Saetta: "gli incendi del Vesuvio? Sono di responsabilità politica" In evidenza

Scritto da  Nando Zanga Pubblicato in Attualità Letto 4911 volte

Il periodo buio degli incendi che ha devastato tanti ettari del nostro Parco sembra passato, e oggi nella consuetudine delle nostre interviste-chiacchierate incontriamo Umberto Saetta, per approfondire meglio l’argomento. Saetta è una guida del Parco Vesuvio e guida ambientale AIGAE, vive a Ottaviano, una cittadina alle pendici del Monte Somma – Vesuvio. Da quelle parti, come d’altronde nella nostra amata Terzigno, si vive un legame particolare con la montagna, molti la temono per la sua natura vulcanica, tanti la ignorano cercando di esorcizzare la paura, altri come Umberto la amano per la sua maestosità imperante e per la continua possibilità di metterti alla prova, sfidando innanzitutto te stesso. Poi succede che scopri altri luoghi, altre montagne, diverse per natura e fattezze e inizi a provare lo stesso piacere puro, la scarica adrenalinica della conquista di una meta, le vedute magnifiche e singolari, gli incontri con animali selvatici, la tranquillità armoniosa del paesaggio, gli attimi fissati in tramonti straordinari e ti rendi conto che non puoi farne più a meno. Nasce così un’esigenza, quella di condividere a tutti questi luoghi spettacolari, cercando di trasmettere la stessa passione e la stessa energia percepita da questi luoghi unici. Allora Umberto, quando nasce la tua passione per la natura? “La mia passione per la natura non ha una data d’inizio, sono figlio di un’insegnante e reputo di aver ricevuto un’ottima educazione, se a questo aggiungiamo che mia madre aveva il pollice verde e una particolare dedizione per i luoghi incontaminati, il gioco è fatto. Quando d’estate al mare, la gente lasciava le buste della spazzatura sulla spiaggia, subito scattava dalla sedia a ricordargli che avevano dimenticato qualcosa, capitava anche che facessero finta di niente e così ci pensavamo io e mio fratello prima di risalire a dare una ripulita alla spiaggia. Data la mia indole, per molti anni ho fatto parte di una nota associazione ambientalista ma non ho mai avuto la tessera di un partito come i verdi!. Qual è il ruolo della guida nel Parco, quali sono le raccomandazioni che si fanno in premessa a un gruppo di turisti? “Il ruolo della guida, al di là della professionalità espressa, è molto importante per la vita sana di un Parco, le guide sono delle sentinelle sempre in allerta che conoscono il territorio molto bene, conoscono i cambiamenti in atto e lo stato di salute dei luoghi, sono quelli che passano più tempo a girarlo per i sentieri, sono i naturali deterrenti contro qualsiasi tipo d’illegalità. Eseguiamo il nostro lavoro, anteponendo la grande passione che ci lega al Vesuvio.Peccato che l’Ente Parco non abbia avuto in considerazione il nostro lavoro e le nostre professionalità, fortunatamente altri Enti hanno riconosciuto il nostro ruolo chiedendoci di coadiuvare gli aiuti durante gli interventi di spegnimento. Alcuni miei colleghi hanno collaborato su Torre ed Ercolano, personalmente ho operato su Ottaviano con interventi anche su San Giuseppe, Somma, guidando i soccorsi in direzione degli incendi e partecipando alle attività di spegnimento. Ritornando alla domanda, prima di partire per un’escursione c’è un protocollo che prevede durante la presentazione al gruppo delle attività da svolgere tutta una serie d’indicazioni da seguire durante il tragitto. Logicamente non sarà enunciato un decalogo delle osservanze, vanno semplicemente dispensati consigli per un buono e corretto utilizzo del sentiero. Il primo consiglio è di sentirsi come ospiti a casa di persone importanti e di comportarsi allo stesso modo. Nelle mie escursioni non si usano fiamme libere, a prescindere dal periodo e dal luogo quindi con me niente braci o falò, del resto sono anche vegetariano e durante le escursioni notturne non uso neanche la torcia. Solitamente ai fumatori chiedo di non abbandonare