Annapina, dalla lotta alla discarica alla malattia: "cosi affronto la vita" In evidenza

Scritto da  Nando Zanga Pubblicato in Attualità Letto 4764 volte
Continuo con le mie interviste - chiacchierate con persone che possono insegnarti tanto, in ogni settore della vita. Oggi incontro Annapina, una signora di quarantaquattro anni, di Terzigno, che conosco da tanto tempo e che nel lontano, ma non troppo, 2010, fu definita “ munezzara” per il suo modo di combattere la propria terra, di difendere i figli del Vesuvio e la salute di tutte quelle persone che vivono nei paesi vesuviani e non solo. Partiamo dal 2010, la discarica di Cava Sari, cosa si rievoca nella tua mente? In quel periodo lavoravo a Pompei e da poco mi ero iscritta su uno dei maggiori social. Ero aggiornata sulla questione, grazie soprattutto ai miei amici, che da qualche tempo protestavano proprio lì, sul sito della cava. Quante proteste, attese, speranze che svanivano, speranze affinché ci fosse giustizia. Lì, c’era questo gruppetto di persone pronte a stare in strada pur di far valere le nostre ragioni, intuimmo che bisognava coinvolgere tutti e farlo nel minor tempo possibile. Occupammo prima le scuole, poi la casa comunale. Pensa che la decisione sarebbe stata presa durante un consiglio comunale in cui i cittadini chiedevano invano agli amministratori di evitare il peggio. Come vivevi quei momenti? Ero orgogliosa nel vedere tutti quelli che conoscevo scendere per le strade, non mi sono mai sentita sola, bastava guardarci negli occhi e ci intendevamo. Mi sono vista alla guida di cortei con il megafono in mano, cercando di far tornare la calma, di sera poi, io che avevo paura del buio e delle persone, mi sono ritrovata in tutti i cortei a manifestare. La mia battaglia non si è fermata a Terzigno, anzi, ero in contatto con comitati e associazioni nazionali, con chi protestava da anni contro le discariche, gli scempi ambientali. La mia lotta non si è fermata al mio “ orticello”. Ho partecipato a riunioni in ogni zona della Campania, c’era una solidarietà che mi riportava indietro con la mente ai ricordi dei nonni e al loro passato. Intanto però cosa accadeva? I camion hanno iniziato a versare di tutto in discarica e la “puzza di morte” riempiva i paesi e le case. Questo ha fatto sì che chi era senza scrupolo ha continuato nell’illecito. Non voglio assolutamente riprendere il discorso, il solito discorso, su cosa hanno versato in cava, ma questo ne pagherà le conseguenze con il Signor DIO. Credevo che in quel periodo potessimo cambiare la storia, e invece mai delusione è stata più grande. Da migliaia di persone siamo rimasti in pochi, gli stessi che avevano iniziato questa lotta. Tutti gli altri che fine hanno fatto? Tutti ricattabili? Tutti immuni dalle conseguenze di questo scempio? Ho combattuto in vari modi, cercando una soluzione legale (raccolta di firme per petizioni, registro dei tumori fai da te, convegni) ma anche e soprattutto perché ero sostenuta dalle mie amiche di “ munnezza” pronte a qualsiasi cosa. Loro mamme e mogli che hanno avuto la forza di ribellarsi a tutti e tutto e ancora oggi commentano su come quella storia maledetta ci abbia segnato. Pagine indelebili della storia del nostro Paese, raccontaci un episodio che ti ha colpito? Amavamo andare in giro per la nostra montagna, l’abbiamo vista deturpare e ora anche bruciare. Episodi da raccontare ce ne sono tanti, dai bambini tolti dalle auto compattatori per evitare il peggio (piccoli che volevano fare gesti da eroi) alla mamma che accusava mal di schiena ma che è restata tutto il giorno nel municipio occupato, perché era il suo modo di aiutare, giocando a carte con i figli. Oggi, purtroppo quella mamma non c’è più. E come lei tanti altri, compresa me, ci siamo ammalati. Non è giustificabile chi cerca di ignorare il problema inquinamento e malattie tumorali. Com’è adesso la tua giornata? Oggi le mie giornate sono diverse, la malattia che mi ha colpito è stata affrontata come un “ auto compattatore”, le ho impedito di fermarmi, di togliermi il sorriso, di prendere il sopravvento. La mia forza è stata l’affetto di tutti e la grande umanità del personale che mi ha curato, infiniti grazie a chi mi ha insegnato a sorridere dei guai aggiustandosi una parrucca che per il vento si era mossa e ridendone per prima fino alle lacrime, questa volta però di gioia. Qualsiasi cosa potesse accadere da quel momento dovevano esserci, con le mie ansie, le mie paure, ma mai senza sorriso. Il tuo primo pensiero di mattino? Mi sveglio e ringrazio Dio. Quante volte penso a quello che con la malattia non potrò mai più sperare: un figlio! Desiderato e cercato, ora non potrei più, ci sono condizioni che non me lo permettono, ma questo non mi abbatte, ho ancora tantissime cose da fare. Ho deciso di riprendermi la vita, sorridendo! Che cosa vorresti dire ai tuoi concittadini? Potrei dire tanto, ma evito. Ognuno ha scelto da che parte stare. Io sempre in direzione ostinata e contraria. Questa citazione mi è molto cara. Era la frase di un grande lottatore e pacifista che ancora sento presente nel mio quotidiano. Grazie Domenico, per avermi introdotto nel mondo dei “munnezzari”. Grazie a Rosaria, Ornella, Antonella, Pia, Rosalba, Bernarda, Elena, Celeste e tante altre, alle signore del registro tumori, Rosetta, Annarachele, Giuliana. Sempre e comunque vera forza del paese! Prima di inviarla in redazione quest’intervista l’ho riletta più volte, quante emozioni, una lacrima ha rigato anche il mio volto, soprattutto quando ha citato un ragazzo, un giovane ragazzo, Domenico, che troppo presto ha lasciato questa terra. Un amico di famiglia, un ragazzo dolcissimo con il quale ho avuto il piacere di scambiare diverse opinioni, spero soltanto che tocchi il cuore di qualcuno e che certe cose possano realmente finire. Grazie Annapina per questa emozionante intervista.