia, una cittadella magnifica, enigmatica al calare del sole, una città misteriosa. Ci sono in realtà dei motivi specifici per cui il romanzo è ambientato lì. Viene ritrovato il cadavere di un ragazzo sul litorale stabiese. Anna Di Martino, giornalista di cronaca nera, accorre sul luogo di ritrovamento del cadavere incontrando l’amico di vecchia data, il commissario Nicolas Anselmi. Il delitto è strano: il ragazzo ha il volto truccato da donna e le parti intime mutilate. Anselmi, assieme al sostituto procuratore De Rosa, chiederà l’aiuto della dott.ssa Manzi, criminologa psicopatologa forense. Tale collaborazione si rivelerà importante nel momento in cui si scopre sul cadavere del ragazzo il numero di Satana, il 666. In una folle corsa contro il tempo, Anselmi ed Anna si troveranno a dare la caccia a un assassino che sembra svanire di volta in volta nel buio. E proprio al 666 è legato l’evolversi della storia e il dipanarsi di scenari investigativi inaspettati".

 

Quali progetti hai ora in cantiere? "Il computer non si spegne mai. La sera, quando smetto di fare l’avvocato, mi metto alla ricerca di storie. E le storie producono altre storie. Posso anticipare che il secondo romanzo sarà ambientato a Napoli e sarà sempre un thriller: attualmente ci sto lavorando, alternando l’attività di scrittore a quella di avvocato penalista. Per la scrittura di questi thriller mi avvalgo inoltre della collaborazione delle forze dell’ordine e di altre figure professionali competenti che si mettono a disposizione per portarmi a conoscenza di elementi utili alla storia come ad esempio i meccanismi di indagine.

 

Tutti attendono una presentazione del libro anche a Terzigno. "Sicuramente ci sarà, anche grazie a Il Vesuviano, la possibilità di presentare il libro a Terzigno. Attualmente è attiva una pagina facebook del libro che invito tutti a seguire per tenersi aggiornati (https://www.facebook.com/pages/Leco-del-Diavolo/51621153311) sugli eventi e sulle presentazioni. Nel frattempo, auguro una buona lettura a tutti.

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Il primo dibattito pubblico. Un paese in fermento, le decisioni elettorali alle porte. Le incertezze da sciogliere in tempo, prima di poter mettere in maniera consapevole la penna su di una scheda. La popolazione si incammina e si ferma in un punto, per ascoltare.  Nelle parole dei candidati che si sono susseguite abbiamo visto tante cose. Abbiamo visto il futuro nella generale voglia di valorizzazione del territorio, nell’aspettativa di un’attiva partecipazione della popolazione, nell’intraprendenza, nell’incremento economico, nella lealtà. Abbiamo visto speranza nei nostri giorni. Abbiamo visto la determinazione di ideali giovani, traboccanti di sani e giusti progetti e abbiamo capito che non si è mai troppo giovani per avere idee già grandi. Abbiamo visto pensieri discordanti tra chi è favorevole all’integrazione straniera nel nostro paese e chi, invece, non lo è. Abbiamo visto, poi, nostro malgrado, sull’altra faccia della medaglia, le promesse mancate che si ripropongono come spettri, il passato che diviene colpa di un qualcuno che non esiste. Con la stessa spudoratezza di un marito che tradisce la propria moglie e continuerà a farlo anche dopo il perdono. La svolta sta nell’avere la forza di dire «Oggi decido io. Decido io se farmi manipolare oppure no, da chi e quando. Decido io». Abbiamo visto i problemi di Terzigno scivolarci davanti agli occhi come oggetti rinnegati e lasciati marcire dentro di noi: le strade sconnesse, l’inquinamento dilagante, l’assenza che altrove è presenza, la morte che bussa in ogni casa ed ha nome “cancro”. Abbiamo visto il nostro passato, così come è scivolato, e ci siamo chiesti «perché?». Perché non lasciarlo finire, “questo passato di cui non siamo felici”, perché non compiere la rivoluzione della democrazia umana. Ci sono persone che non ci sono più per i troppi errori compiuti con troppa leggerezza negli anni trascorsi. Abbiamo visto i volti disillusi dei cittadini seduti ad ascoltare. C’è bisogno che qualcuno restituisca loro fiducia. Un primo cittadino sa scendere tra il popolo e sa sporcarsi le mani insieme alla sua gente per dire «io sono come voi, io con voi». Occorre coraggio per reggere migliaia di sguardi a cui spiegare il rendiconto delle proprie azioni. La dignità di esistere. La dignità di dire «sono sereno perché ho fatto la cosa giusta». La dignità di uscire di casa e incontrare sorrisi. La dignità di lasciare questo mondo e lasciare di se’ un bel ricordo. Abbiamo guardato negli occhi tutte le persone perché troppo spesso in passato le persone hanno chiuso gli occhi per non guardare. Abbiamo visto e sentito cose che non avremmo voluto vedere e sentire e ci siamo accorti che ascoltare soltanto non basta, e che tutti i sensi non bastano per percepire le intenzioni di chi ci è di fronte. Abbiamo visto il popolo ribellarsi: il dolore, quando non ne può più, grida. Abbiamo visto un candidato dire a voce alta «stai zitta!» ad una donna che, prima di essere donna è cittadina, e prima di essere cittadina è una persona. Ed è in quel momento che abbiamo capito che nulla è cambiato da secoli ad ora, nelle grandi come nelle piccole realtà, e che la democrazia è un concetto usato male da chi se ne appropria senza il dovuto rispetto e amore verso gli altri. E abbiamo capito che i veri politici siamo noi, che di politica non sappiamo nulla. Sono tutti coloro che guardano le cose e le interpretano giuste o sbagliate, per buon senso e non per convenienza. Sono tutti coloro che vogliono lavorare con le proprie forze e con le proprie capacità e non ottenere un impiego in cambio di un voto. Sono tutti coloro che si aiutano a vicenda fuori dalle mura istituzionali. Sono tutti coloro che restano in disparte dalle “cariche”, ma che si “caricano” e prendono a cuore i problemi degli altri, quasi come si trattasse di propri problemi. E abbiamo capito che andare a votare ci salva dalla distruzione lenta in cui siamo da tempo caduti, ci salva dal desiderio di scappare lontano da qui, ci salva dalla corruzione. Non occorrono titoli di studio, non occorrono amicizie potenti, non occorrono compensi e compressi, occorre –proprio come ha delicatamente pronunciato un candidato- cuore. Soprattutto cuore. Cuore nell’andare a votare e non solamente la sola mente. La ménte, talvolta, mènte.

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