le cicche suggerendo un piccolo espediente, quello di inserire il mozzicone tra le stringhe delle scarpe, dopo aver accuratamente spento la brace nella terra. Per il secondo anno consecutivo gli incendi hanno devastato il nostro territorio. Tu che vivi la montagna hai notato novità dall’estate scorsa a questa in termini di prevenzione? “Sulla prevenzione fatta nell’ultimo anno, posso tranquillamente dichiarare che in primavera erano stati allargati e ripuliti gli stradelli spartifuoco sui sentieri 1 e 2 per opera dei manutentori forestali in forza alla Città Metropolitana di Napoli, che avrebbe dovuto arginare le fiamme, solo che la furia dell’incendio li ha facilmente bypassati, evidentemente la stessa operazione andava fatta anche più a valle, solo che non è mai stato previsto in quell’area, un intervento di gestione dei boschi a valle di quota 700slm eccezion fatta che per il sentiero 1. Posso anche tranquillamente dichiarare di aver fotografato i materiali di risulta dal diradamento del sottobosco, abbandonato da mesi sotto gli alberi sul sentiero della Profica Paliata da chi ha eseguito i lavori di pulizia per conto dell’ente parco, la SMA Campania. Esiste, ma esistevano boschi che andavano assolutamente governati, lasciarli nello stato di abbandono in cui hanno versato per anni, ha portato alle conseguenze che abbiamo visto. Le pinete erano sommerse da aghi di pino che un tempo erano recuperati insieme alle pigne, per essere venduti. I castagneti erano zeppi di polloni perché non più curati, le leccete ormai abbandonate hanno prodotto tanto materiale accumulatosi per anni, gli stradelli interpoderali che fungevano da spartifuoco ormai fagocitati dalla rigogliosa natura selvaggia alla conquista di qualsiasi spazio disponibile. La maggior parte degli stradelli che una volta spartifuoco, sono rimasti abbandonati come gli alvei di proprietà demaniale ormai chiusi dalla vegetazione per la mancata gestione a monte, pieni di rifiuti nei tratti a valle della SP259. Stesse dinamiche nei valloni della Profica Paliata a San Giuseppe Vesuviano dove anni d’incuria e abbandono nella parte a monte, hanno contribuito ad alimentare la furia dei roghi”. Prevenzione e attività AIB, mancata celerità negli interventi, poca capacità gestionale, mancanza di un DOS nelle prime giornate hanno portato alla distruzione del territorio, mettendo a serio rischio l’incolumità d’infrastrutture e dei cittadini, cosa ne pensi? “Partiamo con ordine, “Prevenzione e AIB” anche quest’anno non è stata fatta nessuna campagna mediatica d’informazione sull’antincendio boschivo, neanche per avvertire la popolazione che c’era stato il passaggio dal 1515 non più operativo sugli incendi, con il 115, inoltre che era disponibile il numero verde della Regione Campania per la segnalazione degli incendi boschivi. La prima fase della prevenzione ovvero la comunicazione con il cittadino è venuta meno, come le sentinelle o avvistatori che avrebbero dovuto tenere sotto controllo il territorio e in caso di necessità guidare i soccorsi sul posto non ha sortito il loro effetto. Le società deputate a tali attività per conto della Regione Campania avrebbero dovuto mantenere standard professionali più alti di quelli dimostrati. L’Antincendio Boschivo è una pratica che si basa sulla prevenzione per una buona gestione del territorio, insieme al suo continuo monitoraggio, gli incendi vanno spenti nella prima ora dal loro avvistamento, con i mezzi e gli uomini a terra. L’incendio appiccato a Ottaviano è stato segnalato venerdì 7 luglio, lunedì 10 aveva cominciato a devastare il territorio, quando i già tardivi interventi di terra non hanno potuto più nulla date le impervie zone raggiunte dalle fiamme. Sulla gestione delle varie fasi durante gli incendi, ho incontrato molti DOS (Direttore Operazioni Spegnimento), ad alcuni va fatto tanto di cappello per la professionalità con la quale ha operato, non si può dire lo stesso per gli altri, trovo inconcepibile che sullo stesso incendio ogni giorno ne arrivasse uno nuovo. Alcuni non hanno neanche organizzato le squadre di spegnimento a terra, coadiuvandosi solo con i mezzi aerei mai arrivati, altri invece hanno immediatamente stretto contatti per dirigere le forze a terra dopo i lanci dei mezzi aerei. Ci sarebbe voluta una squadra di DOS messa in rete a dirigere gli spegnimenti e impegnata fino alla fine dell’emergenza, senza avvicendamenti, non serve solo un passaggio di consegna al collega del turno successivo, bisognerebbe dormire nei paraggi e al sorgere del sole continuare con le operazioni. Tutto questo interfacciandosi con un ente parco che con le sue risorse badi a coadiuvare questo tipo di operazioni, così come accadde nel 1997 con l’allora Presidente Fraissinet quando un incendio per quattro giorni e tre notti rischiò di distruggere l’area protetta appena nata. Furono gli uomini a cambiare il destino del Vesuvio”. Secondo te, premettendo che la legge deve fare il suo percorso, in che percentuale e verso chi bisogna puntare il dito per le responsabilità? “Premetto che non mi piace puntare il dito e accusare, posso però dire la mia su cosa non abbia funzionato e spero che la magistratura faccia il suo corso per individuare tutte le responsabilità. Facendo un’attenta analisi, il responsabile di questa catastrofe è la scellerata politica del Presidente De Luca, il suo primo e nefasto errore sta nella scelta degli uomini, dal dimissionario consulente alla Protezione Civile regionale Di Nardo al presidente del parco Vesuvio Casillo e il consiglio che lo sostiene ancora saldamente legati ai loro scranni, ambedue hanno disatteso le attese lasciando bruciare i ¾ del Parco, le loro colpe si trovano nella pianificazione e nella prevenzione, nei ritardi dello spegnimento e nelle strategie adottate durante l’emergenza. Altro errore del Governatore è stato quello di non giungere a firmare in tempo un piano di AIB regionale, specie alla luce delle avvisaglie con gli incendi tra maggio e giugno, ma soprattutto dell’avvicendamento delle competenze tra gli ex CFS e i VVFF. I piromani incendiari sono solo dei malati patologici e vanno puniti per i loro efferati delitti, ma per anni con la sola prevenzione e interventi veloci, si è evitato quanto accaduto nel luglio 2017”. Dopo la riforma Madia, con il personale del Corpo Forestale dello Stato transitato nell’Arma dei Carabinieri e nel Corpo dei Vigili del Fuoco, chi ci ha rimesso di più è stato il Vesuvio che come un ammalato ha visto pian piano la sua lenta agonia. Dopo la riforma di chi sono le competenze in ambito di prevenzione e/o di bonifica? “La riforma Madia è la madre di tutte le colpe inerenti, gli incendi del 2017 in Italia, avendo esautorato l’unico corpo di polizia ambientale con responsabilità sugli incendi boschivi. Uomini assunti per domare le fiamme, governare boschi e proteggere il verde nazionale, oggi costretti a osservare le montagne che bruciano senza poter intervenire. Gli unici veri DOS che ho incontrato durante la mia esperienza ventennale in AIB erano gli uomini dell’ex Corpo Forestale dello Stato, grazie al loro lavoro nella gestione degli incendi boschivi, dal 1997 a oggi avevamo perso ben poco. La disorganizzazione di questi giorni è sotto gli occhi di tutti. Dopo la riforma molta delle competenze sono state divise tra la Protezione Civile, Regione Campania, i VVFF e l’arma dei Carabinieri, nello specifico non so a chi tocchi le bonifiche, l’incendio dell’anno scorso risulta ancora abbandonato a se stesso. La prevenzione invece credo che toccasse all’ente parco almeno nell’organizzazione e nella redazione dei piani, insomma le carte da mettere a posto”. Il Parco è una risorsa, può essere una vera e propria attrazione per i turisti e per i cittadini locali, perché non “ sfruttare” queste bellezze, ci sono altri interessi? “L’unico interesse riguardo al Vesuvio è il business turistico. Tant’è vero che le uniche preoccupazioni dell’ente sono state quelle di riaprire l’accesso ai turisti a quota mille a Ercolano e ora l’accesso da Boscoreale per la Busvia del Vesuvio. Il resto del Parco può anche “fottersi”. La criminalità organizzata da questo incendio ha perso tantissimo, sono quelli che hanno investito più di tutti in alberghi, ristoranti e società di trasporto ed è impensabile che oggigiorno appicchino il fuoco al Vesuvio o nelle aree turistiche. L’abbandono di rifiuti, oggi nell’area vesuviana, è relegato a piccoli delinquenti, criminali mossi da una profonda ignoranza che per quattro soldi quella “munnezza” la porterebbero anche al cimitero di fianco alla madre se trovassero il fosso fatto. Non ho mai creduto ai complotti e alle grandi manovre di abusivisti inquinatori e criminali organizzati. Dal primo giorno ho sempre sostenuto che per appiccare un incendio non servono inneschi con radiofrequenze e nemmeno gatti imbevuti di benzina. Basta solo un semplice accendino”. All’atto dell’insediamento del Presidente Casillo si parlò tanto di progettazione, di ripartenze, di nuove soluzioni per la messa in sicurezza dell’intera area, adesso si prospetta l’acquisto dei droni e pattuglie esercito, ma tutto questo può essere la soluzione al problema? “Confesso di essere stato un supporter del Presidente Casillo, che conoscevo già quando militava nel collettivo Voce Nueva e di aver apprezzato tantissimo la scelta di De Luca, mettendo un giovane ambientalista vesuviano alla guida del Vesuvio. Mi sono dovuto ricredere, evidentemente non conoscevo bene l’uomo ma solo la facciata istituzionale. Al Parco servono uomini di polso, qualcuno che davvero conosca le problematiche e le risorse dell’area protetta oltre ad avere una visione sul futuro del Parco. Una delle cose che apprezzai tantissimo fu l’iniziativa, un “Vulcano d’idee” mi pare che così si chiamasse, dove il presidente chiese alla società civile progetti e idee da cantierare, nonostante la massiccia affluenza e la corposità d’idee e suggerimenti, le proposte sono ancora lettera morta. Stiamo ancora aspettando, ma le uniche parole finora pronunciate dal presidente sono i soliti mantra, concernenti la scarsità del personale e l’impossibilità di spendere soldi. Riguardo all’acquisto di droni e il pattugliamento dell’esercito andavano bene fino al 5 luglio, quando è partito il primo incendio da Ercolano. Oggi servono a ben poco, quello che serve sono una reale capacità d’intervento nella prima ora della segnalazione dell’incendio. Il resto sono chiacchiere e soldi sprecati. La vera soluzione sta nelle buone pratiche di governo dell’area protetta già dall’ordinaria manutenzione, nel frequentare i boschi e nel sensibilizzare la popolazione. Le segnalazioni da parte della popolazione sono state migliaia, la celerità degli interventi ha lasciato molto a desiderare”. Il Presidente Casillo ancora sotto gli occhi dei riflettori dopo gli incendi della scorsa estate, solo casualità o c’è dell’altro? ( Mancanza di piani alternativi, poca capacità gestionale …) “I poteri occulti tramano contro il Casillo? Scherziamo? Smettiamola con le manie di persecuzione e di cercare complotti inesistenti, ormai gli pseudo giornalisti romanzieri alla Saviano sempre pronti a trovare trame ordite dalle sporche mani di criminali inquinatori e abusivisti hanno stancato, vanno bene giusto per gli afecionados di soap opere gommorroidali. Questa è la vita reale, dove con un innocente accendino e tanta incapacità gestionale, si perdono anche 4000 ettari di parco nazionale su 8500. Dopo gli incendi dell’anno scorso, l’unica preoccupazione dell’ente è stata quella di scaricare tutte le competenze ai comuni, esautorandosi da eventuali responsabilità. Peccato che la regione non approvando i piani per l’AIB 2017 ha lasciato la situazione immutata”. Adesso da cosa bisogna ripartire? “Il vulcano ci insegna, ripartiamo dalle ceneri per ricostruire il Parco Nazionale più bello del mondo. Il Sommo Vulcano ha già attivato tutte le dinamiche di cui è dotato per rinascere, nella sua breve storia di circa 27000 anni ha subito centinaia di reset, anche peggiori di questo come l’ultimo derivante dalla devastante eruzione del 1906. Noi che il Vesuvio lo teniamo nell’anima, ripartiamo dalla Fenice che ogni notte si è levata dell’incendio pronto ad affrontare di nuovo la vita. Ripartiamo dalla nostra storia dalla cultura vesuviana forgiata nel fuoco in oltre 4000 anni di storia. Ripartiamo dalla ginestra, simbolo della resilienza vesuviana. Qui su l'arida schiena Del formidabil monte Sterminator Vesevo, La qual null'altro allegra arbor nè fiore, Tuoi cespi solitari intorno spargi, Odorata ginestra, Contenta dei deserti. Spero che con l’arresto del 24enne non si trovi il capo espiatorio e si cerca di zittire tutti, tu come hai vissuto quei momenti e che cosa hai pensato? “Non scherziamo, il piromane arrestato è solo la punta dell’iceberg, l’assessorato alla Protezione Civile regionale è un altro tassello importante nel puzzle delle responsabilità che si altalenano tra quelle soggettive e oggettive, ma le colpe non sono esclusivamente le loro. Il mio augurio è che la magistratura faccia luce ad ampio raggio rispetto alle responsabilità dei tardivi e talvolta mancati interventi sugli incendi, ma soprattutto sui piani e la pessima gestione specie dopo gli incendi dell’anno precedente. L’arresto del piromane ha solo confutato la mia teoria iniziale, in altre parole che alla base c’era solo un malato mentale e nessuna trama complottista contro di chicchessia. Non ci sono scuse chi ha sbagliato deve pagare. Stiamo organizzando una raccolta d’immagini video e testi di persone che hanno partecipato allo spegnimento, il materiale lo useremo per denunciare e perseguire penalmente tutti gli attori di questo pessimo horror”. L’anno scorso, il 31 luglio 2016 dopo l’incendio di Terzigno hai scritto un post sul tuo profilo di un social network, lo vuoi ricordare ai nostri lettori: “La ginestra aveva iniziato a tingere di giallo il cratere Vesuvio. Il grigiore della terra vulcanica dopo oltre settanta anni avevano iniziato a tingersi di colori vivi. È bastato poco, una miccia innescata da troppo tempo tra l’incuria del sottobosco in tutto il parco, interessi e ombre scure, il vento ha solo alimentato quello che qualche disadattato ha dolosamente iniziato. Un processo reversibile, al quale l'ecosistema Vesuvio nei prossimi anni farà fronte da solo come del resto ha sempre fatto subito dopo le sue innumerevoli eruzioni. Lo scenario che oggi si presenta, è presumibilmente lo stesso che si manifesterebbe all'indomani di una delle distruttive eruzioni alle quali il Somma Vesuvio ha abituato questa terra con la sola differenza che a distruggere le centinaia di ettari di superficie sboscata questa volta c'è stata la mano dell'uomo. Non solo nell'appiccare le fiamme, l’uomo in questo incendio ha la colpa di aver ignorato la pericolosità di non essere intervenuto in tempo, di aver trattato questa emergenza con leggerezza e profonda inconsapevolezza rispetto a quanto stesse realmente accadendo. Oggi ci sono controlli H24 telecamere nascoste e un più serrato controllo da parte delle forze dell'ordine, ma quanto durerà? Scommetto che il prossimo anno i politici avranno già dimenticato quanto accaduto e se ne ricorderanno solo quando il cielo tornerà a tingersi di rosso e la gola stretta dal fumo che toglie il respiro. Bisogna organizzare le guerre in tempo di pace se si vuole vincere e con l’attuale armata Brancaleone non si va da nessuna parte. Consiglio ai sindaci di dividere per i loro paesi delle associazioni di Protezione Civile per intervenire nei propri territori senza aspettare l’aiuto di chi non conosce e non ama il proprio territorio. Il Vesuvio da 27000 anni riparte da se stesso. Sarebbe ora di ripartire, ma iniziando da noi stessi, dalla nostra terra. Non possiamo permetterci più il lusso di perdere centinaia di ettari della nostra montagna, questa è l’unica risorsa alla quale possiamo approcciare per il futuro della nostra comunità”.